Ticino

"Essere parroci significa regalare il senso della bellezza". I trent'anni di don Angelo Ruspini a Giubiasco

22.06.2019, 22:03 / RedCattLQ

Il suo ministero? Un’occasione costante di crescita e formazione. È così che don Angelo Ruspini rilegge con noi i suoi trent’anni da parroco a Giubiasco, alla soglia della pensione. «In tutti questi anni ho cercato, rammenta, di lavorare soprattutto sulla catechesi, con un obiettivo ben preciso: far rivivere nei cuori la bellezza di essere figli di Dio, cittadini del mondo, responsabili di se stessi». Don Angelo in trent’anni di catechesi ha proposto la rilettura di tutti i più importanti documenti magisteriali, cercando di renderli alla portata delle persone. «Continuo a sognare una comunità animata dall’entusiasmo per essere cristiani. Per far arrivare il messaggio, cerco sempre di metterci del mio: gioia e creatività, che sono diventati nel tempo il mio stile di vita e continueranno ad esserlo. Le cose vanno spiegate con il sorriso».

Nella memoria di don Angelo soprattutto due esperienze: quella con gli anziani del campo estivo ad Olivone con la Fondazione Vita Serena, di cui è presidente, e poi gli anni di scoutismo. «Lo scoutismo – ci rivela – è bello perché ci si educa educando». Del campo estivo, invece, continua ad apprezzare «tutti quei giovani, provenienti da ogni parte del Ticino e anche dall’Italia che ogni estate danno la loro disponibilità per animare alcuni giorni di vacanza per gli ospiti del Campo. Prima di dare, sono io che imparo qualcosa: l’educazione al valore della persona umana, anche quando essa è anziana. La vecchiaia non è la fine di tutto. È un dare e ricevere continuo; la nostra presenza è frutto del lavoro di questi anziani, a cui con il Campo ridiamo un po’ di quel bene che a loro volta ci hanno dato».

Un aspetto, quello sociale, a cui don Angelo è sempre particolarmente attento, sin dai tempi di Bodio, quando da parroco si ritrovò confrontato con la chiusura imminente della Monteforno. Decine di famiglie improvvisamente senza lavoro. È allora che don Angelo inizia un lavoro sociale e assistenziale nei loro confronti, coinvolgendo anche Caritas, nel tentativo di sostenerli. «Ho fatto anche dei corsi di animatore sociale – ricorda – nel tentativo di capire come poter seguire meglio le persone in difficoltà. Questo perché credo che vita e fede vadano di pari passo; ci sono delle esigenze spirituali, ma anche concrete nella vita di tutti, come quella di lavorare». È da 28 anni che don Angelo si sta anche formando nel campo della psicologia: «Lo faccio per me, per diventare una persona equilibrata anzitutto, per imparare a valorizzare la mia storia personale anche con le sue ferite e riuscire così a reggere le difficoltà. Nella vocazione del prete queste non mancano. Bisogna abbandonare la prospettiva del manager che vuole subito i risultati e lasciare che sia il Signore a portare a compimento quello che facciamo, le cose seminate bene. È così, con questa prospettiva, che entro in dialogo con la gente che incontro ».

Ma cosa si augura don Angelo per il futuro suo e della parrocchia che lascia? «La cosa fondamentale è avere sete di conoscere Gesù. La comunità ecclesiale si basa sulla libertà di ciascuno di poter scegliere il proprio modo di formarsi. La sete però è fondamentale; bisogna sempre averla per non accontentarsi ed essere, anche come parrocchia, una comunità trainante. Il mio desiderio è che questo possa realizzarsi anche in futuro».

Sandro Maglio e Elena Medici, una coppia attiva nella parrocchia di Giubiasco, ci raccontano che a colpirli, sin dal loro arrivo, è stata l’energia che don Angelo mette in tutto quello che fa, il suo mettersi al servizio della parrocchia e il suo esserci sempre. «Eravamo sposati da poco e don Angelo ci ha chiesto di partecipare alla preparazione delle coppie al matrimonio e di dare testimonianza della sua bellezza: ci ha subito dato fiducia», ricordano con gratitudine. Nell’accompagnare i futuri sposi sorprende la sua capacità di coinvolgere le persone e di risvegliare la fede, tanto da portare una coppia a stravolgere i suoi piani. «Avevano previsto di sposarsi in Italia, ma hanno scelto Giubiasco e don Angelo», ci raccontano. «Il suo mettersi all’ascolto, il linguaggio semplice e accessibile, il riferimento costante alla vita quotidiana sono gli elementi che lo contraddistinguono e che lo rendono un punto di riferimento importante per tutti», evidenziano. E questo anche fra i più giovani, come ha potuto constatare Sandro nella sua attività quale catechista. Nei confronti di coloro che collaborano in parrocchia ha sempre dimostrato la sua gratitudine attraverso piccole-grandi attenzioni.

Andrea Martinella, invece, scout di lunga data, rievoca gli anni in cui don Angelo era assistente spirituale degli scout a livello cantonale degli scout. Allora Andrea era adolescente: «Un’età difficile, ma con la sua semplicità, risolutezza e sicurezza don Angelo riusciva appieno a trasmettere i messaggi spirituali; nulla di quello che diceva era detto a caso, al contrario era studiato e preparato con maestria e creatività, fatto apposta per colpire nel segno». Nelle parole di Andrea riemerge una costante del carattere di don Angelo, che lo caratterizza anche oggi: «È capace di catturare l’attenzione di tutti; credenti o no, ascoltano il messaggio che lui trasmette con un’energia speciale, profonda e sensibile allo stesso tempo. Sa essere severo al momento opportuno, ma poi davanti al fuoco di un bivacco non rifiuta mai di partecipare a qualche scenetta divertente, di cantare canzoni scout o di cantautori famosi». Da ultimo, Andrea ricorda anche le bellissime messe scout, «con gli altari preparati con materiale trovato in natura, addobbati ad arte con i fiori di campo posati ordinatamente e con cura». L’impegno di don Angelo per lo scoutismo è continuato anche a Giubiasco. «Un assistente prezioso, che si è impegnato da subito per accompagnarci sino ad oggi, con l’apporto dei vari vicari che hanno collaborato nel tempo». «Con lui – conclude Andrea – si può imparare a leggere la presenza divina nello sforzo di un’escursione, nella luce delle stelle, nella magia del fuoco del bivacco, nella condivisione della tenda e nel canto. A Giubiasco ha seminato molto con le sue doti comunicative e la caratteristica semplicità nell’affrontare e spiegare le tematiche della fede con entusiasmo, umiltà e costanza, che di sicuro conserverà anche in futuro».

Laura Quadri

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