Internazionale

Tempo di libri con «Per salire bisogna crederci»

«Per salire bisogna crederci«. Il titolo del volume di Alfredo Tradigo, giornalista anche di Famiglia Cristiana, può far pensare alla determinazione interiore necessaria per affrontare la fatica e i rischi insiti nella pratica dell’alpinismo. Però il sottotitolo (Itinerari di fede e montagna) e l’introduzione del cardinale Ravasi (Una scala verso il cielo) permettono subito di capire che c’è qualcosa di più: «la montagna come luogo dove scoprire e coltivare la propria anima». Una proposta di un volume edito dalla Mimep nel 2018 che vale la pena prendere in mano ad inizio estate, sia come cammino spirituale sia come occasione per ritrovare qualche itinerario nelle alpi italiane.
Il riferimento al sacro costituisce il motivo dominante del libro, in modo esplicito nella parte iniziale, che un armonico filo di continuità collega ad una parte di carattere più storico-culturale.
Nei primi nove capitoli troviamo la simbologia delle montagne nella Bibbia e nel Vangelo, il Cristo delle Dolomiti, la Piccozza di Frassati, la Giovane Montagna, il Teologo della Montagna (papa Wojtyla), le Croci di vetta, i Santuari – Eremi – Sacri Monti, in cui le montagne sono sentite come «luoghi elevati dove è possibile ritirarsi dal mondo ed entrare in contatto con Dio».
I successivi sei capitoli hanno un contenuto più «culturale», ma sempre illuminato dal senso del sacro, ed offrono suggestive presenze della montagna in tante alte espressioni di sensibilità e umanità: l’arte, la poesia, il canto, la fotografia, la guerra, il soccorso alpino.
Un capitolo intermedio collega le due parti: è intitolato «Storie e volti d’alta quota» e descrive belle figure di alpinisti credenti: fra questi, Giovanni Gnifetti, Amè Gorret, Pio XI, Don Gnocchi, Don Arturo Bergamaschi, Oreste Forno e Armando Aste.
Di piacevole lettura e corredato da bellissime fotografie con efficaci didascalie, è un libro gratificante: nel capitolo dedicato alla «Piccozza di Pier Giorgio Frassati» (dieci pagine con belle fotografie) Luigi Tardini racconta la salita del 2006 per portare la centenaria piccozza di Piergiorgio in vetta al Monte Bianco; fra i santuari mariani viene citata la cappella-rifugio sulla vetta del Rocciamelone; tante pagine (Cento anni di amicizia sulle Vette) alla pedagogia dello spirito, ai bivacchi e rifugi, alla Rivista di vita alpina.
In una simpatica nota finale intitolata «Non sono un alpinista», l’autore, giornalista e scrittore, racconta il suo rapporto con la montagna.

Recensione tratta da giovanemontagna.org

26 Giugno 2020 | 20:17
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