Ticino

Appello d'Avvento: un goccio di latte per la Siria. Intervista a Lucia Wicki-Rensch. Domani a Cugnasco la fiaccolata per la pace di Aiuto alla Chiesa che soffre

Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione pontificia «Aiuto alla Chiesa che soffre» dal titolo Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019, l’Egitto è tra i Paesi in cui sono più frequenti le violazioni dei diritti umani. Acs denuncia inoltre come siano quasi 300 milioni i cristiani che vivono in terre di persecuzione. Nel periodo in esame, la situazione è tutt’altro che migliorata e la lista dei Paesi in cui i cristiani soffrono si arricchisce di nazioni quali Camerun, Burkina Faso e Sri Lanka. Dei 18 sacerdoti e una suora uccisi nel mondo nel 2019, ben 15 sono stati assassinati in Africa.

È proprio per ricordare questa situazione, che Acs Svizzera lancia anche quest’anno, per la 13esima volta, la «Giornata nazionale di preghiera per i cristiani discriminati e perseguitati in tutto il mondo». Per l’occasione, domani, venerdì 22 novembre, alle 20.15, partendo dalla chiesa della Madonna delle Grazie di Cugnasco si terrà una fiaccolata cui parteciperà anche mons. Lazzeri, Vescovo di Lugano. Ospite della serata Kamil Samaan, professore e dottore egiziano, di cui vi proporremo su Catholica sabato un’intervista.

Intanto vi invitiamo a leggere l’intervista di Felix Zgraggen con Lucia Wicki-Rensch, responsabile per la comunicazione di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» per Svizzera e Liechtenstein, che presenta la Campagna di raccolta fondi «Appello d’Avvento» in favore della Siria.

  • Signora Wicki-Rensch, da quando, nel 2011, sono cominciati gli scontri a fuoco, dalla Siria ci giungono notizie e immagini di distruzione. L’entità della crisi umanitaria e dei patimenti della popolazione sono difficilmente immaginabili per noi. Che situazione ha trovato a inizio novembre, quando si trovava lì?

Siamo entrati in Siria al crepuscolo, attraversando la pianura libanese di Bekaa. Appena oltrepassato il confine, le buone condizioni delle strade mi fecero intuire che in passato lo standard siriano dovesse essere piuttosto elevato. Quando, a notte inoltrata, giungemmo a Damasco, pensavo che ai miei occhi si sarebbe presentato un paese completamente devastato; invece, la città era pulsante di vita. Il giorno seguente visitammo i quartieri bombardati e distrutti di Jobar, Harasta, Ainterma, Gabun, eccetera e venimmo a conoscenza dei bombardamenti che avevano colpito anche i quartieri cristiani. La miseria umanitaria della popolazione era palpabile. Più della metà della popolazione ha dovuto abbandonare le proprie case distrutte e la propria terra natia e si trova ancora in fuga, all’interno o all’esterno del Paese. Secondo l’UNHCR, dall’inizio della guerra 5,7 milioni di persone hanno abbandonato la Siria, mentre altri 6 milioni sono in fuga all’interno del Paese.

  • Come stanno le persone? Che cosa li preoccupa?

Le sanzioni economiche sono chiaramente tangibili all’interno del Paese, perché colpiscono duramente le persone. Il rincaro e l’inflazione sono molto elevati. La benzina è razionata: per ogni veicolo se ne ricevono 100 L al mese al prezzo di 225 lire al litro. Neanche il gas per cucinare e riscaldare si trova sempre, e per riceverne qualche volta è necessario stare in coda per delle ore. In alcune parti del Paese è razionata anche la corrente elettrica. Già soltanto basandoci su questi esempi possiamo immaginarci quanto la vita quotidiana delle persone venga complicata e come questi fatti si ripercuotano sui prezzi dei generi alimentari. L’esportazione e l’importazione sono molto limitati, il che impedisce l’accesso a tutti quei medicamenti che non vengono prodotti in Siria, come quelli per le malattie gravi. Nelle banche vengono bloccati i bonifici sia per l’interno che verso l’esterno del Paese.

  • La cristianità è presente in Siria sin dalle sue origini. L’apostolo Paolo si convertì nei pressi di Damasco. Può dirci qualcosa rispetto alla situazione odierna dei cristiani in Siria?

