Papa e Vaticano

Papa Francesco a Dicastero per la comunicazione: «Comunicare non è fare proselitismo»

«Passare dalla cultura dell’aggettivo alla teologia del sostantivo». E’ questo, per il Papa, il segreto di una comunicazione «autenticamente cristiana». Nel discorso a braccio rivolo ai membri del Dicastero per la comunicazione, Francesco ha denunciato come la «cultura» dell’aggettivo «è entrata nella Chiesa, e noi tutti dimentichiamo di essere fratelli». «La vostra comunicazione sia austera, ma bella», l’antidoto proposto dal Papa, secondo il quale «la bellezza non è rococò, si manifesta a se stessa, dà se stessa il sostantivo». Essere comunicatori cristiani, in questa prospettiva, significa «comunicare con la testimonianza, comunicare coinvolgendosi nella comunicazione, comunicare con i sostantivi, le cose, comunicare da martiri, cioè da testimoni di Cristo. Imparare il linguaggio dei martiri e degli apostoli». Francesco ha pronunciato inoltre un »no» alla »rassegnazione che tante volte entra nel cuore dei cristiani: vediamo il mondo in modo pagano». «L’aria di mondanità non è una cosa nuova del XXI secolo, c’è sempre questo stato pericolo», ha spiegato il Papa mettendo in guardia ancora una volta da questa «tentazione». «Non avere vergogna di essere pochi, non avere paura del futuro della Chiesa», l’invito: «Siamo una chiesa di pochi, come il lievito. La rassegnazione, la sconfitta culturale viene dal cattivo spirito, la lamentela della rassegnazione». «Siamo pochi si ma con la voglia di ›missionare’, di fare vedere agli altri chi siamo con la testimonianza», l’esortazione a non avere paura, sulla scorta di San Francesco, che mandava i suoi frati a predicare dicendo loro: «Predicate il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole».

«La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione»

Quello di comunicatori «non è un lavoro di ufficio, come la pubblicità per esempio», ha ribadito il Papa. «Voi siete specialisti della comunicazione», ha esordito: «Si comunica con l’anima e col corpo, con la mente, col cuore, con le mani, si comunica con tutto. Il vero comunicatore dà tutto, da se stesso tutto. Mette tutta la carne sulla griglia, non risparmia per sé. «La comunicazione più grande è l’amore». «Una delle cose che voi non dovete fare è pubblicità», il monito del Papa: «Non dovete fare proselitismo. Non è cristiano fare proselitismo. Benedetto XVI l’ha detto con una chiarezza rara: la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione». «Se volete comunicare verità senza bontà e bellezzza, fermatevi, non fatelo!», ha esclamato il Papa: «Se volete  comunicare senza coinvolgervi, senza testimoniare con la propria vita, la propria carne, fermatevi, non fatelo! C’è sempre la firma della testimonianza in ognuna delle cose che facciamo: testimoni cristiani vuol dire cristiani, martiri. È questa la dimensione martoriate della nostra vocazione».

Agenzie

23 Settembre 2019 | 11:14
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Papa e Vaticano

Roma: una preghiera unanime per i 50 anni di sacerdozio del Papa

«Per Papa Francesco che il prossimo 13 dicembre celebra il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale: il Signore che lo ha chiamato a essere amministratore dei Santi Misteri e vescovo di Roma lo guidi e lo sostenga con la grazia del suo Spirito e gli doni la consolazione che deriva dalla preghiera di tutta la Chiesa. Preghiamo». Questo il testo della preghiera dei fedeli che domenica 8 dicembre verrà recitata durante tutte le messe in tutte le chiese della diocesi di Roma, in occasione dei cinquant’anni di sacerdozio di Papa Francesco. Jorge Mario Bergoglio ricevette infatti l’ordinazione presbiterale il 13 dicembre 1969 con l’imposizione delle mani da parte dell’arcivescovo di Córdoba Ramón José Castellano. A diffondere l’intenzione di preghiera il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che ha scritto una lettera in vista dell’importante anniversario. «Rendiamo grazie al Signore per questi 50 anni di ministero, di cui 27 di episcopato», esordisce il porporato. Quindi prosegue, rivolgendosi ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli della diocesi: «Abbiamo tutti nella mente e nel cuore l’immagine del 13 marzo 2013, quando presentandosi al mondo, il Papa ha chiesto per la prima volta di pregare per lui. Ricordiamo quel silenzio improvviso, mentre, guardando la nostra città, si chinava a ricevere la benedizione dal Cielo attraverso l’intercessione del popolo di Dio: un silenzio, un gesto, una preghiera unanime, forte, ›di famiglia'».