Diocesi

Un'ultima data per il Corso di bioetica alla Facoltà di Teologia di Lugano

Ha preso avviso in settembre e si è protratto per l’intero semestre la nuova proposta serale della Facoltà di Teologia di Lugano: un corso di formazione alla bioetica interreligiosa e interculturale, ideato dai proff. Adriano Fabris, André-Marie Jerumanis e Silvio Ferrari. Tra i tanti temi toccati cristianesimo, islam, ebraismo e bioetica; bioetica laica; circoncisione; direttive anticipate di trattamento; donazione trapianti d’organi. L’ultimo incontro, invece, tenuto dal prof. Franco Tanzi, della Clinica Luganese Moncucco, toccherà gli aspetti legati alle cure pallative, come egli stesso ci spiega:

«Durante il mio intervento del 22 novembre alle 19.30, introdurrò l’argomento facendo una «fotografia» della nuova realtà e cioè l’invecchiamento demografico, l’incremento dell’attesa di vita e – purtroppo – l’aumento del tempo di vita «dipendente» prima della morte. Presenterò in seguito le decisioni mediche in fin di vita, sempre più frequenti, con le corrispondenti definizioni. Concluderò con la mia esperienza presentando le considerazioni etiche e l’attitudine da assumere nell’accompagnare i malati in fin di vita«.

Con il professor Silvio Ferrari, tra gli organizzatori scientifici del corso, facciamo invece un bilancio sull’andamento generale dell’iniziativa:

Professore, come è andato il corso in generale?  I relatori hanno saputo esporre le tematiche con puntualità?

«Di solito non sono un tipo che si entusiasma troppo, ma il corso è andato davvero bene. Buon numero di partecipanti (più di 70 iscritti), tutti molto attenti e pronti a dialogare con il relatore. La composizione del pubblico è molto varia: un buon numero di persone che lavorano nelle strutture sanitarie, qualche studente della Facoltà di Teologia, qualche operatore carcerario, persone interessate ai temi della bioetica. L’impressione generale è che vi sia diffusa soddisfazione, sia tra i relatori che tra i partecipanti, per il livello del dibattito.

I relatori sono stati tutti molto chiari ed incisivi nelle loro esposizioni. In alcuni casi (come nell’incontro dedicato alla «bioetica laica») il dibattito è stato abbastanza acceso, soprattutto sul tema della libertà ed autonomia individuale. Il relatore ha insistito molto sul punto della libertà di autodeterminazione di ciascun soggetto, una parte del pubblico ha sottolineato il carattere relazionale della libertà individuale e quindi il nesso libertà-responsabilità. In altri casi il dibattito è stato più tecnico, come nell’ultimo incontro dedicato al tema delle direttive anticipate di trattamento.

Il dott. Lepori ha comparato la disciplina del Canton Ticino a quella italiana e nel far questo sono emersi una serie di problemi legati alla individuazione del soggetto che può prendere una decisione per conto di una persona che si trovi in stato di incapacità.

Prevedete altre iniziative per il futuro?

«Il buon esito del corso ci induce a riflettere se sia il caso di replicarlo (su altri temi ma sempre nell’ambito della bioetica) e più in generale se la Facoltà di Teologia debba impegnarsi maggiormente in questa attività di formazione diretta ad un pubblico esterno sui temi del pluralismo religioso e culturale. Insieme al prof. Adriano Fabris, sto valutando l’opportunità di presentare al Rettore della Facoltà un progetto di attività più organiche e strutturate in questo campo. Abbiamo anche preparato un questionario che distribuiremo alle persone che hanno partecipato al corso per raccogliere le loro impressioni ed i loro suggerimenti».

«Il professor  Tanzi (che ha assistito a tutti gli incontri del corso) terrà l’ultima lezione sulle cure palliative e l’accompagnamento al fine vita. E’ un tema che è già emerso ripetutamente negli incontri che si sono svolti fino ad ora. Il problema di garantire alle persone affette da malattie incurabili la migliore qualità di vita possibile in relazione alla loro condizione è divenuto sempre più importante con il progresso della medicina, che consente di prolungare la vita di un malato inguaribile anche per un periodo di tempo considerevole. E’ una questione che tocca la dignità della persona e gli interrogativi sul significato dell’espressione «vita degna di essere vissuta» e in certa misura le cure palliative rappresentano la risposta più concreta alla scelta di ricorrere al suicidio assistito. Credo quindi che il tema susciterà molto interesse».

17 Novembre 2018 | 06:10
bioetica (9), corso (5), ftl (36)
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