Internazionale

Lavanderia Samos

«Ogni giorno consegnamo un biglietto e una sacca di plastica dove riporre gli indumenti e le coperte da lavare. Il giorno dopo si devono presentare alla lavanderia entro le 9 e noi cerchiamo di restituire i capi lavati entro le 17/1730. Quando consegnamo i biglietti per venire a fare il bucato andiamo nelle diverse sezioni del Campo: sia l’area ufficiale e sia le due aree nella cosiddetta giungla. Quando tutte le lavatrici e asciugatrici funzionano capita che le persone possano fare una lavatrice ogni tre/quattro mesi… Però al momento una lavatrice è rotta e quindi ci vuole molto di più. Potenzialmente le persone possono fare una lavatrice ogni 6 mesi».

Non c’è bisogno di commentare. Proviamo ad immaginarlo per un secondo se accadesse nelle nostre vite. Nessuna legge sull’asilo politico, nessun respingimento alla frontiera, nessuna legge sull’immigrazione, ma nemmeno nessun reato in genere prevede la spoliazione della dignità umana. Nessun essere umano merita questo.

«È terribile vivere con gli abiti sporchi, molto sporchi viste le condizioni in cui vivono. Per questo, questo servizio che Samos Volounteers offre è molto importante, fondamentale. Forse è una piccola cosa nella loro difficile vita avere i vestiti puliti, ma questo dà in qualche modo un po’ di dignità al loro essere. Quando vengono qui si può dire che sia una metafora di ciò che desiderano per la loro vita futura. Desiderano dare tutto di se stessi, in questo caso i vestiti, quindi affidarli e affidarsi a qualcuno che sappia custodirli, proteggerli e dargli la possibilità di cancellare e pulire il passato. Il risultato? Ricevere indietro una bella e nuova versione di se stessi.»

Yemi viene da Londra. Ha deciso di passare qui e così le sue vacanze. Come molti volontari è giovanissima e di grandi sogni e speranze. Che qui a Samos si sono scontrate con una realtà inimmaginabile. Yemi con la sua mente aperta e «buonista», con la sua giovinezza e sperenza idealista, con la sua lavanderia ci autorizza a lavare le nostre coscienze e a demandare alla prossima generazione l’indignazione. O no?

A Samos c’è un hotspot. Un centro di accoglienza e smistamento dei migranti che provengono dalle coste turche. Turchia che prende, dal 2016, diversi miliardi di euro dall’europa per «trattenere» i migranti. Evidentemente qualcuno sfugge. O viene lasciato sfuggire, come avvertimento, come dimostrazione di forza e ricatto.
Non sta a noi giornalisti cambiare le leggi, o la consuetudine o le convenzioni internazionali. Le leggi, giuste o meno giuste all’apparenza, si applicano e non di discutono. Ma l’hotspot è un non-luogo. È a tutti gli effetti un centro di detenzione dove in attesa di un giudizio di accoglienza o meno i migranti stazionano per giorni, mesi in alcuni casi anni. È un non-luogo dove i più elementari diritti umani di salute, sicurezza, rispetto vengono calpestati ogni giorno. Le leggi ci sono e vanno applicate, e qui sarebbe un primo passo. Ma dove è l’umanità nel far vivere 3500 persone, di cui 1000 minori e 120 minori non accompagnati, in uno spazio che ne prevede 650. Con pochissimi rubinetti dell’acqua, due medici (di cui uno psicologo), due pasti al giorno per cui si fanno tra le 4 e le 5 ore di fila. Dove proliferano malattie per le condizioni igieniche. Dove si viene morsi da serpenti e ratti. Nessuno utopicamente può sostenere che si debbano aprire i porti e le frontiere a tutti. Ma che si intervenga con umanità è doveroso per ogni paese civile, e non.

24 Luglio 2019 | 05:46
Samos (5)
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