Ticino

Spontaneità, premura e concretezza: sono i pilastri della nuova lettera pastorale del vescovo di Lugano

Spontaneità, premura, concretezza. Sono questi per don Carmelo Andreatta – arciprete nella parrocchia di Locarno – gli elementi che fanno da «pareti portanti» della nuova lettera pastorale di mons. Lazzeri, vescovo di Lugano. «La prima cosa che mi ha sorpreso, nelle parole del vescovo, è la sua capacità di entrare nel merito dell’emergenza che stiamo vivendo con un anelito e una spontaneità che ti fanno davvero bene.

Ho sentito il cuore di un pastore che continua ad ardere e desidera continuare a parlare al cuore dei suoi fedeli».

A Locarno, come ci racconta don Carmelo, la lettera arriva come un regalo per il quale in un certo senso ci si stava «preparando» da tempo: «In parrocchia, abbiamo continuato, anche durante il lockwdown, a «incontrarci» virtualmente, per la lettura del Vangelo del lunedì sera. Ultimamente, però, ho notato un’intensità diversa negli incontri: i partecipanti si chiedevano cosa potessero fare di concreto per far fronte alle difficoltà del momento. L’idea del vescovo, di dar vita a dei «laboratori di speranza» per mantenere viva la comunione, ci ha fatto capire che l’unica cosa da fare era continuare con quello che già facevamo: essere famiglia radunata dalla Parola, riscoprendo le strade di sempre per incarnarla. Ogni momento della quotidianità infatti è banco di prova, occasione propizia».

In questo senso, don Carmelo interpreta il consiglio del vescovo di non moltiplicare le iniziative: «La Lettera apre dei cammini, indica possibilità, nel segno di quello che è sempre stato il desiderio del vescovo: vivere appieno il nostro battesimo.

Il suo è un appello accorato: partiamo da quelle realtà che, pur piccole e apparentemente insignificanti possano sembrare, sono invece possibili e praticabili.

A nessuno è chiesto di fare l’impossibile. Soprattutto, il vescovo spinge per una fede non solo celebrata, ma vissuta». Come parrocchia cittadina – spiega don Carmelo – le possibilità in questo senso sono diverse: «Non vogliamo inventare cose nuove ma dare slancio a quanto c’è sempre stato: la collaborazione con le varie realtà presenti sul nostro territorio. Penso, ad esempio, all’aspetto caritativo: in parrocchia, l’associazione delle volontarie Vincenziane sopperisce efficacemente alle necessità che insorgono a causa delle nuove povertà.

La parola chiave è collaborare, con l’invito, però, come dice il titolo della lettera, di «ripartire dal cuore».

La vita ha sempre avuto un suo punto di partenza nel cuore di ciascuno, sede del le nostre capacità più alte e luogo dove abita lo Spirito e nasce, anzi sgorga, la speranza. Lo Spirito non solo abita in noi, ma lavora!». Don Carmelo proporrà una lettura della lettera a partire dagli incontri del lunedì: «Penso saranno gli stessi partecipanti a contribuire alla divulgazione del documento. I «piccoli inizi» sono quelli che il Signore ama di più: a Lui spetta poi moltiplicare il bene».

Infine, come arciprete di una parrocchia che ha appena gioito per l’arrivo di don Nathan Fedier da poco ordinato sacerdote, e come vicario foraneo del Locarnese, don Carmelo ha anche un richiamo per se stesso e per i propri confratelli, quello di «sentirci famiglia, di coltivare la nostra amicizia, di vivere la comunione fraterna. Non sono i progetti pastorali a farci essere comunità ma quella comunione che nessun lockdown potrà mai interrompere, perché è realtà dello Spirito e dono divino che travalica il tempo e lo spazio. I progetti pastorali sono solo la conseguenza di questa comunione».

Laura Quadri

Leggi anche, sulla Lettera, i commenti di: don Sergio Carettoni; le riflessioni di una catechista; il commento di don Marco Dania; il commento di mons. Nicola Zanini.

21 Settembre 2020 | 16:48
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