Svizzera

Settimana per l'unità dei cristiani: i testi preparati dalle monache di Grandchamp

«Siamo nel 1940: tre donne della Chiesa riformata vanno ad abitare in un’antica casa della frazione di Grandchamp, sul lago di Neuchâtel, in Svizzera. Vogliono iniziarvi una vita comune di preghiera ed accoglienza. Un tentativo senza precedenti nelle Chiese della Riforma che dal XVI secolo e dalle critiche di Lutero, avevano rinunciato ai voti degli ordini monastici». Scrive così Enzo Bianchi, nella prefazione al libro «Verso una gratuità feconda – L’avventura ecumenica di Grandchamp», di suor Minke de Vries (1929-2013) che fu priora del monastero per oltre trent’anni, uscito nel 2008 per le edizioni Paoline. Una testimonianza della vicinanza e dell’interesse che il priore di Bose nutrì sempre nei confronti dell’esperienza di questa comunità monastica svizzera, che accoglie al suo interno monache di differenti Chiese e provenienti da diversi Paesi del mondo. Quando nell’autunno del 1968, la prima sorella domandò di far parte della comunità di Bose, fratel Enzo chiese a suor Minke se potesse «prestargli» una delle sue monache per qualche mese, per accompagnare questa nuova sorella che desiderava unirsi al gruppo dei primi fratelli. Suor Minke fu impressionata – confesserà più tardi – dell’audacia di questo (allora) giovane italiano pressoché sconosciuto e gli domandò il tempo di una notte per riflettere e pregare e al mattino, gli indicò una delle sue novizie, che aveva qualche conoscenza di italiano. Questo gesto generoso creò un forte legame tra le due comunità, diventando un’amicizia profonda, che si protrasse negli anni. E fu sempre un incontro amicale ad imprimere un segno indelebile nella vita della comunità affacciata sul lago di Neuchâtel: questa volta con Frère Roger. Questo incontro e il legame che si istaurerà con la nascente comunità di Taizé, sarà decisivo per il futuro di entrambe le realtà. Nel 1952, le sorelle di Grandchamp adotteranno la regola che Frère Roger aveva appena scritto e, poco dopo, anche l’ufficio di Taizé, che diventerà il fondamento della loro vita comunitaria e liturgica. Oggi la grande casa affacciata sul lago di Neuchâtel ospita 35 religiose, altre sei abitano al «Sonnenhof» a Gelterkinden, nei pressi di Basilea e altre due nei Paesi Bassi. La priora è suor Anne-Emmanuelle. E’dunque a questa comunità di sorelle che la Commissione Internazionale del Pontificio Consiglio dell’Unità dei Cristiani e la Commissione «Fede e Costituzione» del Consiglio Ecumenico delle Chiese, hanno affidato la scelta del tema e la stesura del progetto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2021, che come ogni anno abbraccerà gli otto giorni che vanno dal 18 al 25 gennaio. Una richiesta arrivata nel 2018 per dare il tempo alla comunità di preparare ed approfondire la propria riflessione. Una riflessione che ora viene a cadere nel mezzo di uno dei periodi più complicati della nostra storia recente, quello segnato dal Covid-19. «Rimanete nel mio amore e porterete molti frutti»: sarà questo versetto, tratto dal Vangelo di Giovanni, capitolo 15, a fare da filo conduttore a tutta la settimana. «Da sempre – ci spiega la telefono suor Svenja – la vita della comunità di Grandchamp, riposa su tre pilastri: la preghiera, la vita in comune e l’accoglienza. Mentre preghiera e vita comune hanno potuto procedere anche durante i mesi del covid, l’accoglienza ha subito una dura battuta d’arresto. Rispetto a Taizé, la nostra è un’accoglienza più misurata. Qui da noi non arrivano migliaia di giovani con il sacco a pelo e le tende! Il nostro è un pubblico di persone Sopra: Le monache di Grandchamp durante un momento di preghiera nella Chapelle de l’Arche. Sotto: uno scorcio del monastero, che si trova ad Areuse. per lo più adulte, che vengono da noi per dei ritiri, più o meno brevi, in cui possono seguire lo svolgimento delle nostre giornate, partecipare ai nostri quattro momenti di preghiera quotidiani e condividere, nel silenzio, i pasti con noi». Nell’introduzione del testo proposto dalle monache per la Settimana per l’unità dei cristiani, leggiamo: «Sebbene come cristiani noi dimoriamo nell’amore di Cristo, viviamo anche in una creazione che geme mentre attende di essere liberata (cfr. Rm 8). Nel mondo siamo testimoni del male provocato dalla sofferenza e dal conflitto. Mediante la solidarietà con coloro che soffrono permettiamo all’amore di Cristo di dimorare in noi. Il mistero pasquale produce frutto quando offriamo amore ai nostri fratelli e alle nostre sorelle e coltiviamo nel mondo la speranza». Parole scritte quando ancora non si parlava di pandemia, e che acquistano oggi una profondità ed una concretezza ancora maggiori. Tanto più ora, che tutte le monache sono in quarantena per via di un caso di positività, verificatosi all’interno della comunità, lo scorso martedì. In che modo, dunque, il covid modificherà lo svolgimento della Settimana per l’unità dei cristiani? «Noi, da sempre, sentiamo molto questo evento, perché l’unità dei cristiani è per così dire il DNA della nostra comunità. E pertanto è con grande dispiacere che dobbiamo annunciare che, per la prima volta nella nostra storia, non potremo tenere i momenti di preghiera quotidiana pensati per la settimana dell’Unità dei cristiani né la celebrazione cantonale prevista per il 17 gennaio. Speriamo di poter almeno seguire la liturgia insieme», conclude mestamente suor Svenja. Liturgia, che si trova sul sito della comunità di Grandchamp (grandchamp.org) e che tradotta in italiano trovate sul sito della Comunità di lavoro delle chiese cristiane in Ticino (clcct.ch).

Corinne Zaugg

13 Gennaio 2021 | 07:05
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