Internazionale

Ore difficili per il Venezuela

Preoccupazione da parte della Comunità internazionale per la situazione in Venezuela che ieri ha vissuto un momento cruciale. Almeno una persona sarebbe rimasta ferita nella base militare La Carlota da cui il presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò sta guidando la rivolta anti-Maduro affiancato dai militari. Vari media internazionali riferiescono che, sul ponte vicino alla base, si sono uditi spari e sono stati lanciati lacrimogeni. Secondo il deputato italo-venezuelano Luis Stefanelli, sentito dall’ANSA, la manifestazione «è stata brutalmente sciolta ma il popolo resiste e si riorganizza». «L’Operazione Libertà è imminente – prosegue – e aumentano quelli che rispondono all’appello del presidente Guaidò». Le immagini trasmesse in diretta dalla tv governativa Telesur, mostrano che gli scontri tra l’esercito di Maduro e i militari che appoggiano Guaidò sarebbero ancora in corso. Il leader dell’opposizione aveva lanciato stamattina un appello ad una rivolta militare nel Paese in un breve video nel quale appare in una base aerea della capitale circondato da soldati pesantemente armati. «Il momento è adesso», afferma nel video Guaidò. Poco fa la risposta del presidente Nicolas Maduro: «I comandanti delle forze armate confermano la loro fedeltà, vinceremo».

Le reazioni internazionali a sostegno di Guaidò
Intanto arrivano le prime reazioni da parte dei governi degli altri Paesi del continente americano. L’Argentina, insieme a Colombia e Panama, è stato tra i primi oggi a dichiararsi a sostegno del tentativo dell’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò di mettere fine alla gestione del presidente Nicolas Maduro. In una serie di tweet, il ministro degli Esteri argentino Jorge Faurie ha salutato con «speranza la liberazione del leader oppositore Leopoldo Lopez realizzata da militari che hanno obbedito al presidente incaricato Juan Guaidò». «Il governo Usa sostiene il popolo venezuelano nella sua richiesta di libertà e democrazia. La democrazia non puo’ essere sconfitta», ha twittato da parte sua il segretario di stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo. «L’esercito – ha scritto su Twitter anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton – deve proteggere la costituzione e il popolo. Deve stare dalla parte dell’assemblea nazionale e delle legittime istituzioni contro chi usurpa la democrazia.

Schierati con Maduro
Secondo il ministro della Difesa e comandante in capo della Forza armata nazionale bolivariana la situazione in Venezuela è sotto controllo e gli autori della rivolta sono «vigliacchi»che si sono alzati contro la Costituzione. La Fanb, ha aggiunto, si mantiene ferma a difesa della Costituzione e delle sue autorità legittime. A condannare decisamente il «tentativo golpista», il presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel: «Respingiamo questo movimento golpista che pretende riempire di violenza il Paese», ha dichiarato via Twitter il capo dello Stato cubano, per il quale «i traditori che si sono messi alla testa di questo movimento sovversivo, hanno utilizzato truppe e agenti di polizia con armi da guerra su una strada pubblica della città per creare smarrimento e terrore» nella popolazione.
La situazione oggi in Venezuela «è la più grave da quando Juan Guaidò si è proclamato presidente» nel gennaio scorso, e il Brasile segue con attenzione la crisi a Caracas, ha detto il responsabile del Gabinetto di Sicurezza Istituzionale del governo di Jair Bolsonaro, generale Augusto Heleno.

Aggiornamento  al primo maggio – Guaidò: non è un colpo di stato ma una protesta pacifica

Sono 95 i feriti secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa locali. L’Ong Foro Penal parla di 11 arresti mentre l’Organizzazione non governativa Provea, ha diffuso la notizia della morte di un 24enne.

Ore di grande tensione in Venezuela
Scontri anche tra l’esercito fedele al presidente Maduro e quelli che si sono alleati con Guaidó, il leader dell’opposizione e autoproclamato presidente ad interim che oggi ha esortato tutta la la popolazione «a scendere in piazza» nell’ambito della «fase definitiva della Operazione libertà».

In un messaggio televisivo alla nazione, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato invece «sconfitto» il tentato colpo di Stato guidato dall’opposizione e ha inoltre negato l’intenzione di fuggire a Cuba. A sostenere il contrario era stato il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, dichiarando che Maduro aveva già l’aereo in pista per andare a L’Avana ma che i russi lo hanno fermato. «Questo non è un colpo di stato ma una protesta pacifica», ha precisato Guaidò in un video pubblicato su YouTube.

Ore decisive anche per capire la posizione che i vertici prenderanno dato che entrambi i leader ne rivendicano il totale appoggio.

(Vatican News)

30 Aprile 2019 | 17:45
crisi (21), venezuela (64)
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