Chiesa

Martiri d’Algeria, il postulatore: «Beati del dialogo e della semplicità»

«A distanza di oltre 20 anni, tantissima gente, in gran parte di fede islamica, continua a recarsi in pellegrinaggio sulle tombe dei cristiani assassinati in Algeria. C’è una forma quasi di devozione, di riconoscenza verso questi martiri in mezzo a un popolo martirizzato, algerini con gli algerini». Sono subito intense le parole che il trappista padre Thomas Georgeon, postulatore della causa di beatificazione dei 19 religiosi uccisi tra il 1994 e il 1996 nel corso della violentissima guerra civile algerina che fece oltre 200mila morti, pronuncia per descrivere il significato di una presenza amichevole che neanche la tragica fine ha interrotto. Sabato 8 dicembre, i 19 martiri, tutti appartenuti a famiglie religiose, saranno proclamati beati presso il santuario di Notre-Dame di Santa Cruz a Orano, in Algeria.

«Io credo sia molto indicativo che papa Francesco abbia voluto citare la vicenda dei monaci di Tibhirine nella esortazione apostolica «Gaudete et exultate» sulla santità.

Ha sottolineato che si è trattato di un cammino comunitario in cui per discernere, ci si metteva insieme all’ascolto dello spirito al fine di comprendere bene cosa il Signore desiderasse. Tutti e 19 i religiosi hanno vissuto questa esperienza in un contesto molto particolare, quello della guerra, ma penso che sia vero per ciascuno di noi nelle nostre scelte. Vivevano semplicemente in mezzo alla gente a testimoniare che una certa forma di debolezza, di povertà, si può trasformare in un segno per il mondo».

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I martiri algerini.
5 Dicembre 2018 | 17:41
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