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Non è solo Francesco


La primavera sboccia anche nella Chiesa, grazie al pontificato di Francesco. Papa Bergoglio è uno di questi fiori – sorprendente e geniale dono – ma non effimero, perché quanto sta avvenendo ha radici profondissime e prospettive ampie.
In molti pensano (o sperano) che l’effetto Bergoglio prima o poi passerà, come una fugace primavera, appunto. Non vedono che in realtà la Chiesa sta compiendo un percorso coerente, collegato a venti secoli di storia, che nel XX° secolo è stato costellato di fermenti di questa primavera, coagulati nel Concilio Vaticano II. Sia nel laicato che nella “gerarchia” ci sono stati movimenti di apertura e perfino di contestazione. In quei decenni di profondi cambiamenti la Chiesa ha scelto di procedere con prudenza e a volte a rilento e con timore. Ma si è camminato! I grandi pontificati del Novecento, fino ad arrivare a Wojtyla e Ratzinger, sono stati i passi precedenti di un cammino unico: il pontificato di Francesco – pur in tutti i suoi tratti “rivoluzionari“ – è in perfetta continuità con quello dei suoi predecessori. In realtà l’unico atto veramente rivoluzionario è stato compiuto da Benedetto XVI (per alcuni ancora il “vero” papa…), resosi conto di non più avere le forze per poter guidare la Chiesa.
Entrando in una prospettiva di fede, si può vedere in questa promettente stagione l’agire di Dio nella storia, lo Spirito Santo che sconquassa i nostri pensieri limitati e guida con soffio potente la nave messa in mari tumultuosi. Si ritrova sempre Gesù che parla e guida il suo popolo, anche grazie ai pontefici.
Detto questo, cioè che non è solo Francesco – anche perché la Chiesa non è il papa – è importante comunque riconoscere il suo ruolo di “detonatore”: Francesco ha spianato la strada, ha risvegliato risorse latenti o dormienti, ha fatto spalancare porte e finestre di chiese fredde e di sacrestie ammuffite. Chi lo ha scelto – al posto di ben più noti “papabili” – lo ha fatto con cognizione di causa. I cardinali sapevano benissimo chi stavano elevando al soglio pontificio: un uomo ritenuto ideale per far ripartire una Chiesa in perdita di velocità, un pastore rappresentativo di una Chiesa di base, vicina al popolo, fremente dalla voglia di cambiare e ripartire. Con il suo stile Francesco ha dato fiducia e vigore a ampie fette ecclesiali che soffrivano per gli approcci autoritari e moralistici di molti pastori, ha portato alla luce un popolo di Dio pronto per affrontare con coraggio e convinzione le sfide del presente.
Ora però tocca noi. Essere una presenza che non guarda gli altri dall’alto al basso, da primi della classe come a volte si faceva prima, anteponendo la morale alla persona: il cristianesimo dev’essere prima di tutto umano! Il cardinale Scola – colpito dalla visita del papa nella sua Milano – traccia una lucidissima riflessione: “Il popolo lo vuole vedere perché riconosce in Francesco un uomo costruttivo, riuscito. La questione è domandarsi da dove venga questa riuscita. Proviene certamente dalla sua fede in Gesù, una fede concepita in termini incarnati, dentro la vita”.
Il punto ora è continuare questo cammino per essere donne e uomini “riusciti”: seguire l’esempio del Papa, che altro non fa che mettere in pratica il Vangelo incarnandolo nei momenti di vita quotidiana. Un primo passo potrebbe essere quello di riconoscerci noi stessi periferia: una Chiesa umile e materna, formata da persone in cammino che non sono arrivate, persone che credono ma che hanno anche dubbi, persone che accolgono ma senza giudicare gli altri, senza imporre pesi. Non più su un piedistallo a dettare legge – o inutili nelle nostre sacrestie – ma vacillanti, fragili, in uscita a condividere la vita… In questa periferia tutto ci può arricchire, possiamo assumere tutto l’umano, le diversità, le culture e portare ciò che siamo. Facendoci periferia diventiamo più umani, più credibili, liberiamo spazi inimmaginabili che possono essere abitati dall’altro e dal nuovo; sono i luoghi in cui Dio ama passeggiare e fare i miracoli. È quanto avvenne 2000 anni fa in una terra periferica dell’Impero…

Davide De Lorenzi

Classe 1975, originario di Claro (TI) sono sposato e padre di due bimbi. Dopo gli studi universitari a Friborgo sono rientrato in Ticino, dove insegno storia geografia in una scuola media dal 2000.

Oltre a famiglia e lavoro sono appassionato di escursioni in montagna e con la mountain bike. Mi piace viaggiare, anche solo con la mente, e pensare. Spero di farlo anche scrivendo.

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