Cristina Vonzun

Il Papa: scuole e istituzioni in rete per educare alla fratellanza

Fratelli tutti ha rilanciato giovedì scorso la sua proposta, formulata mesi fa, di un patto per l’educazione che coinvolga, in rete, istanze educative di tutto il mondo. Fraternità, pace e giustizia ne sono i punti principali. L’anelito alla solidarietà e all’amicizia sociale contenuto nella nuova enciclica «Fratelli tutti» diventa ispiratore di un progetto a favore delle nuove generazioni. Anzitutto per porsi all’ascolto dei giovani. Che le nuove generazioni chiedano spazio e ascolto, si vede nelle moltitudini di ragazzi e ragazze che hanno riempito le piazze, mossi dall’esempio di Greta Thunberg.

Ma Bergoglio va oltre le folle rumorose e pensa anche ad altri giovani nel mondo, quelli senza voce: i ragazzi e ragazze la cui istruzione è andata in crisi a causa della pandemia. È il dramma di quello che tanti esperti definiscono una «catastrofe educativa con circa dieci milioni di bambini che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus», con il conseguente aumento di «un divario educativo già allarmante, con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa».

L’interesse per i patti educativi quando ci sono gravi emergenze sociali, non è una novità in Bergoglio. Durante il suo ministero di vescovo a Buenos Aires accompagnò la nascita delle Escuelas hermanas (scuole sorelle) e di Escuelas de vicinos (scuole di quartiere), sorte negli anni 2000 in Argentina come risposta al dramma della crisi economica che colpì il Paese mandando in miseria tantissime famiglie. Queste prime reti di istituzioni unite in un progetto educativo si sono estese dal Paese latinoamericano a 190 Paesi del mondo ed ora si chiamano Scholas occurrentes. Secondo Bergoglio l’educazione dovrebbe essere «come il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza». Il Papa nelle sue encicliche è molto chiaro nell’identificare il «paradigma tecnocratico», fatto di efficienza, produttività e competitività esasperata, quale motore della società di oggi e causa dell’individualismo, dell’indifferenza e della «cultura dello scarto». Per questo sogna un’educazione che punti a ricreare un tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità, della solidarietà, dell’amicizia sociale e della cultura dell’incontro. Il dramma del coronavirus con la scia di povertà che crea nel mondo, acutizza l’urgenza. Il patto educativo globale del Papa vorrebbe coinvolgere attorno ad un progetto di 7 punti, istituzioni scolastiche e altri agenti educativi di tutto il mondo, ben oltre le Scholas occurentes. Ne riparleremo, con l’aiuto di alcuni esperti di educazione, nel prossimo numero di catholica.

Cristina Vonzun