Internazionale

L'impegno ecologico nella Chiesa e nel mondo. A cinque anni dalla «Laudato sì» il bilancio di padre Filippo Ganapini

Cinque anni fa la pubblicazione della «Laudato sì» di Papa Francesco, un documento che ha segnato un passaggio decisivo nell’impegno mondiale alla cura del creato. Ripercorriamo i vari passaggi insieme a Padre Filippo Ivardi Ganapini, direttore della rivista mensile Nigrizia.

Padre Filippo, cosa è cambiato nel mondo in merito ad ecologia e cura della casa comune?

L’enciclica «Laudato sì» ha segnato un’epoca, rappresenta una pietra miliare del cammino verso l’attenzione a tutto il problema ambientale. Questo documento realizzato da Papa Francesco è il frutto di un cammino fatto insieme a tanti esperti; è una sintesi di un percorso dove diversi scienziati hanno dato il loro contributo. Francesco ha saputo mettere insieme questi aspetti di analisi della realtà per poi rileggerla attraverso quello che è il Vangelo straordinario della creazione. Partendo dalla logica del Vangelo il Papa indica delle piste di azione divise su tre piani: il primo è quello del vedere. La Laudato sì è forse il primo documento a livello ecclesiale in cui la scienza dà un contributo così importante. La seconda fase è quella del giudicare: questa realtà viene giudicata con gli occhi della fede. La terza parte è quella dell’agire, dove Francesco dà delle linee di orientamento e di azione. Questa perla viene considerata non solo a livello cattolico, ma anche dal mondo scientifico: il suo apporto è stato determinante nel 2015 per quanto riguarda l’Accordo di Parigi che ha dato una spinta fondamentale per un impegno mondiale sul contenimento delle emissioni di anidride carbonica. Sarebbe stato un risultato molto importante se Trump non avesse deciso di tirarsi fuori dall’accordo. Nel 2019, poi, si è svolta a Madrid la COP25, un altro summit a livello globale che si è però dimostrato un grande fallimento. Prossimo passo in programma è la COP 26 a Glasgow in Irlanda, in programma per il 2020, rimandata al 2021 causa coronavirus.

Padre Filippo Ivardi Ganapini

A cinque anni dalla pubblicazione dell’Enciclica di Francesco qualche passo è stato dunque realizzato…

Sono stati fatti alcuni passi e ci sono state diverse iniziative anche nel mondo cattolico: in questi anni è aumentata la sensibilità nei confronti dell’ambiente e nella cura della casa comune. Quello ecologico non è più un tema solamente sociale o di politica; papa Francesco nella «Laudato sì» motiva un’azione a partire dalla nostra fede. Proprio per questo, Francesco ha continuato l’impegno richiamato nell’Enciclica con il Sinodo dell’Amazzonia sfociato nei mesi seguenti nell’esortazione apostolica post sinodale «Querida Amazzonia», un ricco documento improntato sui quattro sogni ecclesiali di Francesco: il sogno ecologico, quello culturale, quello ecclesiale e il sogno sociale.

«Pensavamo di vivere sani in un mondo malato». Il riferimento e l’attenzione della cura della casa comune non sono mancati neanche durante la preghiera per la fine della pandemia in una piazza San Pietro deserta…

In questo momento storico si cerca sempre di più di capire le cause di questa pandemia che sembrano essere legate a una perdita della biodiversità. Oggi più che mai uomo ed ambiente si trovano legati tra loro: proprio in questi mesi abbiamo visto come il mondo, in conseguenza ai lockdown dei diversi Paesi, si sia fermato provocando un notevole calo dell’inquinamento atmosferico mondiale. La grande domanda di Francesco è dunque questa: «Che tipo di mondo lasciamo alle future generazioni?». Il suo grande invito è quello di cambiare modello di vita, facendo in modo che nella scala più alta dei valori non venga più innalzato il dio denaro.

… di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti» (Laudato sì, 193).

Africa e Laudato sì: qual è il legame tra il grande continente e l’enciclica di Francesco?

Questa situazione di pandemia mette ancora più in luce il divario tra mondo più industrializzato e l’Africa. Appare sempre più evidente come le disuguaglianze aumentano tra chi ha e chi non ha. Per 200 milioni di africani, è la cifra di coloro che vivono nelle baraccopoli, non è stato possibile rispettare il lockdown, non avendo una casa dove stare. Sempre di più si sta facendo largo questa realtà di un virus che non è mai stato democratico ma che ha attaccato maggiormente quelle popolazioni più indifese e vulnerabili.

Come, secondo lei, si può proporre e diffondere una ecologia integrale?

Credo che dobbiamo partire da quelle piccole esperienze così concrete che si stanno sviluppando in Italia e nel mondo intero. In questa settimana in cui viene celebrata la «Laudato sì» nel suo quinto anniversario, noi di Nigrizia abbiamo voluto dare voce a quelle esperienze piccole ma molto significative che sul territorio provano a vivere questa spiritualità a partire dal contatto con la terra e da uno stile di vita ecosostenibile. Farci carico della casa comune e prendercene cura vuol dire rispettare madre Terra e cercare di vivere con uno stile che possa rispettare anche le generazioni future. Questa è la grande preoccupazione di papa Francesco.

Silvia Guggiari

21 Maggio 2020 | 18:14
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