I cristiani siriani si trovano in una situazione molto difficile. Dall’inizio della guerra, nel 2011, 500’000 di loro hanno lasciato il Paese e cercato rifugio nei paesi circostanti. Alcuni di loro sono riusciti a raggiungere l’Europa o il Nordamerica. I cristiani che vivono nelle zone controllate da Bashar al-Assad possono praticare liberamente la propria religione: possono celebrare feste religiose ed effettuare processioni, cose di cui ho potuto sincerarmi personalmente a Maalula. Nella regione di Idlib, invece, nella quale il governo non ha alcun potere, tutti i non-mussulmani si trovano in grave pericolo. Anche nella zona controllata dai curdi, nel Nord della Siria, i cristiani erano al sicuro e potevano praticare la loro fede. Adesso, invece, dopo il ritiro degli americani e l’avanzamento dei turchi, la loro situazione sta peggiorando. Molti cristiani fuggono, mentre quelli che restano devono aspettare per vedere chi riempirà l’attuale vuoto di potere. Nella speranza che non nasca un nuovo Stato Islamico.

Quando ebbi la fortuna di visitare il muro di San Paolo e il luogo della sua conversione a Damasco, realizzai che i cristiani tengono in altissima considerazione questi luoghi e che li mantengono in vita. Sono molto orgogliosi delle loro origini di «culla del cristianesimo». Come tutti i siriani, anche i cristiani hanno sofferto molto a causa di questa guerra, soprattutto perché costituiscono una minoranza in un paese a maggioranza mussulmana. In alcune regioni del Paese essi sono stati perseguitati ed uccisi, come a Maalula ed in particolare a Nord, nelle zone controllate dall’ISIS e da altri gruppi estremisti come a Rakka, a Kamishli, ad Aleppo, a Homs eccetera. Oggi quasi tutte le famiglie cristiane hanno perso qualcuno dei loro membri a causa di rapimento, persecuzione, fuga oppure omicidio. Il loro avvenire è incerto, e tuttavia non smettono di sperare in un futuro migliore.

  • Qual è il particolare ruolo dei cristiani?

Il loro elevato standard di formazione e le loro ottime scuole fanno sì che essi ricoprano un importante ruolo all’interno della società siriana, e contemporaneamente permettono loro di assumere una funzione centrale nella ricostruzione del Paese. Da quando, nel 1946, il Paese raggiunse l’indipendenza, i cristiani hanno contribuito alla crescita del Paese a livello politico, economico e sociale, cosa che vorrebbero ripetere anche oggi. Sperano che la loro buona volontà venga apprezzata e riconosciuta, in maniera da poter continuare ad esistere. Questo permetterebbe di evitare che in Siria la cristianità si estingua, come invece è già avvenuto in molte regioni del vicino Iraq.

L’influenza dei cristiani in Siria è limitata, poiché numericamente non sono molti. Allo stesso tempo sono rispettati perché possono contare su una presenza che dura da quasi 2’000 anni. Inoltre, con una politica esplicitamente aperta nei confronti dei cristiani e di altre minoranze religiose, il presidente Al-Assad vuole mostrare al mondo che il suo stile di governo non è soltanto repressivo.

  • «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» opera in maniera molto concreta: quali progetti sono attualmente in corso?

Con l’inizio della Primavera araba, la violenza e la guerra cominciarono improvvisamente a caratterizzare questa parte del mondo. Questo coinvolse l’opera di soccorso «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)»: nel solo 2011 vennero sostenuti 850 progetti per un totale di 42 milioni di franchi. In questo modo assistemmo i cristiani siriani, che non avevano nessun sostenitore durante il conflitto. Prima dell’ingresso delle truppe militari turche nel Nord del Paese, la situazione era relativamente tranquilla e ci si poteva spostare senza troppi rischi. Nel frattempo, le circostanze sono mutate: la violenza e la guerra contraddistinguono nuovamente la Siria.

Un esempio di progetto concreto (si tratta di uno solo fra i tanti).

