Papa e Vaticano

Il Papa accoglie 43 profughi da Lesbo

«Non siete soli». Francesco li aveva guardati dritti negli occhi i profughi del campo Moira dell’isola di Lesbo, durante il suo viaggio lampo dell’aprile 2016, prima di scandire queste poche parole con le quali assicurava la sua piena vicinanza. A distanza di tre anni da quella visita-evento compiuta a fianco al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e all’arcivescovo Ieronymos di Atene, il Pontefice non è venuto meno alla sua promessa. E se già di ritorno da quel viaggio aveva portato con sé tre famiglie siriane a Roma, adesso farà giungere in Italia altri 43 profughi. Si tratta di rifugiati provenienti da Afghanistan, Camerun e Togo attualmente risiedenti nell’isola greca, che arriveranno in Italia attraverso un doppio corridoio umanitario: il primo il prossimo mercoledì 4 dicembre e il secondo entro la fine del mese. Tutta l’operazione si è resa possibile grazie ad un accordo tra il Vaticano e il Ministero dell’Interno italiano, sollecitato da Papa Francesco attraverso l’Elemosineria Apostolica, la quale si farà carico di tutti gli oneri dei profughi che saranno assistiti dalla Comunità di Sant’Egidio.

Come ricorda la Sala Stampa vaticana in un comunicato, già con i dodici profughi siriani (tra cui sei minori) portati dal Papa sul suo aereo personale nell’aprile 2016 la Santa Sede si era assunta «l’onere di accoglienza e di sostentamento». «L’ospitalità e il percorso di integrazione» erano stati seguiti invece dalla Comunità di Sant’Egidio che si era presto messa in moto per trovare una abitazione e una sistemazione lavorativa ai «profughi del Papa», impartendo intanto loro lezioni di italiano nella sede del quartiere Trastevere.

Sempre da Lesbo, nel giugno del 2016, il Pontefice aveva portato a Roma altri nove rifugiati, inclusi due cristiani. Poi nel maggio scorso, per il terzo anniversario del viaggio, il Papa aveva chiesto all’elemosiniere, il cardinale polacco Konrad Krajeswki, di tornare nell’isola per rinnovare la solidarietà al popolo greco e ai migranti. »Don Corrado», come continua a farsi chiamare il porporato, era rimasto per tre giorni in Grecia, accompagnato dall’arcivescovo di Lussemburgo Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione episcopale europea (Comece), e dall’arcivescovo di Atene Sevastianos Rossolatos, affiancato dalle realtà operanti da tempo sul terreno come Caritas Hellas, Sant’Egidio, la Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni.

Da parte sua la Comunità di Sant’Egidio si dice «felice di ospitare i profughi che Papa Francesco ha deciso di portare in salvezza con un corridoio umanitario da Lesbo, attraverso l’Elemosineria Apostolica, e di facilitarne l’integrazione in Italia», come spiega un comunicato. L’opera di accoglienza, si legge, «ha l’obiettivo di offrire un futuro a chi vive – molti ormai da lungo tempo – nei campi profughi nell’isola greca». Già dopo la missione di maggio con l’Elemosineria la Comunità aveva organizzato d’estate (tra luglio e agosto) una presenza di volontari a Lesbo e a Samos per manifestare, attraverso numerose iniziative, solidarietà ai profughi presenti nelle due isole. Mercoledì 4 dicembre i membri di Sant’Egidio si faranno trovare quindi all’aeroporto di Fiumicino per dare il benvenuto ai nuovi arrivati e alle 10.30 si terrà una conferenza stampa con il cardinale Krajewski e Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio.  

Vatican News/red

Francesco con i bambini profughi ospitati dal Centro della Caritas
2 Dicembre 2019 | 18:12
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