Commento

Vite consacrate

Parlare di vita consacrata oggi, a parte essere un po’ retrò… anche se il vintage fa tendenza, potrebbe risultare impersonale, come quando si analizza un fenomeno sociale o economico, perciò preferisco parlare di vite consacrate, perché questo mi fa pensare a persone e volti, al dono di Dio e alla risposta di donne e uomini che hanno riposto la loro fiducia in Lui.
A differenza del passato, almeno nelle società occidentali, difficilmente qualcuno si consacra perché costretto o perché ciò migliorerebbe il suo status sociale. Generalmente la scelta nasce da un’esperienza di fede viva che a un certo punto riconosce un dono particolare di Dio sorgente di Amore e che concretamente, dopo un percorso di discernimento, si concretizzerà in una forma o carisma specifico. Molteplici infatti sono le modalità di vivere questo dono, dalla vita contemplativa a quella missionaria, dalla vita comune a quella eremitica, dalle grandi opere di carità alle forme più nascoste e discrete, c’è chi porta un abito religioso e chi no, e così via. I vari modi di vivere la vita consacrata sono suscitati dallo Spirito Santo e spesso nascono dal desiderio di rispondere ad un bisogno della Chiesa o della società nel tempo in cui si vive. In tutta questa varietà, una cosa accomuna le vite consacrate e le contraddistingue: il voto o la promessa di castità che si traduce nel celibato permanente. Celibato che viene scelto liberamente, in quanto non è in relazione con una «funzione» particolare nella Chiesa che lo richiede. Praticamente tutte le forme o attività in cui si declina la vita consacrata, possono essere vissute anche da altri cristiani e oggi ci sono tante realtà composte da laici o famiglie che rendono viva e bella la Chiesa.
Così però come i sacramenti sono segno visibile di una realtà invisibile, anche la vita consacrata ha una sua specificità che può essere associata alla dimensione profetica della vita battesimale: essere segno e anticipazione della vita nuova che Gesù dona e che è offerta a ciascuno.
Come per ogni chiamata c’è un divario tra la nostra umanità con i suoi limiti, e quello sguardo di Dio che ci attira a sé e richiede fiducia. Abbiamo bisogno della sua grazia per camminare e della sua misericordia per rialzarci quando cadiamo. Abbiamo bisogno del suo amore che amplia la nostra capacità di amare e di immergerci nella sua bellezza. Nella nostra ricerca di senso, abbiamo bisogno di riconoscere la Verità che illumina l’esistenza. Siamo vasi di creta nei quali è deposto il tesoro dell’Amore, vite consacrate riconoscenti per il dono ricevuto e desiderose che tutti ne facciano esperienza. Testimoni della Sua misericordia, perché per primi ne facciamo esperienza. In dialogo con Lui per intercedere per il mondo.
Come Giovanni Battista non era il Messia, ma voce di uno che grida nel deserto; così il consacrato (insieme a tutti i credenti) non è la Luce, ma lo specchio attraverso il quale se ne può scorgere il riflesso e che a sua volta da questo riflesso viene trasformato: «E noi tutti, a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la Gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» 1 Cor 3,17-18.

Manuela Masone

2 Febbraio 2019 | 06:00
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