Internazionale

Sale agli altari «la Chiesa in uscita» di suor Maria Laura

Sale agli altari suor Maria Laura Mainetti, all’anagrafe Teresina Elsa Mainetti di Colico, religiosa e educatrice italiana uccisa all’età di 61 anni, il 6 giugno del 2000 a Chiavenna, in uno dei fatti di cronaca nera più inverosimili: tre ragazze, all’epoca minorenni, trassero in inganno la religiosa tendendole un’imboscata e l’assassinarono a coltellate. Le giovani ritenevano così di compiere un rito satanico. Lei, come si evinse dalle testimonianze delle ragazze, prima di cadere sotto la violenza dei colpi, le perdonò. Prima di questo epilogo, la vita di suor Maria Laura fu quella di una religiosa che non faceva nulla di straordinario, se non occuparsi di giovani e famiglie. Così si legge nel suo diario: «I giovani sono poveri… Sì, perché spesso sono disorientati, sradicati, plagiati, soffocano un grido di vita inespresso… Sento l’urgenza di accompagnarli e di chiedere aiuto a Gesù, perché non hanno punti di riferimento». Come lei, prima e dopo, tanti sono i testimoni di quella che potremmo chiamare una Chiesa feriale «in uscita», come direbbe papa Francesco. Le cronache, ogni tanto, ci fanno scoprire, anche a seguito di fatti tragici, i loro nomi, come è il caso di don Roberto Malgesini, il prete ucciso a Como il 15 settembre 2020 da un senzatetto squilibrato che assisteva. Ma questa Chiesa feriale «in uscita» è soprattutto contraddistinta da tanti sconosciuti protagonisti. A Chiasso, Katia Colombo con il marito Umberto si occupa da vent’anni dell’oratorio, non un luogo soltanto, ma storie di giovani, famiglie e anche persone in difficoltà. Quando le frontiere erano aperte, prima del Covid-19, bussavano anche i migranti. Umberto e Katia sono persone che lavorano nel quotidiano, operatori di una Chiesa feriale «in uscita». «I giovani con cui ho a che fare – racconta Katia – vorrebbero avere subito la risposta alle richieste che esprimono. Le loro domande spesso celano altri bisogni. Ma l’esperienza che ho acquisito nel lavoro precedente in ambito sociosanitario e negli anni in oratorio, mi dice che in questi casi la pratica migliore è quella di fissare un appuntamento, per prendere tempo a livello emozionale. È importante, infatti, distinguere l’emergenza rispetto all’urgenza. Se l’urgenza è vera, la persona si presenta all’appuntamento e riformula la domanda che spesso, alla fine, cela un’altra necessità: quella dell’attenzione e dell’ascolto. Devo dire – prosegue Katia parlando dei suoi incontri con persone fragili – che fino ad ora non mi è mai accaduto di avere contrasti con giovani ma piuttosto con adulti che bussano per una richiesta di cibo, ma in realtà cercano denaro. E talvolta si presentano con tono arrogante. A questo punto – precisa Katia – l’accoglienza è quella dell’ascolto per oggettivare il bisogno: non avere fretta, dare delle regole, avere un atteggiamento chiaro e soprattutto lavorare in rete con altri». Insomma, la beatificazione di suor Maria Laura, che porta in sé la testimonianza di tutta una vita contraddistinta da una fede a Cristo e al prossimo arrivata fino alla straordinarietà di un martirio non cercato ma accaduto, è come se ci costringesse a guardare e anche ringraziare questa presenza feriale, quotidiana, fruttuosa e laboriosa, non esente da rischi, di uomini e donne, laici, preti e religiosi, che si spendono in un quotidiano «sì» in oratori e parrocchie, a favore di giovani, famiglie e persone fragili, lontano da qualsiasi riflettore. Esistono, anche in Ticino, sono la Chiesa feriale «in uscita» che il 6 giugno 2021, in suor Maria Laura, sale ufficialmente agli altari.

6 Giugno 2021 | 06:49
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