Commento

Bulgaria e Macedonia accolgono Papa Francesco

Inizia domani un altro viaggio importante e significativo di Papa Francesco. Si tratta, questa volta, di due paesi dell’Europa orientale con una grande, ma tribolata storia, fatta di guerre, perdita e riconquista di libertà, eroismo e fedeltà alla propria tradizione, contro tutto e contro tutti. Di lì è passato e ha dominato l’impero ottomano; poi, nel secolo scorso, marcato da guerre e violenze, l’oppressione dovuta al potere legato all’Unione Sovietica. Dal punto di vista cristiano, i due paesi hanno seguito la tradizione ortodossa: la Bulgaria ha co

nosciuto e accolto l’annuncio cristiano nel secolo IX. Anche la Macedonia è cristiana alcuni secoli prima del mille e conosce pure una forte presenza islamica. Per quanto riguarda la Chiesa ortodossa che Papa Francesco incontrerà, è importante ricordare che l’ortodossia sta vivendo una situazione difficile e dolorosa, causata dalla questione dell’Ucraina a cui, nei mesi scorsi, il Patriarca di Costantinopoli ha concesso lo stato di Chiesa autocefala contro il parere e con l’opposizione di Mosca (Kiev è anche il primo luogo della conversione della Russia alla fede cristiana). Questa situazione ha originato scelte diverse e opposte da parte della diverse Chiese ortodosse. Papa Francesco troverà questa situazione e anche un ostacolo ulteriore: il Patriarca di Sofia con il suo Sinodo ha subito fatto capire che la visita del Vescovo di Roma non è primariamente un incontro tra le due Chiese, ortodossa e cattolica, per cui si doveva escludere la preghiera comune (con addirittura il richiamo al clero del patriarcato a non partecipare a celebrazioni cattoliche).

Tuttavia vi sarà un segnale positivo: Francesco sarà accolto dal Patriarca e dal Sinodo per una visita di reciproca cortesia, con poi una preghiera silenziosa nella cattedrale patriarcale di San Alessandro Nevsy che ricorda i Santi Cirillo e Metodio venuti da Roma come evangelizzatori. E’ dunque una situazione delicata, che però non deve spegnere il desiderio dell’incontro più profondo tra le Chiese e non si oppone alla speranza e desiderio dell’unità, molto lontana, ma non negabile. Intanto, Papa Francesco e la Chiesa cattolica possono soltanto (ma resta importante!) testimoniare comprensione e fiducia: anche soltanto un incontro può diventare un seme, che Dio lascerà diventare albero e frutto quando sarà il momento. Per questo il Vescovo di Roma, visita soprattutto due nazioni, due Paesi con una grande storia e in modo particolare i fedeli della Chiesa cattolica.

In questo viaggio Francesco troverà anche le tracce di una grande testimone del vangelo, che ha segnato il secolo scorso, con una totale dedizione ai più poveri, quasi anticipando uno degli impegni prioritari che il Papa richiama continuamente, come dovere assoluto per chi crede nel vangelo e vuole essere discepolo di Gesù. Infatti, Madre Teresa di Calcutta, con una famiglia originaria dell’Albania, è nata e cresciuta a Skopje capitale della Macedonia del Nord. I viaggi di Papa Francesco, e dunque anche questo, hanno sempre, al di là degli incontri con le Chiese e con la popolazione dei diversi paesi, dei momenti e gesti per Lui importanti. Così a Sofia un incontro per la pace alla presenza di esponenti delle varie confessioni religiose; e la visita privata a un campo di profughi. Appaiono sempre più evidenti le priorità del Papa «venuto da lontano»: gli ultimi, i più poveri, e poi la pace del mondo. Priorità (sarebbe inutile ricordare, ma c’è chi non capisce) non dettate da disegni politici, ma dalla volontà di fedeltà al vangelo all’esplicita parola di Gesù, che deve essere impegno sempre di tutta la Chiesa.

Azzolino Chiappini, Già Pro-Rettore della Facoltà di teologia di Lugano

4 Maggio 2019 | 06:00
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