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L’evidenza dell’amore


­Di Manuela Masone

Chi, nei giorni scorsi, leggendo le parole che Daniele ha scritto alla moglie Julie sulla pagina Facebook della Compagnia Finzi Pasca, non è stato profondamente colpito?
Nei miei studi filosofici, mi è stato detto che dell’amore non si può parlare in filosofia, perché non è un’evidenza. Il problema è che di cose “non evidenti” che fanno parte dell’esistenza ce ne sono tante e siccome non se ne può parlare, la filosofia, nata come amore per la sapienza, spesso si distacca dalla vita e perde la sua funzione originaria.
A inizio ‘900, una coppia innamorata, Raïssa e Jacques Maritain, sono confrontati a questa problematica e si scontrano da una parte con lo scetticismo, che diceva che non si può conoscere nulla della realtà (ciò implica che lo stesso filosofare è inutile), e dall’altra con lo scientismo che proclamava vero solo ciò che risulta evidente (ma siccome le certezze dal punto di vista filosofico sono poche ciò equivaleva a dire che della realtà non si può conoscere quasi niente). I fidanzati si rendono conto che se la realtà non poteva essere conosciuta, nulla aveva più senso, neanche il loro amore e arrivano perfino a pensare che la vita non valeva la pena di essere vissuta.
Proprio Jacques Maritain, che nel frattempo grazie a Maurice Blondel e Henri Bergson scopre nuovi percorsi filosofici e teologici riacquistando insieme a Raïssa fiducia nella vita, si interroga, anni dopo, sull’amore come forma di conoscenza, chiedendosi se l’amore non porti ad una conoscenza maggiore della persona amata. Esperienza, quella dell’amore, che non si può descrivere esattamente, ma che di fatto mostra la persona amata sotto un altro punto di vista, ampliando la conoscenza non solo della persona stessa, ma della vita. L’amore ci permette di vedere cose che prima non vedevamo, ci spinge a compiere cose che non avremmo mai pensato di fare e arricchisce di sfumature la vita. Come non chiedersi allora se in un qualche modo non accresca la nostra conoscenza?
Al di là delle questioni filosofiche, nel quotidiano ci rendiamo conto che spesso ciò che smuove e che ci fa crescere, ciò che ci spinge e ci fa sorridere, ciò che dà senso e rende bella la vita, è l’amore in tutte le sue forme, dall’amore materno e paterno, all’amicizia, all’amore di coppia e per i credenti all’amore di Dio. In definitiva l’amore, anche se resta qualcosa che non riusciamo bene a cogliere o a definire, non è per questo meno evidente. Come affermava Pascal “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Manuela Masone

Consacrata, attualmente è membro della Commissione di Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano. Lavora presso l’amministrazione pubblica nell’ambito del turismo e degli eventi. L’incontro con alcuni giovani cristiani all’età di 16 anni, le permette di scoprire Dio come Amore e quest’esperienza caratterizzerà la sua vita.

Dopo una formazione commerciale e qualche anno di esperienza lavorativa, a 20 anni lascia il Ticino per il Vallese dove inizierà un percorso in una nuova comunità nella quale maturerà la chiamata alla vita consacrata e si impegnerà nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento vocazionale di giovani in Svizzera, Francia e Italia. In questi anni studia prima al Teresianum a Roma (teologia spirituale) e poi a Lugano, dove otterrà il bachelor in filosofia.

Il suo desiderio di vivere la consacrazione “fra la gente” la porterà riprendere la vita lavorativa e di impegno nella società e a orientarsi alla forma di vita consacrata dell’Ordo Virginum.

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