dal Mondo

Chiese di Terra Santa: 'danni irreparabili' se cambia lo status di Gerusalemme

07.12.2017, 13:22 / redazionecatt

Gerusalemme (AsiaNews) – Seguiamo “con preoccupazione”, le notizie circa la possibilità di un “cambiamento” della politica statunitense in merito allo “status di Gerusalemme”. Siamo “certi” che tali passi “produrranno una crescita dell’odio, del conflitto, della violenza e delle sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa”. È quanto scrivono in una dichiarazione ufficiale i Capi delle Chiese di Gerusalemme sulla possibile decisione unilaterale del presidente Usa Donald Trump di riconoscere la città santa come capitale di Israele. Sulla controversia è intervenuto stamane anche papa Francesco, che all’udienza generale ha invocato il rispetto dello status quo.

Una simile decisione, scrivono i leader delle Chiese di Gerusalemme in una missiva indirizzata al capo della Casa Bianca, finirebbe per allontanare “dall’obiettivo di unità” andando nella direzione di una “divisione distruttiva”. Per questo essi chiedono a Trump di “aiutare tutti noi a muoverci in direzione di una pace e un amore duraturi”, che “non può essere raggiunta” se non si considera la città santa patrimonio “di tutti”.

“Il nostro appello, e consiglio solenne – proseguono – è che gli Stati Uniti continuino a riconoscere l’attuale status internazionale di Gerusalemme. Qualsiasi cambiamento improvviso potrebbe causare danni irreparabili. Siamo fiduciosi che, con il forte sostegno dei nostri amici israeliani e palestinesi, possiamo lavorare per negoziare una pace sostenibile e giusta, a beneficio di tutti coloro che desiderano che la città santa di Gerusalemme realizzi il suo destino”.

Gerusalemme, avvertono i leder cristiani, “può essere condivisa e goduta pienamente una volta che il processo politico sarà riuscito a liberare il cuore di tutte le persone, che vivono al suo interno, dalle condizioni di conflitto e distruzione che stanno vivendo” da troppo tempo. Le Chiese cristiane ricordano infine che “Natale è alle porte” e rappresenta una “festa di pace”. Da qui la richiesta che Gerusalemme “non sia privata della pace”. “Come leader cristiani di Gerusalemme – concludono – ti invitiamo [presidente Trump] a camminare con noi nella speranza, mentre costruiamo una pace giusta e inclusiva per tutti i popoli di questa città unica e santa”.

La missiva, con gli auguri finali di Buon Natale al capo della Casa Bianca, porta la firma di: patriarca Teofilo III, Patriarcato greco-ortodosso; patriarca Norhan Manougian, Patriarcato della Chiesa apostolica armena ortodossa; mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato latino; padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa; mons. Anba Antonius, Patriarcato copto ortodosso di Gerusalemme; mons. Swerios Malki Mourad, Patriarcato siriano ortodosso; mons. Aba Embakob, Patriarcato etiopico ortodosso; mons. Joseph-Jules Zerey, Patriarcato melkita; mons. Mosa El-Hage, Esarcato Maronita; mons. Souheil Dawani, Chiesa Episcopale di Gerusalemme e del Medio Oriente; mons. Munib Younan, Chiesa evangelica luterana di Giordania e Terra Santa; mons. Pierre Malki, Esarcato siro cattolico; mons. Georges Dankaye, Esarcato armeno cattolico.(DS)

AsiaNews

Più di 3000 migranti honduregni verso gli Stati Uniti

19.10.2018

Procede attraverso il Guatemala verso il Messico la carovana “dei disperati”. Vescovi del Guatemala, “attenti alle loro necessità, lavorare per risolvere i problemi che causano espatrio”

Parolin: pace in Corea dopo tanti anni di tensioni e divisioni

18.10.2018

Il Segretario di Stato celebra messa a San Pietro per la riconciliazione nella penisola alla presenza del presidente sud-coreano Moon che domani porterà al Papa un invito del nord-coreano Kim.

Profughi pakistani (Fonte: Pixabay)

Cristiani in fuga dal Pakistan, respinti dalla Thailandia

17.10.2018

Molti cristiani in fuga dal Pakistan non trovano accoglienza in Thailandia. Il Paese infatti -che non ha firmato la Convenzione delle Nazioni Unite per i rifugiati del 1951 – sta attuando una stretta nei confronti dei richiedenti l'asilo giunti in questa terra. Tra loro si calcola che almeno 2500 siano cristiani pachistani, molti dei quali arrivati nel Paese dopo le strage della Pasqua 2016 a Lahore.