Svizzera

Mons. Bonnemain: «Un costruttore di ponti per riconciliare la comunità»

C’è fermento ai vertici della Chiesa svizzera. L’otto febbraio scorso, mons. Denis Theurillat, vescovo ausiliare di Basilea, sorprende la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) con le sue dimissioni anticipate. Da lunedì scorso, dopo 7’665 giorni dalle dimissioni per raggiunti limiti di età da parte di mons. Vitus Huonder, la diocesi di Coira, la più grande (e tribolata) della Svizzera ha un nuovo vescovo nella persona di mons. Joseph Bonnemain. Mentre sono divenute effettive le dimissioni inoltrate nel 2019 da parte del vicario della diocesi, mons. Marian Eleganti. Dal canto suo, mons. Peter Bücher, chiamato a ricoprire la carica di amministratore apostolico nell’attesa della nomina del nuovo vescovo, continuerà a guidare la diocesi fino al giorno dell’ordinazione episcopale di Bonnemain, che al momento ancora non è stato comunicato.

Nella terna che i 22 canonici della Cattedrale di Coira avevano preso in esame già lo scorso 23 novembre, in virtù di un diritto plurisecolare che affonda le sue radici in una prassi elettiva unica nel suo genere in Svizzera, il nome di mons. Bonnemain già figurava accanto a quelli di padre Mauro Lepori, superiore generale dei cistercensi e a quello di Vigeli Monn, l’abate del monastero benedettino di Disentis. Ma allora, il capitolo non riuscì ad accordarsi su uno dei tre nomi, rimettendo la scelta nelle mani del Papa. Ora la decisione è arrivata. Sarà il 72enne mons. Joseph Maria Bonnemain, di padre jurassiano e madre spagnola. È lui ad essere stato ritenuto il più idoneo per pacificare una diocesi lacerata da profondi conflitti interni e che negli ultimi sessant’anni ha visto succedersi personalità così diverse come quelle di mons. Wolfgang Haas (1990-1997), mons. Amedée Grab (1998-2007), mons. Vitus Huonder (2007-2019) e da ultimo mons. Pierre Bürcher, l’amministratore apostolico chiamato a ricoprire la carica ad interim, negli ultimi due anni.

Mons. Bonnemain, attualmente divideva il suo tempo tra le aule del tribunale ecclesiale della diocesi di Coira in qualità di giudice; e le corsie cariche di sofferenza dell’ospedale di Limmattal, da assistente spirituale. Lui che prima di studiare teologia, si è laureato in medicina. «Dopo anni di attesa» ha commentato il presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, mons. Felix Gmür «questa nomina rappresenta un importante segnale di pace e di speranza per la diocesi di Coira, ma anche per tutta la Chiesa svizzera. Mons. Bonnemain è un costruttore di ponti, un uomo della trasparenza, capace di invitare al dialogo e di favorirlo». Franziska Driessen, presidentessa del consiglio sinodale di Zurigo, voce tra le più polemiche nei confronti di mons. Vitus Huonder, è convinta che mons. Bonnemain riuscirà, in diocesi, a trovare una strada che porti tutti a riavvicinarsi, mentre a livello nazionale lo ritiene in grado di esprimersi da protagonista anche all’interno della Conferenza dei vescovi svizzeri. «Un uomo capace di riconciliare le parti e dialogare con le periferie» lo ritiene anche il giornalista SRF e teologo Norbert Bischofsberger.

Ma come la notizia del nuovo vescovo di Coira è stata accolta nel Grigione italiano? Lo abbiamo chiesto a don Marco Flecchia, un prete che conosce molto bene questa realtà, avendo ricoperto a lungo l’incarico di parroco in diversi comuni della Calanca e della Mesolcina. «Ho sentito che per via della sua età, molti lo considerano un vescovo «di transizione», ma – sorride – si è mai visto un vescovo «eterno»? Siamo tutti di passaggio…». Inoltre, don Marco ritiene che le doti linguistiche del futuro vescovo – mons. Bonnemain parla correntemente anche l’italiano – gli saranno molto utili per abbracciare anche la parte italofona di questa grande diocesi.

A questo link la biografia di mons. Bonnemain

Corinne Zaugg

Mons. Bonnemain © Diocèse de Coire
22 Febbraio 2021 | 07:02
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