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Meraviglia e indifferenza


di Manuela Masone

Nell’Antica Grecia, la meraviglia era considerata il punto di partenza del filosofare. Per Aristotele dallo stupore nasce il desiderio di conoscere perché solo di fronte all’ignoto si prova stupore. Una volta che si conoscono i principi, il funzionamento di qualcosa, lo stupore cessa. La meraviglia quindi produce conoscenza e la conoscenza si nutre di meraviglia.

Una delle vie di conoscenza di Dio parte proprio da qui: dalla bellezza delle creature, si può conoscere la bellezza del Creatore. La bellezza crea stupore che spinge a ricercarne l’origine.

Nell’era del digitale, abbiamo accesso ad un sacco di informazioni in tempo reale. Non appena nasce in noi una domanda, facilmente troviamo risposte sulla rete. Possiamo chiederci però se basti un clic per accedere alla conoscenza oppure se l’eccesso di dati non produca assuefazione togliendo spazio alla meraviglia. In altre parole, se abbiamo tutte le spiegazioni sottomano, perché cercare ancora?

Per i greci conoscere non consisteva solo nel sapere delle cose ma nell’avere l’intelligenza delle cose, quindi la conoscenza comprendeva riflessione ed era considerata sapienza.

Un antidoto all’indifferenza è la contemplazione (che nei dizionari viene definita come attenta e ammirata osservazione di qualcosa e che sembra quindi avere a che fare con la meraviglia), perché ci aiuta a riflettere sulla realtà. Il sapersi fermare a guardare ad esempio un paesaggio nel silenzio apre lo spazio ad una riflessione interiore che ci permette di meglio comprendere la realtà. Troppo spesso siamo di corsa e non cogliamo le sfumature della vita.

Il mistero del Natale e dell’Epifania che abbiamo appena vissuto ci mostrano questo: delle persone che si sono messe in cammino alla ricerca di qualcosa. Lo stupore davanti ad un bambino che nel silenzio della contemplazione rivela al cuore il senso dell’esistenza.

Un buon proposito per in nuovo anno potrebbe quindi essere quello, ogni tanto, di prendersi delle piccole pause per “lasciarsi stupire”.

 

Manuela Masone

Consacrata, attualmente è membro della Commissione di Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano. Lavora presso l’amministrazione pubblica nell’ambito del turismo e degli eventi. L’incontro con alcuni giovani cristiani all’età di 16 anni, le permette di scoprire Dio come Amore e quest’esperienza caratterizzerà la sua vita.

Dopo una formazione commerciale e qualche anno di esperienza lavorativa, a 20 anni lascia il Ticino per il Vallese dove inizierà un percorso in una nuova comunità nella quale maturerà la chiamata alla vita consacrata e si impegnerà nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento vocazionale di giovani in Svizzera, Francia e Italia. In questi anni studia prima al Teresianum a Roma (teologia spirituale) e poi a Lugano, dove otterrà il bachelor in filosofia.

Il suo desiderio di vivere la consacrazione “fra la gente” la porterà riprendere la vita lavorativa e di impegno nella società e a orientarsi alla forma di vita consacrata dell’Ordo Virginum.

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