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A colloquio con Stella N'Djoku, autrice della raccolta poetica «Il tempo di una cometa»

«Questi testi sono una consacrazione al lato chiaro delle cose». È con queste parole che il poeta e performer Valerio Grutt ci presenta la prima raccolta poetica di Stella N’Djoku, emblematicamente intitolata Il tempo di una cometa (Ensemble, 2019). Stella, 26 anni, è nata a Locarno, ha conseguito un bachelor in Filosofia alla Facoltà di Teologia di Lugano e attualmente lavora come giornalista e insegnante. Nel 2015 e nel 2016 vince il premio Speciale del Credit Suisse for Excellent Writing. Alcune sue poesie sono già state pubblicate sulle riviste letterarie Graphie e Atelier.

«Ho iniziato a scrivere – ci racconta l’autrice – sin da piccola, senza avere degli interlocutori precisi se non me stessa. Scrivevo tanto e un po’ di tutto. Tuttavia, avevo sempre una certa sensazione di non riuscire sempre a dare la forma giusta alle cose che volevo dire. Così sono tornata alla poesia. Da quel momento per me è iniziata la frequentazione di luoghi e persone che ruotavano attorno al mondo poetico, penso per esempio ad alcuni incontri con i ragazzi del Centro di poesia contemporanea di Bologna dove ho anche incontrato Valerio (Grutt, ndr). L’idea di una pubblicazione nasce dall’incontro con un agente letterario romano. È stato lui che un giorno, senza preavviso, mi ha chiamato e mi ha chiesto se fossi interessata a pubblicare e così sono approdata a Ensemble, editore a cui mi sono affezionata, perché credo molto nella forza delle piccole iniziative».

Quanto c’è di Stella in queste poesie?

«Tanto; tutto parte inevitabilmente dal mio sguardo, dal mio modo di cogliere le cose»

E com’è questo «modo di cogliere le cose»? Quanto contano nelle tue poesie i valori cristiani e la fede?

«Nelle mie poesie parlo di amore, ma anche di lontananza, di perdita. Accolgo l’umano e la vita così come sono: gioie e dolori, ma sempre con speranza. In questo senso assumo lo sguardo di una persona con fede. Questo mi ha aiutato a superare anche dei momenti concretamente difficili, che poi hanno trovato spazio nelle mie poesie: perdita di amici, conoscenti, di un compagno di scuola e, soprattutto, del mio amatissimo nonno».

E il titolo della raccolta, Il tempo di una cometa…

«Le comete sono misteriose, appaiono e scompaiono improvvisamente, lasciano una scia, non sappiamo quando le rivedremo…».

Nelle tue poesie torni anche spesso sull’immagine delle mani. Come mai?

«Le mani per me significano molto. Forti e delicate al contempo, sono una metafora della vita: con le mani do, sempre con le mani ricevo. E, come diceva bene Ungaretti, «tra un fiore colto e l’altro donato, l’inesprimibile nulla«».

Pubblicare un libro è una responsabilità. Come l’hai vissuta?

«La prima e unica responsabilità che ho sentito realmente su di me è stata quella di consegnare ai lettori qualcosa che fosse autentico, cioè qualcosa che fosse significativo per me»

È facile oggi per un giovane pubblicare una raccolta poetica?

«Se penso alla realtà degli #instapoet, coloro che pubblicano le loro poesie sui social, potrei dirti che oggi non è mai stato tanto facile, lo stesso per quanto riguarda l’autopubblicazione o l’editoria a pagamento: il regno dell’editoria resta una realtà difficile, soprattutto quella a pagamento, dove spesso il pericolo è che qualcuno si approfitti dell’entusiasmo dell’aspirante scrittore, dato che per pubblicare sono sufficienti i mezzi economici che serviranno a pagare la pubblicazione del libro. Le possibilità di pubblicare ci sono, ma bisogna stare attenti a scegliere vetrine di qualità».

Il tempo di una cometa di Stella N’Djoku verrà presentato all’ArcheoCafé di Napoli venerdì prossimo alle 17.15.

Laura Quadri

© Fotografia di Valentina Mazza – scattidigioia.com
24 Luglio 2019 | 12:18
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