dal Mondo

Pizzaballa sottolinea la gravità della situazione in Siria e Iraq. Tragedia per i cristiani

19.12.2016, 16:07 / Federico Anzini

«La situazione dei cristiani in Siria, Iraq e Egitto è una completa tragedia». Così si è espresso oggi, nel corso di un incontro con i giornalisti, l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini. «In queste terre, origine della nostra civiltà, il ciclo vizioso della violenza che è all’opera sembra senza speranza e senza fine».

Tutti noi — ha aggiunto — «abbiamo visto le immagini di Aleppo della scorsa settimana, ma anche di tutta la regione durante i lunghi anni del conflitto». Anche in Terra santa «riecheggia l’estremismo e il fondamentalismo che stanno crescendo in tutto il mondo».

Intanto, oltre mille persone sono state evacuate questa mattina, dopo forti ritardi, dalle ultime aree controllate dai ribelli nella parte orientale di Aleppo: lo hanno reso noto fonti mediche, secondo quanto scrive l’emittente «Al Arabiya». Gli sfollati troveranno rifugio nei campi allestiti nei quartieri occidentali, prima di essere trasferiti altrove.

Nelle ultime ore l’evacuazione della parte orientale della città è andata avanti a singhiozzo. Nel gelo della notte, più di trenta pullman hanno atteso di partire dalla zona assediata e portare via i civili stremati dai combattimenti. Domenica mattina, l’accordo tra le parti in conflitto era stato dato per certo, ma poi le operazioni di evacuazione erano state rinviate fino a nuovo ordine sia per Aleppo est che per i due villaggi sciiti di Fuaa e Kafraya. Principale motivo del rinvio, le violenze ancora in corso: diversi pullman che stavano trasportando civili fuori dalla città sono stati attaccati e dati alle fiamme. Fonti del governo siriano hanno accusato i ribelli e i gruppi jihadisti ancora presenti nell’area.

Sono almeno 200.000 le persone che attendono di ricevere assistenza umanitaria nell’area di Aleppo; la cifra sale a due milioni se si guarda l’area che va da Aleppo fino al confine nord con la Turchia. Si tratta, tuttavia, soltanto di stime approssimative: né il governo né l’Onu sanno con esattezza quanti civili e quanti ribelli attendono di abbandonare Aleppo est. La sola certezza — dicono gli analisti — è che tutti hanno estremo bisogno di aiuti: da mesi scarseggia il cibo così come ogni sorta di servizio, a partire dall’energia elettrica e dall’acqua potabile.

È stato intanto raggiunto al Consiglio di sicurezza dell’Onu, al termine di tre ore di serrate consultazioni a porte chiuse, l’accordo sul testo di una risoluzione che prevede il dispiegamento di osservatori delle Nazioni Unite ad Aleppo est per garantire le operazioni di evacuazione della popolazione e l’accesso di aiuti umanitari. Il voto sulla risoluzione dovrebbe avvenire oggi.

(Osservatore Romano)

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