Ticino

Mons. Lazzeri: «Don Sandro, lieto servitore del Vangelo di un Dio che ama tutti»

Nell’inevitabile difficoltà di mettere in ordine le emozioni, nel momento del distacco terreno da una persona a cui si è legati da una vita, ho cercato nella Scrittura un riferimento attorno a cui raccogliere il mio ricordo di Sandro, come insisteva a farsi chiamare da amici e conoscenti. Mi è subito venuta in mente l’espressione usata dall’evangelista Marco per descrivere l’inizio del ministero di Gesù: «andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio» (Mc 1,14). Non solo il lieto messaggio di Dio al mondo, ma la bella notizia che Dio è per ogni essere umano, per ogni creatura. Non solo Qualcuno da conoscere, da temere e rispettare, ma un Padre tenerissimo da cui lasciarsi amare e da amare «visceralmente», secondo l’espressione evangelica prediletta da don Sandro. Questo mi sembra essere stato l’asse portante della sua vita e della sua missione: spendersi senza riserve, con tutti i propri talenti d’intelligenza, di parole e di umanità, per far risplendere agli occhi di tutti, dai più preparati culturalmente ai più semplici, l’inesauribile ricchezza della rivelazione di Dio in Gesù Cristo, morto e risorto. Amavamo ricordarci reciprocamente il luogo e l’occasione del nostro primo incontro su questa terra: si scendeva insieme dal Campidoglio nel corso di un pellegrinaggio diocesano a Roma. Lui era già da diversi anni rettore della Comunità Teologica Ticinese e professore di Teologia a Friburgo, mentre io stavo per cominciare il liceo a Bellinzona con il desiderio in cuore, già abbastanza definito, di entrare in seminario. Da lì è cominciata una lunga consuetudine di conversazioni intense, di scambi epistolari abbondanti, di telefonate e di confronti su temi di ogni tipo. Ciò che mi ha sempre colpito in lui era il suo inarrestabile slancio nel proporre le sue più profonde convinzioni: la possibilità offerta a noi in Cristo di attingere in ogni momento agli splendori dell’Amore trinitario; l’incrollabile speranza nella vita eterna; l’instancabile volontà di trasmettere la sua esperienza di un Dio che si manifesta vulnerabile di fronte alla libertà delle Sue creature per comunicare loro la Sua inesauribile misericordia; il suo orrore per la violenza e la sua volontà ferrea di denunciare apertamente ogni forma d’ingiustizia. Niente poteva fermarlo quando si trattava di predicare ciò che aveva colto della Parola di Dio. Soprattutto non ha mai potuto intimidirlo la prospettiva di poter risultare ingenuo o esagerato ai suoi ascoltatori. Quanto poteva essere suadente e affascinante nel modo di esporre il suo pensiero e di renderlo comprensibile davvero a tutti, tanto poteva far sussultare sulla sedia i suoi ascoltatori, non solo con i suoi improvvisi e proverbiali balzi di voce, ma soprattutto per la chiarezza disarmante con cui metteva a contatto con gli aspetti più radicali dell’esigenza evangelica: perdonare, condividere, lottare con ogni mezzo per eliminare dalla terra la fame, la guerra, la divisione tra cristiani, l’oppressione e la prevaricazione nei confronti dei più deboli e poveri. Confesso che qualche volta, pur condividendo sostanzialmente ciò che diceva, mi sono trovato in imbarazzo per le sue formulazioni ardite e i suoi affondi senza sfumature. Non si poteva però non volergli bene ed essergli grati per il suo sincero richiamo alla vita risorta, che noi cristiani non dobbiamo mai stancarci di proporre al mondo. Grazie di cuore, carissimo Sandro! La tua nuova e silenziosa presenza, che stiamo imparando a riconoscere nel nostro cuore, ferito dalla tua partenza, non mancherà mai di ricordarci che in fondo, come cristiani, non abbiamo mai avuto scelta se non tra una parola folle e una parola vana.

Valerio Lazzeri, Vescovo di Lugano

Don Sandro Vitalini con i figli di Marialuisa e Giovanni Pedrazzini.
9 Maggio 2020 | 13:00
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