Ticino

Patriottismo e Primo d’agosto

Sul concetto di Patria (oggi si preferisce parlare di «nazione»: ma lì siamo), ho le idee abbastanza chiare: occorre potendo amare la propria; ma con una nota bene. Dice il nota bene, «come quella del fratello». E qui iniziano forse le difficoltà. Sì, perché avendo – noi in Europa – molti «fratelli» (amici, conoscenti, persone che di cui ho stima) l’adagio testé evocato mi obbligherebbe ad amare la mia nazione come quella di Christian (il mio amico portoghese) o come quella di Fabio (il mio amico italiano); ecc.. La premessa tuttavia era doverosa (compreso il «nota bene») perché – sono gli storici a dircelo – nel ›Novecento vi furono due tra le più orribili guerre mai combattute dall’uomo e il «patriottismo» servì, ad alcuni politici di quel tempo, come «coperta» per nascondere interessi poco o per nulla confessabili.

Nel Novecento sono state combattute almeno due guerre (parlo dell’Europa); due guerre certamente non volute (almeno inizialmente), dalla gente, bensì da alcuni politici. I quali erano come quasi sempre, abili nel rivestire di nobili ragioni i loro meno nobili propositi. Così «patriottismo» venne a coprire questi propositi; con quello che poi ne derivò. Nessuna meraviglia quindi, se oggi di patriottismo non se ne sente quasi più parlare. Eppure. Eppure le nazioni continuano ad esistere, perché continuano ad esistere uomini che la storia (o il destino) ha voluto che vivessero fianco a fianco. Fine delle premesse, si spera non troppo tediose. Che avevano lo scopo di introdurre un testo che si è ritrovato nel corso del riordino di un fondo archivistico, il Fondo Karl Hofstetter (ora presso l’Archivio storico della nostra Diocesi).

K. Hofstetter (1912-1991) fu un convertito dal protestantesimo, un sacerdote, un contemplativo; e fu anche un ecumenista. Infine K. H. fu uomo del suo tempo. Nel senso che crebbe in un’epoca nella quale era «normale» essere patriottici – e il testo che presentiamo – occasionato dalla ricorrenza della «festa della patria», rivela appunto un suo particolare patriottismo (vedremo in che senso). Si è detto che fu anche «ecumenista». Infatti il testo che presentiamo nasce con una particolarità: quella di non essere, nella sua totalità, creazione di K.H..E questo per la buona ragione (annunciata nel finale dallo stesso padre) che egli ha utilizzato – consapevolmente – una preghiera preesistente, in uso presso i Riformati del Canton Neuchâtel, apportandovi suoi adattamenti[1]. Possiamo perciò considerarla ecumenica a tutti gli effetti[2].

Ma leggiamolo, il testo di questa preghiera.

Preghiera per il Primo Agosto; oppure per il Giorno di Azione di Grazie[3].

Dio onnipotente, padrone incontrastato dei nostri destini, ci prosterniamo davanti a voi, con i nostri fratelli di tutti i cantoni confederati. La vostra grandezza è assolutamente al di sopra dei nostri pensieri, ma la vostra bontà supera tutte le vostre opere. E’ a voi che dobbiamo tutto ciò che siamo. Ci avete accordato (di vivere, ndr[4]) in un paese magnifico, e ne avete fatto un soggiorno privilegiato. Di epoca in epoca, l’avete conservato ai nostri padri, di generazione in generazione avete fatto riposare la vostra benedizione sul nostro popolo; siete stato il suo soccorso ed il suo scudo nei giorni cattivi, l’avete rialzato dalle sue cadute, avete fatto nei suoi confronti prova di una lunga pazienza e di un’infinita misericordia. Per tutti questi benefici, Signore, celebriamo il vostro santo nome.

Vi rendiamo grazie per la fede cristiana che vi abbiamo conservato. Vogliate benedire, Signore, il nostro Santo padre il papa, tutti i nostri vescovi, preti e fedeli. Distribuite, Signore, sulla vostra Chiesa il vostro Spirito creatore, illuminatore e datore di vita, in modo che tutti coloro che confessano il vostro nome possano crescere in un’unica fede e in un medesimo amore.

Stendete la vostra mano su tutti i popoli e sugli uomini che li governano. Proteggete in particolare la nostra patria, e date a coloro che la dirigono il sentimento della loro responsabilità nei vostri confronti. Eliminate dalla nostra società le frodi, le oppressioni e gli odi; riconducete invece, per mezzo del Vostro Santo Spirito, sui sentieri della concordia, coloro che le passioni e i malintesi hanno diviso.

Siate la luce dei nostri focolari e l’ospite delle nostre case. Unite gli sposi nel vostro amore e ispirate i genitori nel compimento del loro dovere. Siate il padre degli orfani e la guida dei giovani che cercano la loro strada; sostenete gli uomini e le donne che sopportano il peso del giorno e rianimate la speranza di coloro che sono in età avanzata.

