Internazionale

Cinque anni fa l'uccisione di padre Hamel, «uomo buono, mite, di fratellanza»

Al servizio della Chiesa, della sua comunità: non come parroco, ma come semplice sacerdote in pensione, padre Jacques Hamel ad 85 anni mostrava nella quotidianità cosa vuol dire operare nella fratellanza, favorire l’incontro, saper ascoltare e pregare. Sono passati cinque anni da quel tragico giorno in cui fu ucciso nella chiesa di Santo Stefano di Saint-Étienne-du-Rouvray, presso Rouen. Era il 26 luglio del 2016. Alla fine della Messa padre Hamel venne sgozzato da due uomini che avevano giurato fedeltà al sedicente Stato islamico. Prima di essere ucciso, il sacerdote fu costretto ad inginocchiarsi. Le sue ultime parole furono: «Vattene, Satana! Lontano da me, Satana».

Tutti i martiri sono Beati 

Papa Francesco poco dopo l’assassinio dell’anziano sacerdote ne aveva voluto aprire il processo di beatificazione, perché «martire, e tutti i martiri sono Beati», aveva detto nell’omelia della Messa di suffragio celebrata a Casa Santa Marta il 14 settembre 2016, festa dell’Esaltazione della Croce, alla presenza dei familiari di padre Hamel ed ai pellegrini giunti dalla Normandia insieme al vescovo di Rouen, monsignor Dominique Lebrun. Francesco in quell’occasione ricordò padre Jacques come «un uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di costruire la pace», ma «è stato ucciso come se fosse un criminale». Il Papa vide in lui un esempio di coraggio: 

Ha dato la vita per noi, ha dato la vita per non rinnegare Gesù. Ha dato la vita nello stesso sacrificio di Gesù sull’altare e da lì ha accusato l’autore della persecuzione: «Vattene, Satana!». E questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare sé stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, aiuti tutti noi ad andare avanti senza paura.

Il processo di Beatificazione 

La fase diocesana della causa di Beatificazione di padre Jacques Hamel si è conclusa nel marzo 2019 ed ora, a cinque anni dalla sua morte, è all’esame della Congregazione delle Cause dei Santi. Si tratterà di riconoscere se effettivamente sia stato assassinato «in odium fidei». Il corposo dossier è stato portato a Roma da un gruppo di quaranta giovani, insieme a monsignor Lebrun e diversi sacerdoti della diocesi di Rouen, compreso il postulatore della causa di padre Hamel, padre Paul Vigouroux. Padre Hamel desiderava portare un messaggio di fratellanza nella sua comunità. Lo testimonia anche il suo ultimo scritto, pubblicato nel bollettino parrocchiale all’inizio dell’estate 2016 e che ora è diventato il suo testamento spirituale: «Possiamo ascoltare in questo tempo – scriveva – l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno». Un tempo, suggeriva sempre, da dedicare all’incontro con gli altri.

Vatican News

© rouen.catholique.fr
26 Luglio 2021 | 12:41
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