Ticino e Grigionitaliano

Per leggere il Vangelo nelle domeniche verso il Natale /2

a cura del Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano

Gv 18,33-37 (rito romano – commento di Stefano Zeni[1])

Questo brano fa parte della sezione di Gv 18,28-19,16a. Il racconto, incorniciato da un’introduzione (18,28) e da una conclusione (19,16a), presenta sette scene che si svolgono in alternanza continua tra la piazza e una stanza del palazzo. Queste scene sono poste secondo uno schema concentrico, con un parallelismo tra la prima (18,29-32) e la settima (19,13-15), la seconda (18,33-38a) e la sesta (19,8-12), la terza (18,38b- 40) e la quinta (19,4-7), mentre al centro viene collocata la quarta (19,1-3), l’unica in cui non c’è un vero e proprio dialogo. In cinque scene compare il tema della regalità di Gesù, filo conduttore di tutto il racconto; l’andirivieni di Pilato rispecchia il suo stato d’animo, mentre lo stare fuori dei giudei indica la loro ostilità. Infine il racconto presenta il gioco dell’ironia o delle parti invertite: chi apparentemente giudica in realtà viene giudicato, chi sembra sconfitto in realtà domina. Consideriamo ora il brano 18,33-37.

33Entrò dunque di nuovo nel pretorio Pilato, e parlò a Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei? ».34Rispose Gesù: «Da te stesso tu dici questo oppure altri te (lo) hanno detto di me?». 35Rispose Pilato: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è da questo mondo; se il mio regno fosse da questo mondo, le mie guardie avrebbero combattuto per me, perché non fossi consegnato ai Giudei. Ma ora il regno, il mio, non è da qui». 37Disse dunque a lui Pilato: «Quindi tu sei un re?». Rispose Gesù: «Tu dici che (io) sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità; chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Dopo questo primo confronto con i giudei Pilato rientra nel pretorio, mostra di conoscere la vera accusa mossa a Gesù e passa all’interrogatorio (v. 33). La domanda del governatore, a cui soggiace un interesse puramente politico, mostra il punto di vista romano (un giudeo avrebbe infatti chiesto «Tu sei il re d’Israele» [cfr. 1,49; 12,13]). Tale interrogativo diventa l’occasione per un primo dialogo incentrato sul tema della regalità. Gesù ribalta la questione e risponde a Pilato con una controdomanda, per chiarire che l’accusa è stata formulata dai giudei (v. 34).

Il governatore non entra nelle questioni religiose e così attribuisce ai giudei ogni responsabilità circa la consegna (paradidōmi). Tuttavia, per il suo ruolo, è costretto a porre a Gesù una domanda precisa circa le sue colpe (v. 35). Il Maestro, di nuovo, non risponde direttamente, ma porta la discussione su un piano diverso, non politico-messianico, ma teologico (v. 36). Pilato, che evidentemente è più interessato alla dimensione mondana del titolo regale, ha fretta di capire e così rivolge a Gesù una domanda diretta e precisa – «Quindi tu sei re?» – alla quale Gesù non dà una risposta, ma offre un commento. Il Signore, che ha sempre rifiutato l’appellativo di re (cfr. 6,15), ora lo accetta, precisandone, però, le modalità.

Giovanni mostra dunque come il titolo regale può avere tre significati: per Pilato è politico e terreno; per i giudei è riservato al Messia atteso; infine sulle labbra di Gesù assume un significato completamente nuovo, legato alla testimonianza alla verità (v. 37), che non è un dato concettuale o dottrinale, ma, come si riscontra in tutta la versione evangelica giovannea, l’amore di Dio in Gesù Cristo.

Marco 1,1-8 (rito ambrosiano – commento di Eric Noffke[2])

11Inizio del vangelo di Gesù Cristo [Figlio di Dio][3]. 2Proprio come è scritto nel profeta Isaia:

Ecco, mando il mio messaggero davanti a te,

il quale preparerà la tua strada.

3Voce di uno che grida nel deserto:

preparate la strada del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri.

4Giovanni, colui che battezza, venne nel deserto. Proclamava un battesimo che è cambiamento di mentalità e di azione in vista del perdono di una vita senza senso. 5E andava verso di lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E venivano battezzati da lui, nel fiume Giordano, dichiarando apertamente la loro vita senza senso. 6E Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai suoi fianchi, e si cibava di locuste e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene, dopo di me, uno che è più forte di me e io non son degno, chinandomi, nemmeno di sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà immergendovi in uno spirito di santità».

vv. 1-8: I versetti da 1 a 8 costituiscono il prologo al vangelo secondo Marco, in cui vengono messi in evidenza alcuni elementi utili al lettore per inquadrare la storia che sta per essergli raccontata: si tratta della buona notizia di Gesù il Nazareno, Figlio di Dio, che arriva preceduto dal suo araldo, Giovanni il Battezzatore, proprio come avevano annunciato i profeti. Gesù, appena battezzato viene proclamato Figlio di Dio da una voce nel cielo e viene inviato nel deserto ad affrontare la prima battaglia contro Satana, sconfitto il quale può iniziare la sua missione.

v. 1: Il primo versetto funziona da titolo del testo di Marco. In proposito, si deve mettere in risalto la parola «evangelo», perché dice davvero molto sul significato di questo scritto, oltre ad aver dato il nome ad un nuovo genere letterario. Il termine greco «Euanghélion«, infatti, non indica una qualsiasi buona notizia; nel linguaggio del I secolo d.C. era una delle parole d’ordine dell’ideologia imperiale per annunciare la buona notizia che il Cesare regna stabilmente, garantendo pace e prosperità a tutto l’impero, proteggendolo vittoriosamente dai suoi nemici.

