Ticino

Commento: «Fratelli tutti» mette in guardia dall’individualismo radicale

Il legame con la modernità e, quindi, con l’affermazione dei diritti civili (tra i quali anche i diritti delle donne) ha caratterizzato la storia del protestantesimo. Con «Fratelli tutti», la nuova enciclica papale, mi sembra che anche nel cattolicesimo espresso da papa Francesco, seguendo le orme tracciate da Carlo Maria Martini e che definirei «illuminato», ci sia un’esplicita rivalutazione dei valori fondanti della democrazia – quali libertéégalitéfraternité – che, pur avendo radici cristiane, sono anche il perno su cui si regge la modernità.

Nell’enciclica mi sembra che il rapporto con la modernità rimanga giustamente nell’ambito di un confronto dialettico: vengono espressi il pericolo delle «ombre di un mondo chiuso» e la necessità di una «società aperta» (riconoscendo implicitamente il valore di filosofi laici e moderni quali Karl Popper), una società che «integra tutti» e che si prende cura del «prossimo senza frontiere». Al
tempo stesso, il Papa rende attenti al pericolo che «espressioni come democrazia, libertà, giustizia, unità» possano essere manipolate e deformate per utilizzarle come strumenti di dominio».
In questo senso va intesa – a mio avviso – la critica serrata che l’enciclica esprime nei confronti dell’ «individualismo radicale», che nella modernità ha trovato il suo terreno fertile. L’ «individualismo radicale», secondo il Papa, rappresenta «il virus più difficile da sconfiggere». È un male da estirpare perché genera «la solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema». Io stesso come protestante ho più volte espresso questa linea di pensiero, come ad es. nel libro «Le idee contano», (Claudiana, 2019), evidenziando l’importanza dei valori fondanti della democrazia e della modernità e al tempo stesso sottolineando il pericolo di cadere nell’ «individualismo radicale». In questo senso – nel saggio in questione – affermo:

«Salvaguardando e senza demonizzare l’individualità, mi sembra necessario che si sviluppino forme comunitarie di uomini e donne capaci di aprirsi, di confrontarsi e di aggregarsi concretamente intorno a valori comuni… una visione nella quale i cittadini si relazionino tra loro per superare particolarismi e settarismi».

Questo visione mi fa pienamente abbracciare il richiamo di papa Francesco in merito ai diritti universali estesi a tutti, in una cornice di «amicizia sociale» e in contrasto con «l’individualismo radicale». Ritengo che questa visione e questo monito, fondati sull’amore, debbano interrogare anche il protestantesimo, che storicamente, all’accento sull’individualità e sul rapporto non filtrato della persona con Dio, non sempre ha contrapposto e bilanciato con altrettanta passione una fede che fa della relazione di cura comunitaria la sua centralità, una dimensione comunitaria capace di superare egoismi e particolarismi. Oggi abbiamo tutti bisogno di fratellanza e sorellanza perché sono la premessa sine qua non per un mondo più giusto e più libero.

Ho infine apprezzato il richiamo di papa Francesco alla gentilezza, come valore per un dialogo costruttivo, non solo nelle relazioni sociali, ma anche per una politica che voglia superare l’arroganza dei populismi.
Spero e prego che papa Francesco continui ad essere una luce per l’umanità ferita, contribuendo ad abbattere i muri dell’intolleranza e al tempo stesso – impresa forse più ardua – riesca ad aprire una breccia nelle mura di quella parte della curia romana che è in contrasto con la sua visione evangelica.

Angelo Cassano,
pastore della Chiesa evangelica riformata di Locarno e dintorni

28 Ottobre 2020 | 14:57
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