Chiesa

Dal difensore dell’Amazzonia all’ex lustrascarpe, i nuovi cardinali «latinoamericani» di Francesco

Viene dall’Amazzonia il nome più significativo per l’America latina tra i nuovi cardinali. Ed è una delle voci che oggi nella Chiesa incarna con maggiore forza il tema della difesa dell’ambiente come via a uno sviluppo rispettoso dei popoli indigeni. Il gesuita Pedro Ricardo Barreto Jimeno, 74 anni, è l’arcivescovo di Huancayo, in quella stessa Amazzonia peruviana da dove – a Puerto Maldonado nel gennaio di quest’anno – Papa Francesco ha aperto il cammino verso il Sinodo speciale dedicato a quest’area del mondo che la Chiesa celebrerà nell’ottobre 2019.

 

Nato e cresciuto a Lima, padre Barreto dal 2001 è stato prima vicario apostolico a Jaen, nel nord est del Paese, poi nel 2004 è stato trasferito come arcivescovo a Huancayo, la città sulle montagne centrali del Perù. A contatto coi popoli che abitano la foresta ha maturato un magistero coraggioso sul tema della custodia del creato, lanciando l’idea di un tavolo di dialogo «per una soluzione integrale e sostenibile alla questione ambientale». Una posizione non priva di rischi in un angolo del mondo in cui gli ambientalisti vengono uccisi senza troppi scrupoli. Barreto stesso ha ricevuto minacce: la più clamorosa risale al 2012 quando – dopo una denuncia sui rischi per la salute provocati da una miniera – ricevette telefonate e messaggi sms che lo avvertivano che «i suoi giorni erano contati» ed era ora di «prepararsi la bara».

 

Barreto è il quinto cardinale della storia del Perù, ma è il primo scelto dal Papa fuori dalla capitale Lima. Ma la sua nomina ha un significato per tutta l’America latina: l’arcivescovo di Huancayo è stato infatti presidente della Commissione «Giustizia e Pace» del Celam (Consiglio degli episcopati latinoamericani), ed è vice-presidente del Repam (Rete ecclesiale pan-amazzonica), fondata e presieduta dal cardinale Claudio Hummes, brasiliano, prefetto emerito della Congregazione per il Clero. Non è un caso, dunque, che il nome di Barreto figurasse già tra i membri del Consiglio pre-sinodale scelto da Francesco per preparare l’appuntamento del 2019, che avrà, per tema «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale».

 

Quanto agli altri due latinoamericani tra i nuovi porporati – entrambi non elettori in un futuro Conclave – è significativo il profilo dell’81enne Toribio Ticona Porco, prelato emerito di Corocoro in Bolivia. Un vescovo pastore tra i minatori, lui stesso di umilissime origini: nell’omelia della celebrazione in occasione dei suoi ottant’anni ricordava di aver lavorato da ragazzo come lustrascarpe e come strillone per i giornali. Quel giorno citò anche i quattordici anni durante i quali nel villaggio minerario di Characilla, oltre che il parroco, faceva anche il sindaco «utilizzando il metodo vedere, giudicare, agire…».

 

Il terzo neo-porporato latino-americano è invece l’86enne Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito di Xalapa in Messico, a lungo presidente della Conferenza episcopale messicana tra gli anni Ottanta e Novanta.

 

Sempre dal mondo di lingua ispanica, infine, va segnalata la presenza tra i nuovi cardinali dell’ex superiore generale dei clarettiani, padre Aquilino Bocos Merino, che ha compiuto da pochi giorni 80 ’anni. Si tratta della prima volta che viene nominato cardinale un religioso che ha guidato una Congregazione missionaria. Fondati in Spagna da Sant’Antonio Maria Claret nell’Ottocento, i clarettiani tuttora contano oltre 2000 missionari presenti in tutto il mondo e proprio durante il mandato di padre Bocos Merino hanno aperto nuove missioni in Asia, Africa ed Europa dell’est.

Giorgio Bernardelli – VaticanInsider

22 Maggio 2018 | 12:30
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