Vaticano

Il Papa: “Chi ha potere non cada nella corruzione”. E il Vaticano va a Scampia

02.02.2018, 07:00 / redazionecatt

Questa volta si va al di là della denuncia. Contro quella piaga che è la corruzione, stigmatizzata sin dall’inizio del suo pontificato come un «cancro», un «virus», un «tarlo» che oggi affligge politica, società e anche la Chiesa, Papa Francesco mobilita i fedeli di tutto il mondo affinché scendano in campo con la «forza invisibile» della preghiera e sradichino alla radice questo fenomeno.

 

Nel video per le intenzioni di preghiera del mese di febbraio, realizzato dall’agenzia spagnola La Machi e, per la prima volta, co-realizzato con un Dicastero di Curia – quello per il Servizio dello Sviluppo umano integrale che lo ha presentato in anteprima nella sede di Palazzo San Callisto, nel cuore del quartiere romano di Trastevere – Bergoglio chiede di pregare insieme «perché coloro che hanno un potere materiale, politico e spirituale non si lascino dominare dalla corruzione».

 

«Cosa c’è alla base della schiavitù, della disoccupazione, dell’abbandono dei beni comuni e della natura? La corruzione, un processo mortale che nutre la cultura della morte» afferma il Papa all’inizio del filmato, durante il quale i fotogrammi dei volti sofferti di bambini di Africa e Medio Oriente si alternano a scene di donne costrette a prostituirsi per strada, di disastri ambientali e di politici che si scambiano le “mazzette”, o della lapide del giudice Giovanni Falcone. A queste immagini, a conclusione del video, si contrappongono quelle della bellezza dell’arte – del “Giudizio Universale” di Michelangelo in particolare – della natura, di bambini che giocano.

 

Francesco intanto recita: «La brama del potere e dell’avere non conosce limiti. La corruzione non si combatte con il silenzio. Dobbiamo parlarne, denunciarle i mali, comprenderla per poter mostrare la volontà di far valere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla».

 

Questa volta il Papa «affida questa sfida umana nelle mani del Signore, chiede la grazia di poter vincere questa piaga sociale», sottolinea il prefetto del Dicastero, il cardinale ghanese Peter Appiah Turkson. Il Pontefice «chiede di pregare con lui affinché l’umanità trovi la forza di resistere e combattere» contro questo fenomeno che investe «ogni istituzione umana, inclusa la Chiesa che fa parte della comunità umana», dice ai giornalisti. Alla base di questo filmato – diffuso sul web in nove lingue – «c’è dunque il riconoscimento che oltre la potenza umana esiste sempre la grazia di Dio e una Chiesa che gli chiede aiuto. Non dobbiamo parlare di risolvere la corruzione in teoria, ma combatterla in ogni settore» perché, alla fine dei conti, a farne le spese sono i poveri.

Turkson spiega anche che sono in corso i lavori del gruppo di studio sul fenomeno della corruzione, alla luce delle parole di Papa Francesco – le ultime pronunciate davanti alle autorità del Perù o nel messaggio per il Forum di Davos -, istituito a conclusione del primo Dibattito Internazionale sulla Corruzione, svoltosi a giugno nella Pontificia Accademia per le Scienze sociali. Lo stesso gruppo che doveva formulare un decreto per condannare corrotti e mafiosi al massimo della pena nella Chiesa, la scomunica, come riferiva allora un comunicato vaticano.

 

Su questo punto, però, il cardinale fa un passo indietro e chiarisce: «Quella della scomunica è stata una proposta avanzata da uno dei partecipanti alle sessioni all’Accademia delle Scienze. Non si può presentare la questione della scomunica come una decisione adottata dal gruppo, anche perché è qualcosa che va approfondito». È «una pista», non una «posizione della chiesa», puntualizza il porporato. In ogni caso altri due Dicasteri, la stessa Segreteria di Stato e il Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, «hanno chiesto di aderire al gruppo, dal momento che la scomunica coinvolge anche legislazione della Chiesa».

 

Il capo Dicastero chiarisce pure un’altra questione: «La scelta di questo tema non è stata fatta in vista delle elezioni italiane. È una semplice coincidenza», dice ai giornalisti. Il Papa, con i suoi videomessaggi mensili, parla al mondo e non entra nelle pieghe delle dinamiche politiche di un paese: «Ogni mese il Santo Padre identifica una intenzione di preghiera su un tema. Questa volta è capitato la corruzione, non è di certo stato preparato appositamente» in vista del 4 marzo, «anche perché – scherza Turkson – viste le ultime vicende tra Stati Uniti e Russia, il Vaticano non ha intenzione di influenzare nessuno».

 

Invece la Santa Sede entra a gamba tesa in un territorio difficile come quello di Scampia, a Napoli, crocevia di camorra, droga, criminalità anche minorile, reso (ancora più) famoso dalla serie tv “Gomorra”. Lì il Dicastero per lo Sviluppo integrale organizza per il prossimo 3 febbraio un Dibattito pubblico sulla corruzione, che si aprirà proprio con la proiezione del video papale e la presentazione del libro “Corrosione” del cardinale Turkson con la prefazione di Francesco.

 

«Vogliamo affrontare il problema in un contesto dove alle volte c’è un impegno poco chiaro da parte delle autorità locali, mentre c’è lo sforzo di mafia e camorra di entrare nei sistemi dell’economia locale», ha spiegato l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi. «È un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e affrontare il problema alla radice, dare una risposta alle famiglie, alla gente comune».

 

All’incontro parteciperanno don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”, e diversi rappresentanti della politica, dell’educazione, dei sindacati e delle associazioni. In totale saranno 23 ospiti, ha riferito Vittorio Alberti, officiale del Dicastero per lo Sviluppo integrale, che si confronteranno nella scuola “Attilio Romanò” – intitolata ad una vittima di camorra – tra Secondigliano, Miano e Scampia. C’è una «convergenza di intenzioni tra Stato, Chiesa e mondo educativo», ha detto Alberti. «Lo facciamo soprattutto per i giovani, in un momento in cui accadono tragedie e si creano modelli emulativi negativi, per far capire loro che la strada non è quella di “archiviarsi” in questo sistema ma di lottare per cambiare il contesto sociale in cui vivono. Non è una questione solo morale ma di prospettiva intellettuale e socio-politica».

Salvatore Cernuzio – VaticanInsider

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