Ticino

Ticino: il parroco di Melano racconta i suoi anni vicino a San Giovanni Paolo II

È un bel regalo quello che il parroco di Bissone, Melano e Maroggia, don Pietro Zygmunt, si appresta a fare ai suoi parrocchiani – e non solo – nel contesto delle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di San Giovanni Paolo II: in previsione del 19 giugno, a 100 anni esatti dal battesimo del Santo, dà a ciascuno la possibilità di pregarlo con una novena approvata dalla Diocesi e letta e incoraggiata dal cardinale Stanislao Dziwisz, già segretario particolare di San Giovanni Paolo II.

L’agile libricino, che reca alcune parole introduttive del cardinale, sarà presto disponibile sul sito del Centro di Liturgia pastorale della Diocesi di Lugano (www.liturgiapastorale.ch), mentre, se le condizioni lo permetteranno, l’inizio della novena sarà celebrato pubblicamente l’11 giugno alle ore 20 nella chiesa parrocchiale di Melano. L’iniziativa si inserisce nell’insieme delle manifestazioni volute da don Pietro per ricordare l’anniversario di San Giovanni Paolo II, purtroppo fermate dall’emergenza sanitaria in corso. «Questo non ci impedisce di fare memoria», sottolinea don Pietro, il cui percorso sacerdotale lo ha portato proprio a Roma, per condividere con il Papa polacco un pezzo notevole di strada.

Nato a Lódz, in Polonia, nel 1970 e ordinato sacerdote nel 1997, don Pietro dal 1998 al 2001 è stato infatti cerimoniere presso l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie in Vaticano. «Se penso a Wojtyla i ricordi che emergono sono davvero molti. I cerimonieri come me, allora, erano una quindicina: assieme al maestro delle cerimonie mons. Piero Marini, ci occupavamo di tutti gli aspetti pratici legati alle celebrazioni presiedute dal Santo Padre ». Il 2000, l’Anno Santo del Giubileo e della Giornata mondiale della Gioventù a Roma, per l’allora giovane sacerdote ha significato molto: «Ho potuto conoscere da vicino una persona la cui santità era percepibile già in vita. Con San Giovanni Paolo II avevi sempre la sensazione che egli fosse presente ancora prima di essergli fisicamente accanto: mentre preparavamo la celebrazione, ad esempio, sentivi che lui, spiritualmente, era già vicino. Aveva una grande empatia e una profonda comprensione di chi gli stava di fronte. Lo descriverei con le parole di San Paolo: sapeva farsi giovane con i giovani e debole con il debole; piangere con chi piange e ridere con chi è gioioso». Il pensiero corre anche alla malattia del Papa, che nel 2000 cominciava a manifestarsi pesantemente: «Chi gli stava vicino sapeva che, a seguito di un’operazione all’anca andata male, ogni passo gli pesava. Tuttavia, sopportava la sua sofferenza con discrezione ». «San Giovanni Paolo II è un Santo d’oggi; le sue parole sono estremamente moderne e utili per la nostra società», continua don Pietro. «Trovo ad esempio che abbia saputo contestualizzare molto bene, nei suoi tantissimi documenti, il concetto di libertà, oggigiorno tanto abusato: libertà è saper fare anche il proprio dovere. Ugualmente gli sono grato per avermi fatto capire che è ricco solo chi è capace di donare». «Ma la cosa più straordinaria – conclude il sacerdote polacco – è che, da Papa, e prima da cardinale e da sacerdote, non ha trasmesso questi insegnamenti solo a voce, ma anzitutto li ha vissuti. Se penso a un testimone del Vangelo del nostro tempo, a un Vangelo vivente, penso a lui».

18 Maggio 2020 | 11:36
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