Ticino

Don Bruno Zoppi: con Eugenio Corecco condivise l’amicizia e la passione per l’Uomo

La presenza di mons. Paul Bürcher, fino allo scorso mese di marzo amministratore apostolico della diocesi di Coira, ha reso ancora più solenne la messa in ricordo di don Bruno Zoppi, celebrata domenica 27 giugno a Melide, in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 29 giugno 2001, a Bellinzona.

Per l’occasione è stata allestita, in fondo alla chiesa parrocchiale, una piccola raccolta di testimonianze scritte, da parte di chi lo conobbe e gli fu amico. Scritti che verranno pubblicati sul bollettino parrocchiale nel prossimo mese di dicembre e che verrà distribuito a tutti i fuochi.
Nato a San Vittore (GR) nel 1931, don Bruno Zoppi, prima di diventare parroco di Melide (dal 1965 al 1987) e poi anche di Bissone (dal 1981 al 1984), dopo la sua ordinazione (1955) fu mandato a Breno e a Miglieglia. Nel 1956, mentre proseguiva i suoi studi all’Università di Friburgo, fu invece, vicario cooperatore a Stabio. E come testimonia Abbondio Adobati, vicepresidente del consiglio parrocchiale di Melide: «Don Bruno è rimasto nel cuore di tutti per una sua attitudine profondamente umana nello stabilire contatti con le persone, indipendentemente dal loro rapporto con la fede e la vita pratica religiosa».

In molti, infatti, se lo ricordano: presenza immancabile alle feste di paese, alla risottata di Carnevale, alle partite di calcio in piazza, ma anche come accompagnatore dei ragazzi durante le trasferte. Anche l’attività della sezione scout di Melide, lo vide entusiasta sostenitore. Se questo era il lato del suo carattere più conviviale e ludico, il modo in cui don Bruno gestiva e viveva la sua quotidianità di parroco in mezzo alla gente, ve n’era anche un altro: quello di un sacerdote combattivo, esigente, che difendeva le sue battaglie in favore di una chiesa a fianco delle persone e impegnata nel sociale. Ricorda Fabio Masdonati, come don Bruno – venuto a sapere che i proprietari intendevano trasferire oltralpe l’attività della «fabbrichetta» – presso la quale lavorava almeno un membro di ogni famiglia di Melide – stampò nottetempo dei volantini con il suo ciclostile e alle 6 di mattina, in coincidenza con l’inizio del primo turno di lavoro, li distribuì agli operai, perché fossero informati. La domenica mattina, la questione divenne poi argomento di una sua vibrante omelia. Don Carlo Storti, mette in luce un altro lato ancora di don Bruno: quello che lo vide coetaneo, compagno di studi ed amico di una vita, di mons. Eugenio Corecco. È a Friburgo, infatti, nell’appartamento che don Eugenio condivideva con alcuni studenti ticinesi, che don Carlo incontrò per la prima volta don Bruno. E spesso don Eugenio, rientrando in Ticino, trovava accoglienza a Melide, dall’amico parroco: «Così diversi sotto tanti aspetti, condividevano, ognuno seguendo il suo carisma – per don Bruno, Chiara Lubich e per don Eugenio, don Luigi Giussani– la stessa passione per la Chiesa e in particolare per la nostra realtà diocesana», ricorda don Carlo Storti. Purtroppo, per entrambi fu la malattia a fermare prematuramente i loro progetti. In una lettera del 1997, don Bruno scrisse ai suoi ex-parrocchiani: «Nel 1987 tornai a Bellinzona, da dove provenivo, nella chiesa Madonna delle Grazie, dove facevo il chierichetto da piccolo, vicario del parroco, don Carlo. Nella cappella della «casa» domenica 4 giugno celebrai la messa del quarantesimo avendovi presente tutti. Nella casa per anziani ho tempo «per trastullarmi» con il morbo di Parkinson e far riaffiorare i fatti e ogni singola persona». Ricordi che aleggiavano nell’aria, durante la festa di domenica 27 giugno a Melide e in occasione del breve momento di raccoglimento sulla sua tomba, lunedì 28 al cimitero di Bellinzona.

Corinne Zaugg

| © vaticanmedia
5 Luglio 2021 | 12:31
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