Diocesi

Collegio Papio: Lorenzo Planzi presenta la sua ultima ricerca

17.11.2018, 16:05 / Laura Quadri

Molte le autorità civili e religiose presenti ieri sera – tra cui l’Onorevole Claudio Franscella, in rappresentanza del Governo cantonale – per la presentazione del libro del ricercatore ticinese Lorenzo Planzi, intitolato Il Collegio Papio di Ascona. Da Carlo Borromeo alla diocesi di Lugano (Armando Dadò Editore), e frutto di molti mesi di ricerca.

“Un libro davvero eccezionale”, non ha dubbi mons. Pier Giacomo Grampa, incaricato di aprire la conferenza, e Preside del Collegio dal 1979 al 2003, per ben 37 anni. Parla a braccio, rievocando eventi, date, ma soprattutto usa il cuore, denso di ricordi e gratitudine verso il Collegio: “La berretta del cardinale Carlo Borromeo ci attesta che il 30 ottobre San Carlo, di ritorno per la terza volta ad Ascona, tre giorni prima di morire, è stato qui per fondare il Collegio, che è davvero la sua ultima opera prima di rimettere l’anima nelle mani del Padre. Veniva da Varallo, san Carlo, dov’era stato per gli Esercizi spirituali, era febbricitante, era moribondo; eppure ha voluto questo Collegio. Un uomo che è stato un gigante della riforma cattolica seguita al Concilio di Trento e che si trovava dunque in un tempo simile al nostro, un periodo postconciliare. C’è da chiedersi se sappiamo cogliere i medesimi frutti, il medesimo spirito, la ventata di modernità che ci giunge dal Concilio Vaticano II, così come Carlo Borromeo seppe trarre una lezione importante da Trento. Sei Concili diocesani, 11 Concili regionali, 60mila lettere: era un uomo che non si fermava mai. E a lui il Ticino guarda con gratitudine: in Cattedrale conserviamo la sua Mitra, il Seminario San Carlo un brandello del suo abito cardinalizio e, infine, ad Ascona la sua berretta”.

“Il Collegio, fondato nel 1584, ha 434 anni alle spalle, ma un primo racconto integrale della sua storia arriverà solo nel Novecento, per mano di un benedettno”, continua Grampa. “L’opera fu scritta per delle esigenze precise – i Benedettini stavano per prendere possesso del Collegio – e fu pubblicata solo in tedesco, con gli strumenti storiografici del tempo. Quindi, in occasione dei suoi quattrocento anni, il Presidente dell’Associazione Amici del Collegio Papio di allora, Dario Scafetta, decise di far tradurre il libretto, che fu aggiornato con alcune schede informative. Il testo terminava proprio con questo auspicio: Ci auguriamo di avere aperto la strada per studi successivi, che auspichiamo non vorranno mancare più completi ed esaurienti. Lorenzo Planzi ha preso alla lettera questo invito. Il suo libro deve idealmente servire a riscoprire fini, valori, funzioni che il Collegio deve avere: deve far capire che il Collegio ha un certo contesto da rispettare e rivitalizzare. Esso deve servire ad aprire la visione a chi volesse allontanarsi dalle linee autentiche dell’impostazione primitiva. Lo spirito di fondo o è quello che il libro documenta o diventa un tradimento per la storia futura del Collegio. È per questo che ho sostenuto fin dall’inizio il progetto”.

Quindi è intervenuto Pierre-Yves Fux, Ambasciatore della Svizzera presso la Santa Sede e fresco dell’incontro di lunedì scorso tra Papa Francesco e Alain Berset:

“È un libro interessante perché in Svizzera abbiamo la tradizione dei Collegi maggiori. La Svizzera alimenta da sempre questa tradizione e il libro ce lo ricorda. I titoli dei capitoli del volume sono quasi una poesia ma la pagina più interessante – forse quella che nessuno guarderà – è la numero 323, in cui vengono elencate le fonti e ci documenta il viaggio straordinario che ha fatto per noi nel buio degli archivi Lorenzo. Ritengo sia un libro che si leggerà e studierà molto grazie a questo lavoro di fondo. Un libro su un liceo maggiore è interessante per la Svizzera in genere, appartiene al genio nazionale. Inoltre, il Papio ha qualcosa di speciale per me; sono qui per testimoniare che è luogo di apertura. Se si può parlare di maturità “federale” e non solo svizzero-tedesca o svizzero-francese è anche grazie al Collegio di Ascona. Come si suol dire, chapeau!”.

