Ticino

Diario dal Venezuela, tra la miseria della gente e le ingiustizie del governo

Don Angelo Treccani, missionario ticinese da decenni nel Paese sud americano, ci racconta le ingiustizie del governo venezuelano che ha nazionalizzato imprese e attività locali e ora ha imposto la quarantena per poter avere maggior controllo sui cittadini.

Il coronavirus non è arrivato in modo virulento, l’invito a restare a casa è però valido anche per tutti i venezuelani. «Il motivo non è certo quello di evitare la diffusione del contagio», come ci spiega Padre Angelo Treccani, che da decenni, nel Paese sudamericano ha avviato una fattoria con una fiorente attività agricola. «Il governo, ormai allo sfascio più totale, ha individuato nell’isolamento un altro punto di forza per poter aver controllo sui cittadini che in questo modo non possono creare né assembramenti né manifestazioni». E se l’epidemia non è arrivata non è certo merito del governo con le misure attuate: «da più di dieci anni il Venezuela è isolato, non c’è sicurezza e il drammatico quadro socioeconomico non attira certamente turisti e visitatori». A questo punto rimane da sperare che la pandemia non arrivi realmente, perché se arrivasse (si parla al momento di circa 300 casi e una decina di morti) sarebbe una tragedia. «Ormai non funziona più nulla: gli ospedali e gli ambulatori sono da tempo in situazioni disperate, non hanno materiale e quello che hanno viene venduto da medici e infermieri ».

Un quadro drammatico quello che ci viene presentato dal missionario, che quotidianamente cerca di venire in aiuto a persone e famiglie che soffrono la fame (si tratta ormai del 90% della popolazione). Quella del Venezuela è una situazione sempre più disperata «Attualmente – ci racconta quasi rassegnato don Treccani – la condizione economica, politica e sociale del Paese è indescrivibile. È una anarchia totale: da diversi anni l’economia è in mano ai militari che sfruttano il potere sul cibo e sui beni di prima necessità per fare soldi. Ora è il caso della benzina che nel Paese manca da quindici giorni e la poca che c’è viene venduta dai militari a 3-4 dollari al litro. In questo momento l’economia è ferma non a causa del coronavirus ma per la mancanza di carburante» che ha bloccato anche i trattori dei contadini proprio nel periodo della semina. «Il costo della vita è aumentato e i prezzi sono stati trasposti in dollari. Non c’è governo e le leggi non vengono più rispettate. Industrie, fabbriche e fattorie sono state nazionalizzate e la corruzione è smisurata».

Fino a qualche anno fa il Paese era un grande esportatore di mais e caffè. A seguito dei governi di Chavez e Maduro «ora è costretto ad importare quasi tutto». Ogni attività è stata distrutta: «anche seminare è diventato molto complicato e poco produttivo perché le spese delle sementi (ovviamente in mano al governo) sono troppo alte». Negli ultimi anni, ben cinque milioni di venezuelani sono scappati. Tanti ora stanno tornando dalla Colombia e dal Perù per paura del coronavirus. «Molta gente non si rende conto della miseria in cui vive, è tranquilla e serena e non si accorge di come è stata manipolata». Don Angelo è convinto che parte della responsabilità per la situazione attuale «è anche della gente che per troppi anni è stata abituata ad avere tutto. Il governo che aveva molta disponibilità economica grazie alle entrate ricavate dalla vendita del petrolio, regalava tutto in cambio dei voti. Ora le persone non sono organizzate ad affrontare una crisi e non fanno nulla per cercare di uscirne».

In questo contesto di grande miseria, la fattoria gestita da don Treccani sembra essere un’isola di benessere, dove sono prodotti 500 kg di farina a settimana, oltre allo zucchero grezzo, il miglio, meloni, angurie e banane. Dai paesi circostanti la gente viene a cercare la «farina del padre», come viene definita quella da lui prodotta. Nella sua azienda, don Angelo dà lavoro ad alcuni operai venezuelani molto bravi. «È una zona agricola, in cui cresce tutto, la terra è fertile, il clima è favorevole e di acqua ce n’è in abbondanza. Manca però la politica agricola e la formazione dei contadini. Non c’è motivo perché un Paese florido come questo non abbia da mangiare, eppure si è ritrovato in miseria. La gente non era preparata ». Anche la Chiesa negli anni ha più volte denunciato questa situazione di corruzione, in risposta «il Governo l’ha isolata, ma non l’ha mai perseguitata perché il consenso della gente è ancora molto forte». «Nella diocesi in cui vivo io – continua don Angelo – tutte le parrocchie hanno organizzato aiuti per i più poveri, ma ora è anche difficile capire come distribuirli. In questo momento neanche il governo ha i mezzi per aiutare tutti».

Chi volesse contribuire ai progetti di don Angelo può fare un versamento sul conto dell’Associazione El Socorro, banca Raiffeisen Malcantonese (IBAN CH79 8030 7000 0008 30287).

Silvia Guggiari

4 Maggio 2020 | 14:05
Condividere questo articolo!