Commento

Repubblica Democratica del Congo: primo passaggio di potere pacifico

«È una vittoria che ci siano state le elezioni in Congo!» Joseph Kalamba, prete che vive fra il Congo e la diocesi di Basilea, commenta così le sfide politiche che il suo Paese ha affrontato lo scorso dicembre. Come non dargli ragione, dopo che la Repubblica Democratica del Congo è stata per anni sulla bocca di tutti a causa delle violenze e del continuo ritardo delle elezioni. Lo sfruttamento delle ricchezze del Paese, di cui si sono occupate recenti campagne di sensibilizzazione di Sacrificio Quaresimale, lasciava presagire che i disordini sarebbero continuati per anni. Invece, tra dicembre e gennaio sono avvenuti due fatti inediti nella storia di questo Paese: le elezioni presidenziali, che si sono svolte in un clima relativamente calmo e, in seguito, il primo passaggio di potere al governo senza spargimenti di sangue.

Perché ritiene una vittoria queste elezioni? «C’erano molti fattori destabilizzanti: lo scrutinio è stato rimandato molte volte, causando una rabbia popolare che si è tradotta in grandi proteste, con numerosi morti; inoltre, una parte del Paese non ha potuto votare a causa dell’ebola e della sicurezza. Per non parlare del fatto che il materiale di voto, due giorni prima dell’elezione, svoltasi il 30 dicembre, non era ancora arrivato in tutto il paese!»

Delle sfide enormi, tanto più che anche i risultati hanno dato qualche grattacapo… «Sì. La pubblicazione dei risultati tardava e serpeggiavano sospetti sulla commissione elettorale. La Conferenza dei vescovi congolese, che aveva 40.000 osservatori indipendenti in tutto il Paese, ha allora forzato la mano dicendo che conosceva già il nome del vincitore. Ma… non era lo stesso candidato che è stato poi eletto presidente».

La Chiesa cattolica congolese, forte di 20 milioni di fedeli, come ha vissuto questo momento? «Si sono create grosse tensioni e polemiche. Però, alla proclamazione del nuovo presidente la Chiesa cattolica ha scelto di fare un passo indietro per il bene della popolazione».

Che cosa possiamo aspettarci ora dal nuovo presidente eletto Felix Tshisekedi?
«Ci sono molte attese sulla questione sicurezza. Il Congo è stato invaso dalle milizie armate che illegalmente estraggono cobalto e oro, poi venduti a Paesi che non hanno interesse che il Congo sia in pace. Quando il nuovo capo di Stato ha prestato giuramento, qualche settimana fa, il popolo gli ha ricordato a gran voce che il suo stesso padre (che era considerato il Mandela del Congo) aveva come slogan: «Prima il popolo». Il presidente ha detto di essere molto toccato
da queste parole e ha tenuto un discorso di riconciliazione».

Chiara Gerosa

9 Febbraio 2019 | 09:57
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