Padre delle misericordie, che non affliggete volentieri i figli degli uomini, ma di cui tutte le vie sono giuste e piene di bontà, raccomandiamo alla vostra misericordia gli isolati, i malati e tutti gli infelici[5]. Vogliate dare loro la certezza della vostra presenza, la pace e la consolazione. Elevate i loro sguardi verso la patria celeste dove non ci sarà più né separazione, né sofferenza, né peccato, e fateci vivere tutti nell’attesa di questo giorno glorioso in cui vi vedremo faccia a faccia, in Gesù Cristo nostro Signore.

Adattamento di testi dell’antica Liturgia della Chiesa riformata di Neuchâtel, fatta da Charles Hofsetter.

Commento. Giusta la nostra ipotesi, questa preghiera sarebbe stata composta attorno al 1954 (verosimilmente durante il soggiorno in una comunità benedettina del Canton Friburgo: Corbières). E’ chiaro: allora era in genere ammesso senza problemi che il vivere su un unico territorio richiedeva il sacrificio dei particolarismi, e che la religione cristiana (nelle sue due varianti principali: cattolica e riformata) contribuiva a fare da «collante» alla convivenza civile nazionale. Ora tutto è cambiato: le confessioni (sia pur riconosciute dallo Stato) hanno quasi cessato di fare da «collante» alla nazione; eppure non è proibito pensare che certi valori, se validi allora, potrebbero avere un senso anche oggi. Nel testo qua e là traspare un certo «patriottismo», ma senza eccessiva enfasi o retorica. Peraltro, si tratta di un patriottismo che non intende sminuire gli altri popoli. Il testo dice infatti: «Etendez votre main sur tous les peuples et sur les hommes qui les gouvernent ». Al centro della preghiera vi è soprattutto l’idea (allora pacificamente condivisa, oggi quasi improponibile come tale), che in Dio è possibile garantirsi un futuro come «patria», vale a dire come comunità di persone che occupano un determinato territorio e condividono (o almeno dovrebbero) una certa serie di valori e una storia. Ma vi è anche altro. Se leggiamo con attenzione il testo, notiamo che l’autore, nel gesto dell’implorare la protezione divina sulla patria-nazione – soprattutto nella seconda parte e nel finale esprime a più riprese la preoccupazione che nessuno venga tralasciato: non i giovani, non gli orfani, non gli «uomini e le donne che sopportano il peso delle difficoltà». E questo è molto bello! E dunque il testo non ci appare affatto retorico, se per «retorico» si intende un discorso senza originalità, senza possibilità di presa sul fruitore. Al contrario! Qui l’autore intende toccare nei destinatari le corde vive del sentimento e della ragione. Il modello di patria che vi soggiace, è quello di una patria «inclusiva», dove anche gli infelici e i meno fortunati devono poter trovare – in Dio, certo! – consolazione e amore. Concludiamo con una domanda: avrebbe ancora senso proporre oggi – e qui non penso tanto ai politici, ma ad altre categorie di persone: padri e madri di famiglia, docenti, sacerdoti – come fece Hofstetter a metà degli anni ’50 – una preghiera per la «festa della Patria»?

Paolo Binda


[1] Allo stato delle ricerche, non è dato sapere quanto, nel testo che pubblichiamo, sia di K. H. e quanto invece dell’originale riformato.

[2] Certo, K. H. introduce (questo lo si può dire senza tema di smentita) un ricordo de «il nostro Santo padre il papa, tutti i nostri vescovi e fedeli» e qualcuno potrebbe vedere in questo – oggi – un vulnus all’ecumenismo. Ma questo rinvia alla concezione di «ecumenismo» (e di cattolicesimo) che sembra emergere dalle carte-Hofstetter; dove in ogni caso l’ecumenismo non deve essere a scapito della verità – e sappiamo che  K.H. si era convinto, anche attraverso lo studio delle fonti patristiche, che il primato petrino posava su solide fondamenta…

[3] La preghiera, non datata, è stata trovata insieme a carte del 1954, in particolare insieme ad una lettera al redattore di una rivista (Dr. Stoffel; lettera del 2.10.1954). L’originale è in francese; la traduzione nostra (PB).

[4] Manca nell’originale.

[5] Sapendo che K. H. era portatore dalla nascita di un handicap fisico (una lussazione all’anca) viene da chiedersi quanto vi sia, in questa invocazione, di autobiografismo, di vicinanza alle categorie elencate per esperienza diretta di una certa solitudine e di un certo dolore. 

Bandiera svizzera sul Lago di Brienz
1 Agosto 2021 | 06:45
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