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Sisma centro Italia: la Chiesa viva che resiste alle scosse

04.06.2018, 11:20 / redazionecatt

Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, è uno dei tanti borghi delle Marche distrutti dal terremoto del 2016. A distanza di quasi due anni, la vita delle popolazioni colpite del sisma è sospesa tra la paura di una nuova scossa e l’incertezza del futuro. Ogni piccolo tremito riacutizza la sensazione di smarrimento e di provvisorietà. Ma questo non elimina la voglia di ricominciare.

La storia di Francesca

La tenacia della gente si vede proprio nel voler rimettere in moto la vita di tutti i giorni, attraverso le varie attività. Francesca ne è un esempio: a quasi due anni dal sisma ha deciso di ridare nuova vita al suo negozio. “ Abbiamo avuto il coraggio di riaprire l’attività, in piedi da tre generazioni, esattamente lì, con lo stesso identico nome, per riannodare il filo interrotto e ricominciare. Per questo – spiega – comprare qualcosa da noi non è un gesto banale, ma assume un significato più profondo: è aiutare una comunità a riprendere da dove la vita si è spezzata”.

La testimonianza di don Nazzareno

“C’è un grande desiderio da parte della comunità di rimanere qui – racconta don Nazzareno, parroco di Arquata del Tronto – la gente è molto attaccata a questo territorio. Ciò fa sì che la Chiesa viva, quella fatta di persone, rimanga solida e doni speranza”. Una speranza che è ancora più forte grazie alla vicinanza del Papa. “Domenica scorsa – prosegue il parroco – in occasione della Prima Comunione di alcuni bambini della comunità, Francesco ha inviato loro un rosario come augurio per questo giorno importante. Quella del Pontefice è una presenza che sentiamo molto vicina, anche se fisicamente lontana”.

La vicinanza del Papa

Ricominciare e ricostruire. Sono queste la parole che vengono ripetute più spesso da chi ha vissuto il sisma sulla propria pelle. Le stesse parole che Papa Francesco ha pronunciato durante l’incontro in Vaticano con le popolazioni colpite dal terremoto del centro Italia, il 5 gennaio 2017. “Per ricostruire – aveva affermato – ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti”. Ma la ricostruzione non è solo materiale perché, come aveva sottolineato sempre in quella occasione il Pontefice, bisogna “ricostruire i cuori, le case, il tessuto sociale”. Francesco aveva poi invitato tutti a non smarrire mai la speranza, ricordando che bisogna “ricominciare, senza perdere la capacità di sognare, sognare il riprendersi, avere il coraggio di sognare una volta in più”.

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