L’attuale Preside, mons. Foletti, ha quindi ricordato che “al centro del Collegio rimane l’incontro tra persone, adulti e giovani che vogliono crescere nella consocenza, ma anche nella responsabilità, coltivando le virtù (virtutis palestra, non a caso, recita la scritta all’entrata del Collegio). Ma nulla è scontato, neanche il futuro del Collegio. Esso dipende dall’afflusso di alunni, che a sua volta dipende da molti altri fattori, come la disponibilità a fare sacrifici delle famiglie o lla disponibilità del Comune di Ascona nel sostenere gli alunni domiciliati e tante altre cose. Ma anzitutto è il Collegio che deve continuare ad essere attrattivo nella formazione dei giovani e qui emerge la grande responsabilità di saper leggere i segni dei tempi. Infatti presentiamo questo libro in un anno difficile, con una diminuzione a due degli iscritti, segnatamente in prima media. Crisi demografica? Forse, ma è un segno che non psosiamo abbassare la guardia, dobbiamo capire che strada intraprendere, nella consapevolezza che strutture adeguate sono necessarie e che inoltre è fondamentale formare la personalità del corpo docente. Il libro di Planzi mette bene in rilievo le tante sfide che il Collegio ha dovuto affrontare nel corso degli anni e ci stimola a guardare al futuro. Il coraggio, l’abnegazione di chi ci ha preceduto deve essere da esempio. Concludo con le parole del libro: Altra ambizione non abbiamo se non quella di servire la causa dell’educazione cristiana della gioventù e di non lasciare seccare una vigna piantata quattro secoli fa dalla mano di un Santo”.

Da ultimo, la parola è quindi andata proprio a lui, il dottor Lorenzo Planzi che ha potuto spiegare i motivi della sua ricerca, primo tra tutti il senso di gratitudine verso il Collegio di cui è stato allievo:

“Il libro è nato da un invito, che ho accolto con entusiasmo, trovandovi un cantiere di ricerca appasionante. La storia parte sempre dai luoghi concreti della nostra vita. Questo collegio – per tanto tempo ponte tra il Ticino e Roma – mi ha concesso un viaggio eccezionale negli archivi, prima ad Ascona, poi ad Einsiedeln, quindi a Roma. Tante giornate e notti di scrittura. Quando ho iniziato, mi è venuta subito in mente una scena della mia gioventù: quando ancora liceale, durante una Santa Messa, don Grampa ci istruiva nella chiesa del Collegio raccontandoci la storia delle origini di questa scuola”.

Il volume è diviso in tre parti e tocca, per così dire, 4 stagioni, dimostrando come il Collegio sia davvero un corpo vivente, che nasce, cresce, cade e risorge, pur senza perdere la propria armonia. Da esso dipartono dei raggi che irradiano ancora oggi la società della Svizzera italiana. Da una parte, ho avuto la percezione di molta continuità nella sua storia, che giunge fino a noi, d’altro canto nelle sue “quattro stagioni” di vita ho visto all’opera differenti modelli educativi. Bartolomeo Papio, il cardinale Flavio Orsini, gli oblati milanesi, i protagonisti della secolarizzazione ottocentesca, don Verda e don Mercolli, i salesiani italiani, gli assunzionisti francesi, su su fino all’esercitio elvetico stanziato nei locali del Collegio durante la Prima Guera Mondiale: sono solo alcuni dei molti protagonisti di queste pagine”.

E il ricercatore termina con una frase di Primo Levi: Se si escludono gli istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra. E lui, Lorenzo, la sua ricerca l’ha amata tanto, dall’inizio alla fine, e ogni pagina, accuratamente scritta, ce lo testimonia.

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