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«Senza il noi di un popolo la vita sarà sempre più frammentata e violenta»

«Senza il «noi» di un popolo, di una famiglia, di una nazione e, nello stesso tempo, senza il «noi» del futuro, dei bambini e di domani; senza il «noi» di una città che «mi» trascenda e sia più ricca degli interessi individuali, la vita sarà non solo sempre più frammentata ma anche più conflittuale e violenta».

 

L’ultimo appuntamento dell’intensa seconda giornata cilena di Francesco è con il mondo universitario, nella Pontificia Università cattolica fondata 130 anni fadall’arcivescovo di Santiago. Nel cortile centrale dell’ateneo il Papa viene accolto da 700 studenti e da un gruppo di bambini. Quindi attraversa il patio, dove lo attendono 1200 membri del mondo accademico per ascoltare il suo discorso, ma prima si affaccia nel Salon Fresno dove sono riuniti altri 500 studenti.

 

Francesco ricorda che San Alberto Hurtado è stato qui studente e cita le sue parole: «Abbiamo importanti sfide per la nostra patria, che sono legate alla convivenza nazionale e alla capacità di progredire in comunità». Spiega che «la convivenza nazionale è possibile – tra le altre cose – nella misura in cui diamo vita a processi educativi che sono anche trasformatori, inclusivi e di convivenza».

 

Un obiettivo da raggiungere sviluppando «quella che definirei una alfabetizzazione integrale, che sappia adattare i processi di trasformazione che avvengono all’interno delle nostre società». Vale a dire «un’educazione (alfabetizzazione) che integri e armonizzi l’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’azione (le mani). Ciò offrirà e consentirà la crescita degli studenti in maniera armonica non solo a livello personale ma, contemporaneamente, a livello sociale».

 

Per Bergoglio è «urgente creare spazi in cui la frammentazione non sia lo schema dominante, nemmeno del pensiero; per questo è necessario insegnare a pensare ciò che si sente e si fa; a sentire ciò che si pensa e si fa; a fare ciò che si pensa e si sente. Un dinamismo di capacità al servizio della persona e della società».

 

«In questa società liquida o leggera, come alcuni pensatori l’hanno definita – osserva il Papa – vanno scomparendo i punti di riferimento a partire dai quali le persone possono costruirsi individualmente e socialmente. Sembra che oggi la «nuvola» sia il nuovo punto di incontro, caratterizzato dalla mancanza di stabilità poiché tutto si volatilizza e quindi perde consistenza». Una «mancanza di consistenza» che, secondo Francesco, «potrebbe essere una delle ragioni della perdita di consapevolezza dello spazio pubblico». L’università, in questo senso, è sfidata «a generare, all’interno del proprio stesso ambito, le nuove dinamiche che superino ogni frammentazione del sapere».

 

Il secondo elemento «molto importante» per questa «casa di studio» è »la capacità di progredire in comunità». I metodi classici di ricerca – osserva Bergoglio – «sperimentano certi limiti, tanto più quando si tratta di una cultura come la nostra che stimola la partecipazione diretta e istantanea dei soggetti. La cultura attuale richiede nuove forme capaci di includere tutti gli attori che danno vita alla realtà sociale e quindi educativa».

 

«È necessario – spiega – che l’acquisizione della conoscenza sia in grado di generare un’interazione tra l’aula e la sapienza dei popoli che costituiscono questa terra benedetta. Una sapienza carica di intuizioni, di «odori», che non si possono ignorare quando si pensa al Cile. Così si produrrà quella sinergia così arricchente tra rigore scientifico e intuizione popolare. Questa stretta interazione reciproca impedisce il divorzio tra la ragione e l’azione, tra il pensare e il sentire, tra il conoscere e il vivere, tra la professione e il servizio».

 

La conoscenza, dice Francesco «deve sempre sentirsi al servizio della vita e confrontarsi con essa per poter continuare a progredire. Di conseguenza, la comunità educativa non si può limitare ad aule e biblioteche, ma è sempre chiamata alla sfida della partecipazione».

 

Il servizio universitario deve «puntare ad essere di qualità e di eccellenza poste al servizio della convivenza nazionale», superando «ogni logica antagonistica ed elitaria del sapere».

Andrea Tornielli – VaticanInsider

19 Gennaio 2018 | 07:00
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