In questo momento, i combattimenti ad Aleppo-Est sono cessati e le persone stanno lentamente tornando, per vedere cosa sia rimasto delle loro case. La devastazione e i danni alle infrastrutture sono immensi e l’indigenza grande: servono cibo, olio combustibile, acqua ed elettricità. Siamo stati pregati di aiutare con uno dei più grandi bisogni delle famiglie di Aleppo: il latte per i bambini. In questi momenti di carenza alimentare il latte ricopre un ruolo decisivo per la crescita ed il benessere dei bambini. Il progetto «Un goccio di latte» vuole assicurare l’approvvigionamento mensile di latte per tutti i bambini di Aleppo sotto i 10 anni di età. Questo progetto ecumenico, lanciato nel 2015, viene apprezzato da tutte le Chiese cristiane di Aleppo, poiché si tratta dell’unico programma che aiuta tutti i cristiani, indipendentemente dal rito e dalla Chiesa di appartenenza. Tuttavia, il finanziamento di questo importantissimo progetto è a rischio. Le condizioni ad Aleppo sono inaudite, nonostante la situazione tranquilla che fa sì che essa non si trovi più nell’occhio dei media internazionali: l’80% della popolazione è stata cacciata ed il 70% di coloro che sono rimasti vive sotto la soglia di povertà. Il numero di famiglie che necessita urgentemente di generi alimentari è salito drammaticamente. Il Dr. Nabil Antaki, un gastroenterologo siriano che è rimasto con la popolazione durante i bombardamenti e che ora coordina il progetto «Un goccio di latte», ha urgentemente richiesto ulteriore sostegno per la prosecizione del progetto. «Ogni mese distribuiamo latte a circa 2’850 bambini: 2’600 ricevono latte in polvere e 250 del latte speciale per lattanti, che viene distribuito a quei neonati che non possono venire allattati dalla propria madre. Il numero totale dei beneficiari cambia ogni mese a seconda del numero di nascite e delle emigrazioni» spiega il Dr. Antaki.

  • Con chi collaborate?

In Siria è possibile trovare quasi ogni confessione cristiana, ma la Chiesa greco-ortodossa e quella ortodossa siriaca rappresentano le comunità più grandi del Paese. Vi sono inoltre la Chiesa cattolica greco-melchita, i maroniti, i caldei, la Chiesa cattolica sira, la Chiesa armena con comunità armeno-cattoliche, armeno-ortodosse ed armeno-evangeliche ed infine la Chiesa cattolica romana. «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» collabora con tutte loro ed i loro patriarchi, i vescovi, gli ordini religiosi, i preti e le suore.

  • Vi sono anche dei segni di speranza?

In un Paese dilaniato da 8 anni di conflitto, in cui si disputa una guerra per procura tra le potenze internazionali, una soluzione prossima non è prevedibile ed è difficile da trovare. D’altra parte, se si osservano queste persone semplici e la viva maniera che hanno di sperare, nel loro quotidiano, in una vita migliore nonostante le enormi difficoltà, si è portati a pensare che la vita sia più forte della morte, e che malgrado le tribolazioni ci sarà sempre un seme di speranza.

  • In che maniera possiamo aiutare noi, dalla Svizzera italiana?

Aiutando a costruire un ponte di solidarietà con la Siria, in maniera da poter continuare a sostenere i cristiani indigenti nelle loro sfide quotidiane, sia con la preghiera che con aiuti finanziari.

  • Che cosa la motiva personalmente a mettersi in gioco?

Il Medio Oriente e tutta la Siria mi affascinano da sempre. Da una parte perché la cristianità ebbe il suo inizio in questo angolo del mondo, dall’altra perché culturalmente è una regione estremamente affascinante. Personalmente discendo dalla minoranza dei Retoromanci, e per questo ho un cuore aperto e occhi attenti alla difesa delle minoranze. I cristiani in Medio Oriente costituiscono una minoranza; sostenerli è per me una vera gioia.

  • Molte persone, anche cristiane, sono divenute insensibili nei confronti della sofferenza, di cui quotidianamente si sente parlare da tutto il mondo. «Non si può aiutare tutti» affermano. Che cosa risponderebbe a qualcuno che la pensasse così?

La solidarietà è una virtù di cui può fare esperienza chiunque. Se non aiutiamo i cristiani in Medio Oriente quei luoghi, che rappresentano le radici della nostra fede cristiana, spariranno. Non è necessario che ciascuno aiuti tutti, ma se uno soltanto è pronto ad aiutare qualcun altro, allora si formerà una catena, e attraverso questa solidarietà sarà possibile aiutarsi mutualmente ed alleviare le sofferenze delle persone.

Per donare a favore dell’iniziativa «Un goccio di latte»: CP 60-29700-0; IBAN CH25 0900 0000 6002 9700 0. Indirizzare il versamento a: Cysatstrasse 6, 6004 Lucerna: Per ulteriori informazioni: 0041 410 46 70, mail@aiuto-chiesa-che-soffre.ch; www.aiuto-chiesa-che-soffre.ch.

21 Novembre 2019 | 11:26
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