Internazionale

Il muro tra Usa e Messico. La testimonianza di un sacerdote di Puebla

Il presidente Usa Trump – contrariamente a quanto detto ieri – non farà ricorso alla Corte Suprema dopo la conferma della sospensione, da parte della Corte d’Appello, del bando anti-migranti nei confronti di sette Paesi. Il capo della Casa Bianca però è pronto a presentare un nuovo ordine esecutivo sul divieto di ingresso, un «bando bis». «Abbiamo bisogno di fare in fretta – ha detto – per ragioni di sicurezza nazionale. Intanto, rimangono le tensioni con il Messico per i rimpatri di immigrati e il prolungamento del muro tra i due Paesi annunciato da Trump. Massimiliano Menichetti ha raggiunto telefonicamente in Messico, padre Armando Javier Prado Flores, vicario episcopale per i laici nell’arcidiocesi di Puebla:

R. – L’arcidiocesi di Puebla è la sesta per numero di fedeli cattolici: ne ha sei milioni; poi, ne ha ancora due milioni negli Stati Uniti. Per questo ci tocca profondamente quello che avviene negli Usa. Attendiamo l’arrivo di 30 mila rimpatriati dagli Stati Uniti, proprio nella regione più povera della nostra diocesi, e per questo siamo preoccupati. Le rimesse inviate da chi lavora negli Usa vanno aumentando ogni anno e questo per il Messico significa tanto…

D. – Come farete fronte a questa emergenza?

R. – L’arcivescovo ha istruito la Commissione per l’immigrazione a sollecitare gli alberghi per l’accoglienza, ma anche la società civile, il governo, le ong, gli imprenditori, per creare fondi destinati al lavoro. Noi non siamo preparati a ricevere all’improvviso 30 mila persone, dobbiamo fare uno sforzo non soltanto per il momento del rientro, ma soprattutto per creare condizioni di vita e di lavoro nel tempo.

D. – I rimpatri, da una parte, e la volontà espressa dal presidente statunitense Trump di prolungare il muro che divide i due Paesi: come vive la popolazione tutto questo?

R. – Diciamo che quelli che sono andati negli Stati Uniti sono stati costretti, mossi dalla ricerca di mezzi per vivere, ed ora sono sfiduciati, anche qui ciò che prevale è l’incertezza. Sono state dette parole, ma poi bisogna vedere lo sviluppo delle politiche reali negli Stati Uniti.

D. – In questa situazione, che cosa state facendo?

R. – La Chiesa cattolica di Puebla e quella di Denver hanno sviluppato un programma per l’attenzione, la pastorale e l’aiuto dei migranti; a un livello più generale, la presidenza dell’episcopato messicano si è incontrata con il presidente del Messico per dirgli che questo è un tempo in cui abbiamo bisogno di rimanere uniti, di sviluppare creatività, cercare altri mercati e soprattutto di renderci vicini a quelli che hanno bisogno.

D. – Il Papa più volte ha parlato contro i muri: questo incoraggia vi incoraggia?

R. – Nel Messico circola un piccolo video su whatsapp in cui Papa Francesco parla chiaro e tondo, dicendo: «Tutti i muri cadono; bisogna costruire ponti di amicizia, di lavoro, di servizio». Questo incoraggia moltissimo.

D. – La Chiesa è anche molto impegnata per quanto riguarda la crescita, il sostegno alla popolazione …

R. – La Chiesa è un articolatore sociale. Offre speranza nella parola del Vangelo e con il governo, con gli imprenditori stiamo cercando di creare opportunità nuove per aiutare. Incoraggiamo tutti ad aiutare in questa situazione.

D. – Queste sfide sono immerse nelle piaghe del narcotraffico e della corruzione …

R. – La corruzione è terribile; penso sia il problema più grave del Paese. Lo stato di diritto è debole: non abbiamo un sistema di giustizia per fare fronte alla criminalità. Questo richiede uno sforzo, una nuova coscienza nazionale. Bisogna creare un nuovo stile di rapporto, di onestà: questo, da un lato. Dall’altro, il Paese vive non soltanto la povertà ma anche l’iniquità: è ingiusto, è un’offesa a Dio e al prossimo che qui a Puebla abbiamo un milione di persone in estrema povertà.

D. – Mi diceva che per vincere questa sfida avete avviato un programma ambizioso …

R. – Noi abbiamo preso l’iniziativa di portare avanti un programma per tutti i settori sociali fino al 2031 per eliminare la vera povertà, l’estrema povertà da Puebla. Le autorità sono impegnate in questo e credo che in pochi anni avremo iniziative che serviranno a questo proposito.

(Da Radio Vaticana)

13 Febbraio 2017 | 09:51
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