Papa e Vaticano

«Non è ancora il via libera ai viri probati, ma è un importante passo in avanti»

Il documento finale del Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia, approvato  in Vaticano, propone l’ordinazione di coloro che sono già diaconi permanenti, con  «una famiglia legittimamente costituta e stabile». E’ una delle due proposte già emerse nell’ultima sessione del Concilio Vaticano II, fatta all’epoca dal vescovo brasiliano di Afogados da Ingazeira, diocesi dello Stato del Pernanbuco, in un testo scritto inviato alla Segreteria del Concilio il 10 ottobre 1965. Il vescovo chiedeva di «conferire l’ordine sacro del presbiterato ai diacono sposati», naturalmente rimettendosi alla decisione del «Sommo Pontefice». La preposizione n° 111 del documento finale del Sinodo sull’Amazzonia di ieri sera, con il voto a favore di 128 padri sinodali e quello contrario di 41, propone di «stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente», cioè il vescovo, per «sostenere la vita delle comunità cristiane attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica». Ma il testo non si ferma qui e rivela che alcuni padri sinodali si sono espressi «a favore di un approccio universale sull’argomento». Significa che si chiede di estendere a tutta la Chiesa e non solo alla regione amazzonica questa possibilità. Ciò non vuol dire ritenere il celibato sacerdotale non più un valore, di cui si sottolinea l’apprezzamento «come dono di Dio», ma solo di affiancare ad esso un ministero ordinato per ragioni di necessità pastorale per quelle zone che hanno «enormi difficoltà di accesso all’Eucarestia». Negli anni che sono trascorsi dal Concilio mai vi era stato un passo così deciso in questa direzione. Anzi tutte le volte che si era accennato ai viti probati sollecitando una decisione nei vari Sinodi la porta era stata sempre chiusa dalla votazione finali. L’opzione scelta dal Sinodo  è una mediazione tra chi voleva l’ordinazione di uomini sposati riconosciuti dalla comunità e di provata fede e chi non intendeva per nulla procedere in questa direzione. L’indicazione dei diaconi permanenti come candidati al sacerdozio per ragioni di urgenza pastorale ha avuto un consenso più ampio e non ha spaccato il Sinodo, anche se in questo caso si trattava di un assise speciale alla quale partecipavano tutti i vescovi dell’Amazzonia.

Verso un rito amazzonico?

Eppure è un primo importante passo accanto all’indicazione contenuta in un’altra delle preposizioni di studiare un rito amazzonico, nella cui elaborazione si tenga conto «degli usi e costumi dei popoli ancestrali» per esprimere «il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale dell’Amazzonia». Sarebbe il 24esimo rito della Chiesa cattolica. L’ultimo è stato approvato intorno al 1750 e riguardava un rito siriaco. Non sarà facile né i tempi saranno brevi, ma l’indicazione del Sinodo va nella direzione più volte sottolineata dai documenti conciliari dell’inculturazione delle fede secondo la tradizione dei primi secoli della Chiesa.

I ministeri femminili

L’altro tema riguardava i ministeri femminili. Il documento riconosce il grande valore e impegno delle donne nella Chiesa in Amazzonia, ma ha deciso di non spingere sul diaconato femminile, come richiesto da molti interventi in aula. La questione è delicata e una delle «proposizioni» approvate le riconosce, ma spiega che nelle consultazione pre-sinodali l’argomento è stato sollecitato e al Sinodo «è stato molto presente». Sul diaconato femminile Papa Francesco nel 2016 aveva creato una commissione di studio che tuttavia era arrivata ad un risultato parziale su come era il diaconato femminile e quale in effetto il suo ruolo nella Chiesa primitiva. Bergoglio aveva tuttavia deciso di non chiudere la questione ma di continuare lo studio. (N.d.R.: Il Papa nel discorso conclusivo del Sinodo ha annunciato la riapertura del lavoro della commissione sul diaconato con l’inclusione di nuovi membri). Ebbene il Sinodo incoraggia questo cammino. Ma anche qui non tutti sono stati d’accordo e 30 padri sinodali hanno votato contro la preposizione. Maggior consenso ha avuto la richiesta di creare per le donne il nuovo ministero di «dirigente comunità» (solo 11 contrari), dove manca il sacerdote e quella di conferire ministeri a «uomini e donne» in Amazzonia in «modo equo». Si tratta di una sorta di coordinatore dei servizi religiosi nella comunità, quelli che si possono affidare ai laici e alle suore, evitando però «personalismi». Da qui l’idea di «incarichi a rotazione» che siano riconosciuti anche a «livello civile locale». Tra le altre richieste del Sinodo c’è anche quella della costituzione di un’Università cattolica per l’Amazzonia e una a tutte le congregazioni religiose maschili e femminile di stabilire «almeno un avamposto missionario» in Amazzonia. Il documento ribadisce anche le critiche ad un sistema economico «predatorio ed ecocida», cioè omicida degli ecosistemi, chiede agli Stati di smetterla di considerare l’Amazzonia come «una dispensa inesauribile» e sottolinea che la Chiesa dice queste cose senza avere altro scopo che «la difesa della vita». 

Alberto Bobbio, Eco di Bergamo

Rappresentanti dell'Amazzonia
28 Ottobre 2019 | 15:56
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