Ora, però, questa parola non è riferita all’imperatore ma a Gesù Cristo, detto anche, almeno in alcuni manoscritti, Figlio di Dio. Tale espressione, oltre ad essere biblica, era anche uno dei titoli degli imperatori, il cui padre era stato ufficialmente divinizzato. Come ci fanno capire le citazioni bibliche dei due versetti successivi, Colui che solo può portare vera pace, vera salvezza, ha deciso di realizzare le sue promesse antiche nella persona di Gesù il Messia (in greco: il Cristo). Ecco quali sono il vero «impero» e il vero «imperatore».

vv. 2-3: del Cristo, infatti, parlano le Scritture, e Marco attribuisce qui a Isaia quello che in realtà è una combinazione di citazioni da Mal 3,1; Es 23,20; Is 40,3. In questa maniera si crea nel lettore da un lato un senso di attesa di conoscere chi incarnerà queste promesse, dall’altra la coscienza di un compimento delle promesse antiche: Dio, infatti, è tornato a visitare il suo popolo nella persona di Giovanni il battezzatore.

La sua parola risuona come un invito pressante rivolto al popolo a tornare al Signore.

vv. 4-8: È importante evidenziare la sequenza degli atti a cui gli ebrei sono invitati: il battesimo è un segno di conversione, finalizzato alla remissione dei peccati (la traduzione – «vita senza senso» – va intesa come un’utile provocazione a riflettere sul senso della parola greca «hamartía», cioè «peccato»). Sul vero significato del battesimo di Giovanni, le tradizioni antiche non sono concordi: in Marco sembra segnare l’inizio di una nuova vita, di un nuovo rapporto con Dio. Nelle Antichità Giudaiche (cfr. XVIII,117), invece, Giuseppe Flavio rappresenta il suo battesimo come il coronamento di una vita di virtù, una purificazione del corpo che segue quella dell’anima. È possibile, però, che lo storico ebreo abbia cercato di far rientrare l’attività di Giovanni in un orizzonte teologico più conforme con quello del tempio di Gerusalemme, la cui funzione altrimenti sarebbe stata messa profondamente in discussione da una pratica che sembrava voler sostituire il valore espiatorio dei sacrifici tradizionali.

Contrariamente all’evangelo imperiale, che giunge direttamente dalla caput mundi, l’evangelo del Dio d’Israele arriva invece dalla periferia del mondo, cioè da Nazareth, cittadina sconosciuta posta in Galilea, anch’essa a sua volta marginale, nella persona di uno sconosciuto confuso nella folla delle persone che si fanno battezzare da Giovanni.


[1] Nato a Rovereto (TN) nel 1973, è presbitero cattolico dell’Arcidiocesi di Trento. Ha conseguito la licenza in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana. A Trento insegna Nuovo Testamento presso l’Istituto Teologico Affiliato del Seminario e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose «Romano Guardini», istituzioni accademiche di cui attualmente è Direttore. È docente anche presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Bolzano e collabora con altre Istituzioni accademiche in Italia e all’estero. È membro del Progetto internazionale di ricerca Evangelium und Kultur. Ha pubblicato La simbolica del grido nel Vangelo di Marco. Aspetti antropologici e teologici, EDB, Bologna 2019. Per EDB dirige, con Chiara Curzel, la collana «Echi teologici».

[2] Nato a Pisa nel 1968, è sposato e padre di una figlia e di un figlio. Pastore metodista, dottore in Nuovo Testamento (Università di Basilea – 2003), insegna esegesi e teologia del Nuovo Testamento presso la Facoltà di Teologia Valdese di Roma, è vice-presidente della Società Biblica in Italia. Tra le sue pubblicazioni principali: Cristo contro Cesare. Come gli ebrei e i cristiani del I secolo risposero alla sfida dell’imperialismo romano, Claudiana, Torino 2006; Giovanni Battista. Un profeta esseno? L’opera e il messaggio di Giovanni nel suo contesto storico, Claudiana, Torino 2008; con E. Borghi – E. Norelli – C. Gianotto – F.G. Nuvolone, Gli apocrifi del Nuovo Testamento. Per leggerli oggi, EMP, Padova 2013; Ester. Introduzione, traduzione e commento, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2017; Beati i poveri. Dalla legislazione mosaica alla predicazione di Gesù nel vangelo secondo Luca, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2019.

[3] 1,1. Queste parole mancano in alcuni importanti manoscritti greci.


Saremo lieti di conoscere l’opinione critica delle persone che leggeranno questi contributi (scrivano pure a: info@absi.ch) sia per stabilire un dialogo con loro sia per avere stimoli a migliorare costantemente quanto sarà proposto, settimana dopo settimana, su catt.ch.

21 Novembre 2021 | 06:53
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