Sinodo

«Al pre-Sinodo le differenze non ci impediscono di essere uniti»

«Prima di venire non sapevo cosa aspettarmi e sono andata sul sito internet per capire di cosa si trattava», adesso ritiene che è «entusiasmante incontrare altri giovani che hanno le stesse visioni e speranze», uniti «come Dio vorrebbe che fossimo» nonostante le differenze culturali e geografiche. Bohol Joy Eva Algodon è una ragazza filippina di confessione cristiana metodista e abita a Ginevra presso il Consiglio Ecumenico delle Chiese, che Papa Francesco visiterà il prossimo 21 giugno. In questi giorni è Roma per partecipare alla «riunione pre-sinodale» che vede riuniti oltre 300 ragazzi da tutto il mondo da lunedì scorso fino a sabato prossimo. Responsabile del programma giovanile dell’organismo che riunisce Chiese protestanti, ortodosse e anglicane, è stata inviata all’appuntamento preparatorio della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dal tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», prevista per il mese di ottobre prossimo. 

 

«Prima di venire non sapevo cosa aspettarmi e sono andata sul sito internet per capire di cosa si trattava», racconta Bohol Joy Eva Algodon nel corso di un incontro di alcuni dei partecipanti con i giornalisti nella Sala Stampa vaticana. «È la prima volta che partecipo ad un evento del genere e sono in carica nella posizione di responsabile del programma giovanile del Consiglio Ecumenico delle Chiese solo da quattro mesi. È entusiasmante incontrare altri giovani che hanno le stesse visioni e speranze, e quando sono arrivata guardavo tutti questi ragazzi e ho avuto davvero la sensazione dell’immagine del corpo di Cristo per tutti i cristiani che confessano il Dio trinitario. Qui ci sono cattolici, non cattolici, credenti di altre fedi, non credenti ed è di ispirazione vedere che tutti questi ragazzi vorrebbero essere uniti, che è poi quello che Dio vorrebbe che noi fossimo: uniti, insieme, a parlare della nostra fede e di come possiamo migliorare l’umanità e il Regno di Dio».

 

Come vanno le discussioni dopo due giorni? Stanno emergendo proposte concrete?
«Siamo ancora nel processo di finalizzare il documento finale che vogliamo presentare al Sinodo dei vescovi di ottobre. È molto confortante essere liberi e parlare liberamente quello che ci preoccupa. E non solo i cattolici ma anche per chi come me è protestante, ad esempio, c’è libertà di esprimere quello che penso. È un luogo molto sano per dire quello che pensi. Questa mattina abbiamo iniziato a esaminare la bozza del documento finale e speriamo di avere il documento finale entro sabato».

 

Quali sono le maggiori difficoltà?

«È difficile mettere insieme in un solo documento tutti i contesti, le esperienze dai quali proveniamo. Veniamo da diverse parti del mondo, abbiamo diverse esperienze, conosciamo diverse realtà. I giovani dall’Africa, per fare un esempio, desiderano fare volontariato con la Chiesa ma non sempre trovano l’incoraggiamento necessario, e, ad ogni modo, hanno il problema che nel frattempo devono cercare lavoro: la loro passione è servire la Chiesa ma la realtà è cercare lavoro. Io sono del gruppo asiatico e per noi, per fare un altro esempio, è importante il tema della fede se viene vissuta ad un livello personale più che comunitario. A volte un giovane cristiano è in minoranza rispetto alla propria società. E la formazione inizia con la famiglia, che è la cellula di base della società. Tutte queste questioni vengono fuori nel corso delle discussioni».

 

Non sono dunque le differenze tra confessioni cristiane che pesano?

«Quel che noto è che in questo evento non parliamo di dottrina, non discutiamo dei fondamentali di teologia, ma della nostra fede nel Dio trinitario e di come vediamo che Dio e la Chiesa sono ancora rilevanti ai nostri giorni. Sono davvero sorpresa, non ho davvero mai avuto la sensazione del «oh, io sono protestante, loro sono cattolici, è un problema!». È un luogo molto sano e molto accogliente in cui discutere».

 

C’è una questione concreta che, in particolare, volete trasmettere al Sinodo dei vescovi?
«Continuare a portare i giovani nei meccanismi decisionali e in ogni aspetto della Chiesa».

Iacopo Scaramuzzi – VaticanInsider

23 Marzo 2018 | 07:00
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