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Mamma, scegli me o il tuo telefonino!


Parliamo di famiglia, parliamo di relazioni, parliamo di ciò che ci sta veramente a cuore. In effetti, ci sono alcune “cose” che sentiamo particolarmente come importanti. Sono quelle per le quali rinunceremmo a tutto. Sono quelle che abitano le stanze più interiori del nostro vivere. Risulta facile comprendere a cosa ci stiamo riferendo: alle persone care che abbiamo nella nostra vita. Moglie, Marito, Papà, Mamma, Figlia, Figlio, Nipote… Vogliamo qui fermarci alla categoria dei “piccoli”, di quelli che ci sono affidati. Sono i bambini, non importa di che età, desideriamo dare qualche attimo di riflessione a come loro ci vedono. E quale messaggio diamo loro. Per fare questo… Ci immaginiamo una scena tratta dalla vita quotidiana.

Entriamo in una casa qualunque, di una famiglia qualunque, dove troviamo una mamma qualunque (qui c’è un errore… ogni mamma è unica!). C’è un bambino piccolo, Davide, nel seggiolone, sta mangiando la merenda, una banana schiacciata con un po’ di zucchero. La mamma lo sta imboccando. E mentre il bimbo, sorridente e compiaciuto da quel gioco di ricevere il cucchiaino in bocca… BRIIIP BRIIIIP! L’armonia del momento viene interrotta dal suono del telefonino, che la mamma va di corsa a prendere, per vedere chi sia a chiamarla. Il piccolo Davide rimane lì, a bocca aperta. Guarda quella sedia rimasta vuota, perché la mamma doveva correre a rispondere.

In un’altra casa qualunque, il papà è appena tornato a casa. I suoi bimbi gli sono saltati subito in braccio. Certo, perché lui, papà, il loro papà, è stato tutto il giorno al lavoro. È uscito presto a lavorare, il loro papà. Si siedono tutti e tre sul grande divano nel salotto. La mamma sta infatti cucinando la cena. Maria e Filippo sono talmente carichi di entusiasmo… raccontano a papà cosa hanno fatto a scuola: l’ora di attività creative è stata bellissima, i bimbi stanno costruendo il lavoretto per la festa del papà. Il loro papà. Maria e Filippo però non vogliono dire cosa sia, perché è una sorpresa. Raccontano quanto hanno dovuto ingegnarsi per produrre quell’oggetto. E mentre l’entusiasmo brilla dai loro occhi… papà estrae il suo Smartphone e vede che su Whatsapp ha tante chat con messaggi non ancora aperti. E allora inizia ad affondare le sue attenzioni in quanto ha appena ricevuto. Sorride a leggere certe immagini con i commenti memorabili… ed intanto Maria e Filippo stanno raccontando il lavoretto. Il lavoretto per il loro papà…

In un appartamento qualunque, poco distante, la nonna sta giocando ad Indovina Chi? con la piccola Melissa. La nonna vuole infatti giocare con Melissa a giochi di società perché i videogiochi fanno male. Creano dipendenza, i videogiochi. A metà partita, la piccola Melissa ha già una mezza idea di chi sia il personaggio misterioso. È sicura di vincere. Forse la prima volta che vincerà contro un adulto. TING! Il campanello del telefono della nonna annuncia l’arrivo di un SMS. La nonna lo estrae dalla borsa. È la mamma che dice di riportare a casa Melissa, perché deve cenare e poi andare a dormire. La più bella partita per Melissa finisce lì. Sì, perché la nonna prendendo il telefonino ha avuto anche la tentazione di guardare qualche notizia… e ha mandato Melissa a mettersi le scarpe.

Eppure… c’è un’altra casa. Si, è una casa dove i grandi non sono sempre con il telefonino in mano. È una casa diversa. È una casa “diversamente” qualunque. Sì, perché mamma sta serenamente girando, con il mestolo, il sugo. Papà sta leggendo il giornale. Non hanno in mano il telefonino. Sono Carla e Margherita ad averlo. Le due bambine stanno giocando spassionatamente con il cellulare dei genitori. Completamente ignare del mondo intorno a loro e del bellissimo giardino fuori da casa. Persino il povero Fido è fuori, annoiato, perché nessuno gioca più.

In fondo, agli occhi dei bambini è chiaro che ti preoccupi tanto per lui. Si vede che gli dai tanta attenzione. Appena “piange”, corri a vedere perché. Con lui passi i migliori attimi della giornata, persino quando sei in una temperata giornata al parco te lo porti appresso. Mostri ai tuoi amici che è diventato più grande e più forte. Di giorno lo consulti spesso perché lui sa tutto. Ti può rispondere su tutto. Alla sera, lo corichi perché alla mattina sia pieno di forze. Sì, hai capito, si tratta del tuo telefonino.

Ecco il mondo nel quale crescono i nostri bambini. Ecco cosa diamo loro ogni giorno. Tanto bene a parole… ma quale attenzione? Se ci curassimo di loro almeno la metà del tempo che diamo al nostro SmartPhone, trascorreremmo molto con loro. E sarebbero meno indifferenti, chiusi, isolati.

Corri ad abbracciarlo e a farlo sentire importante. Abbraccia: il tuo bimbo o il tuo Smartphone.

Don Emanuele di Marco

Nato a Lugano nel 1982, dopo la maturità cantonale ha ottenuto il Bachelor of Arts in Primary Education e la Licenza di docente nella Scuola primaria (ASP – Locarno 2005); ha conseguito inoltre il Baccellierato in Teologia (2010) e la Licenza in Teologia Dogmatica (2011) presso la FTL. Nel 2014 ha acquisito il titolo di Dottore in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, Città del Vaticano. Nel medesimo anno si è diplomato formatore presso l’Istituto San Pietro Favre della Pontificia Università Gregoriana, Roma. Nel 2015 la sua tesi di dottorato è stata premiata dalla Fondazione Aenania a Monaco di Baviera con il Pelkhovenpreis 2015.

Ordinato presbitero della Diocesi di Lugano nel 2011, è stato vice cappellano della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano dal 2011 al 2014. Attualmente è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Lugano, Direttore dell’Oratorio di Lugano, Cappellano della Protezione Civile di Lugano, Assistente dell'Azione Cattolica Ragazzi, Professore incaricato presso la Facoltà di Teologia di Lugano, dal 1 settembre 2017 è Cerimoniere Vescovile e Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Lugano.

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