Cristina Vonzun

Gazzarra social sulle dichiarazioni papali

Non lasciamoci prendere dalla gazzarra social che accompagna in queste ore le parole del Papa riportate nel documentario premiato nei giorni scorsi in Vaticano. Non vale la pena. Vi elenco alcuni motivi:

Fioccano le ricostruzioni tese a dimostrare il montaggio, certamente fatto a dir poco a cuor leggero, da parte del regista. Ma anche qui non c’è ancora chiarezza, in attesa forse di un necessario pronunciamento della Sala Stampa della Santa Sede. Manca la chiarezza, tutti dicono la loro, nei social infatti non si discute per il limite del mezzo.

Fioccano le interpretazioni su quale sia il reale pensiero di Bergoglio sulla sua presunta concessione alle «convivenze civili». E allora si commentano altre interviste e prese di posizione, come l’articolo linkato sopra, che non esaurisce la questione. E quindi si litiga vanamente perchè in questo mondo purtroppo il dialogo è limitato e gestito dagli algoritmi

Si litiga nella comunità cattolica tra chi copia e incolla più velocemente di altri la tale affermazione poi smentita dal commento sottostante, creando solo inutile caos per il limite stesso dei social network, che non sono fatti per una forma di serio dibattito tra i partecipanti.

Si mettono in discussione le fonti che non la pensano come il gruppo «x» con il quale si cerca di interagire. E non si arriva a niente…

Si rigettano a priori i commenti o le informazioni che stonano con il proprio sentire, anche se argomentati. E non si arriva a niente, se non che al caos. L’a priori sovente è dettato dalla solo lettura del titolo.

Questi alcuni «fatti», «sentimenti» e «reazioni» raccolte nella rete, dove in test ho provato anch’io a postare.

Certo, il tema è serio ma, amici social, questa faccenda non la risolviamo noi e non la risolveremo certamente grazie al modo di procedere a corridoi di percorrenza obbligati, tipico degli algoritmi di facebook.

Concentriamoci quindi su quello che risulta essere, anche da precedenti dichiarazioni del Pontefice già rese pubbliche e che non hanno suscitato, all’epoca della pubblicazione, alcun clamore (vedi il libro con Dominique Walton), la posizione papale (oltre ad Amoris Laetitia), precisando che il Papa non ha mai parlato di equiparare il matrimonio tra un uomo e una donna come istituzione, civile o religiosa che sia, ad altre forme di «convivenze civili» che è il termine che «sembra» sia apparso nel documentario ed è oggetto di mille domande e anche interpretazioni per ora diverse.

Nel libro «Dio è un poeta» edito da Rizzoli, che raccoglie le conversazioni con il sociologo Dominique Wolton, pubblicato in Francia nel 2017 e in Italia l’anno successivo, c’è già un accenno al riguardo. «Matrimonio è un termine che ha una storia. Da sempre, nella storia dell’umanità e non solo della Chiesa, viene celebrato tra un uomo e una donna», afferma Francesco. E aggiunge: «È una cosa che non si può cambiare. È la natura delle cose, è così. Chiamiamole unioni civili. Non scherziamo con la verità». Insomma, mi pare che i piani qui siano ben distinti anche se la citazione non risolve questa vicenda.

Ora, se per contribuire al dibattito la postassi nei social, la frase di cui sopra, riceverei repliche, tantativi di spiegazioni, insulti, atteggiamenti ideologici espressi nei modi più diversi e via dicendo. Una lista di commenti che rimbalzano solo e sempre tra gli utenti che la pensano come la maggioranza di coloro che condividono il post e non come un dibattito reale richiederebbe. I commenti poi a loro volta vengono fatti dalle persone che vedono il post e che sono selezionate secondo i criteri commerciali degli algoritmi associativi e predittivi di facebook. Alla fine, una specie di bolgia mal combinata dove il colloquio è una missione impossibile degna del miglior Tom Cruise.

Quindi i social -per il modo in cui sono fatti- non ci aiuteranno assolutamente a venirne a capo, ma anzi contribuiranno a dibattiti chiusi e liti che dibattiti, di fatto, non sono. E a posizioni arroccate.

Ma ormai si vive così. Qui chiudo e per l’ennesima volta abbandono il dibattito «social» perchè sento che questo tema e le persone coinvolte sono faccenda troppo seria per essere vivisezionata nel mondo algoritmicamente determinato dei social.

Buona giornata a tutti

24 Ottobre 2020 | 16:20
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