Svizzera

Ignazio Cassis: «La Svizzera sta considerando l’idea di avere il proprio ambasciatore residente in Vaticano»

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) il 3 novembre ha annunciato la cancellazione della visita in Svizzera del cardinale Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, che era in programma dal 7 al 9 novembre. Prima della conferma della visita annullata a causa della pandemia da Coronavirus, il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del DFAE, aveva rilasciato un’intervista al sito kath.ch sullo stato delle relazioni tra la Svizzera e la Santa Sede.

di Raphael Rauch (traduzione e adattamento: Katia Guerra)

In quanto consigliere federale, è diverso incontrare un alto funzionario o un dignitario spirituale?
Ho incontrato il cardinale Parolin a New York l’anno scorso per preparare il centenario della ripresa delle relazioni diplomatiche. Sentivo di parlare non solo con il rappresentante di uno Stato, ma anche con il rappresentante di un’istituzione di oltre un miliardo di cattolici.

Quanto è diplomatico il cardinale Parolin?
Colleghi di tutto il mondo mi hanno detto che i due migliori corpi diplomatici sono quelli della Svizzera e del Vaticano. Quando parlo al cardinale Parolin, sento questa tradizione diplomatica. Sta attento, soppesa ogni parola, tende a sottolineare il positivo e ad abbellire un po’ la realtà. Con lui si parla di ciò che non è ancora perfetto più in sottofondo. I colloqui con lui sono diversi rispetto a quelli con gli altri leader dello Stato.

Qual è il centro del suo messaggio al cardinale Parolin?
Possiamo celebrare 100 anni di riconciliazione nel senso che 100 anni fa, la Svizzera ha abbandonato il Kulturkampf. Credo che sia giunto il momento di aprire un nuovo capitolo tra la Svizzera e la Santa Sede.

Come potrebbe essere questo nuovo capitolo?
Vogliamo lavorare più a stretto contatto. Abbiamo valori e interessi simili in alcuni settori. Questo a partire dalla Guardia Svizzera, fino alla lotta contro la pena di morte.

La Svizzera ha un ambasciatore non residente presso la Santa Sede. L’ambasciatore svizzero in Slovenia rappresenta da Lubiana gli interessi della Svizzera in Vaticano. Potrebbe immaginare un suo ambasciatore residente?
Stiamo attualmente esaminando questo su richiesta del Vaticano. Ma non c’è ancora una decisione.

Probabilmente è troppo costoso?
Non è solo una questione di soldi. Ci sono altre questioni in gioco. Ma non posso dire di più su questo al momento.

La Santa Sede e la Svizzera hanno molti interessi comuni sulla scena diplomatica: i diritti umani, la protezione dell’ambiente, il mantenimento della pace, la messa al bando della pena di morte. Ma ci sono anche differenze, per esempio sull’aborto, l’eutanasia o il matrimonio per tutti. Come percepite le differenze?
La nostra Costituzione inizia con le parole: «Nel nome di Dio, l’Onnipotente!» . Abbiamo valori cristiani ma siamo anche una nazione secolarizzata. Ecco perché abbiamo molte cose in comune con la Santa Sede. Ma ci sono anche differenze. Il Vaticano ha una posizione conservatrice per quanto riguarda l’immagine della famiglia. La Svizzera la vede in modo diverso.

In Svizzera c’è chi vocifera che non è nell’interesse elvetico che la Guardia Svizzera sia puramente cattolica e puramente maschile. Alcuni mettono addirittura in dubbio la Guardia Svizzera.
La Guardia Svizzera è un fiore all’occhiello della Svizzera. Non è solo una questione di politica di sicurezza – è molto di più. Non dobbiamo sottovalutare, ad esempio, l’effetto delle pubbliche relazioni. Quando il Papa celebra una Messa trasmessa in tutto il mondo, le guardie svizzere possono essere viste ovunque. Essi sono i valori svizzeri: sono precisi, puntuali, diligenti, proprio come la Svizzera. Sono quindi lieto che il numero delle guardie sia salito a 135.

Ha mai desiderato diventare una guardia svizzera?
No. Ma un mio buon amico, del mio paese è entrato nella Guardia Svizzera. Eravamo tutti pieni di ammirazione e anche un po’ gelosi.

Una vicenda finanziaria sta minando i rapporti con il Vaticano e la Santa Sede. Riguarda dei fondi che avrebbero attraversato BSI Lugano e Credit Suisse. È attualmente in corso una richiesta di assistenza legale reciproca.
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha ricevuto quest’anno una richiesta di assistenza legale. La Procura federale sta indagando sull’accaduto. IL DFGP ha inviato la prima parte dei documenti al Vaticano in aprile. Da allora sono state avviate ulteriori indagini.

Il consigliere federale Ignazio Cassis
11 Novembre 2020 | 11:42
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