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La storia
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Scout: la storia di confine delle «Aquile Randagie» è diventata un film

La sera del 22 aprile 1928, nel Duomo di Milano, l’altare era illuminato e circondato da ragazzi che cantavano sommessamente, quella sera si scioglieva ufficialmente l’ASCI a seguito della legge fascista n.5 del 9 gennaio 1927 che stabiliva lo scioglimento delle associazioni scout in Italia imponendo a tutti di confluire nell’Opera Nazionale Balilla. Erano presenti tutti i gruppi di Milano tranne uno che era altrove per un’altra cerimonia…. nella cripta del San Sepolcro, dove veniva pronunciata la prima promessa clandestina: gli scout del Milano 2 avevano deciso di «resistere un giorno in più del fascismo«, dando vita così alle Aquile Randagie

La storia delle Aquile Randagie rivive oggi nel film del regista-capo scout Gianni Aureli. In anteprima mondiale, è stato presentato come evento speciale alla 49° edizione del Giffoni Film Festival, ieri  lunedì 22 luglio. Una storia che riporta ai tempi del fascismo in Italia e che non è solo italiana: perché racconta di un gruppo di scout di Milano e Monza, della loro fede e del loro coraggio. Un gruppo che negli anni oscuri agì nella clandestinità diventando indispensabile punto di organizzazione e di appoggio per tantissimi fuggiaschi, ebrei e  altri perseguitati, che dall’Italia tentarono in quegli anni, attraverso i sentieri di confine tra Varesotto e Ticino, un riparo in Svizzera.

Nei paesi di Besano, Clivio e Viggiù, questi giovani scout che agivano in clandestinità aiutavano chi cercava riparo in Svizzera a percorrere i boschi della zona per passare la frontiera. Si trattava per lo più di far fuggire famiglie con bambini, male equipaggiate per affrontare le montagne, soprattutto in inverno, carichi di valige e spesso costretti a camminare nella neve con pedule di iuta.

Vi proponiamo uno stralcio dell’intervista che il regista Gianni Aureli ha rilasciato al Settimanale della Diocesi di Como e il trailer del film. «Questi ragazzi, sia storicamente che nel film, decidono di opporsi al regime, da subito. E lo fanno non tanto per spocchia, supponenza, ma per mantenere la promessa scout e vivere secondo gli ideali scout, fedeli ad un’educazione diversa da quella fascista. Nel film quello su cui abbiamo deciso di mettere di più l’accento è che gli scout agiscono in quel modo perché hanno promesso di aiutare il prossimo in ogni circostanza, fedeli all’idea che l’altro che hai davanti è sempre un essere umano e va aiutato, ovviamente nei limiti del possibile».

Giovani capaci di pensare con la propria testa e di opporsi a leggi ingiuste, al punto da essere disposti a dare anche la vita. Qui il trailer:

Una scena del film
24 Luglio 2019 | 06:47
giovani (509), guerra (91), italia (39), ticino (315)
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