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I giovani, la grande questione dell'affettività e la Chiesa


«Mi piace quel/la ragazzo/a ma cosa posso fare? Perché la Chiesa mi chiama alla castità? Dove siamo chiamati a vivere la castità nei nostri rapporti umani? Cos’è la castità? È possibile anche parlare di castità dello sguardo? Cosa significa vivere la castità anche nel matrimonio? Come trovo le risposte a queste domande?». Ebbene sì! Per il terzo anno consecutivo torna l’imperdibile appuntamento per scoprire l’affettività nell’identità cristiana legato al tema “vogliamoci bene”, promosso dalla Pastorale Giovanile e dall’Azione Cattolica. Si svolgerà sabato e domenica 28-29 ottobre alla casa La Montanina di Camperio.

Uno dei grandi temi da affrontare nella vita e da cui nessun essere umano può defilarsi, soprattutto le giovani generazioni, è proprio quello dell’amore, dell’affettività, delle relazioni, della sessualità. Chi potrebbe smentire quest’affermazione?

È vero però che è difficile creare clima, ambienti e condizioni per potersi confrontare a cuore aperto; occorre pensare nella pastorale giovanile a spazi di fiducia, dove i ragazzi possano aprire il cuore. Quando si mettono in gioco, quando lo fanno (ed io ne sono testimone da anni, organizzando con alcuni collaboratori questi week end di incontro), scoprono un mondo nuovo, scoprono che si può stare assieme dicendosi cose vere, che contano, che non ci passano sopra la testa; verità che riguardano la parte più profonda dell’essere anima e corpo, anche guardando gli scenari con spirito critico! È giusto che si dialoghi a partire da noi stessi, dalle nostre persone e dai nostri vissuti, per aprire piste nuove di confronto.

Purtroppo la realtà non è così semplice; fatichiamo ad abituare i ragazzi ad aprire ponti di speranza di altri scenari che toccano l’amore, il corpo e la psiche. Tendenzialmente ci si cucina la minestra ognuno per conto proprio e sappiamo che i ragazzi d’oggi, inquinati e sollecitati dai più inquietanti portali in internet, vivono nella loro individualità un rapporto malsano con la propria intimità, perché così è per tutti … naturale. Anche a loro discapito ed insaputa.

Ecco perché credo fermamente che il nostro compito di educatori cristiani sia proprio quello di suscitare il dubbio su certe abitudini, di infondere il coraggio per intraprendere nuove vie in altre direzioni, di infondere loro positività e consapevolezza nel considerarsi tempio dello Spirito Santo, unici, irripetibili e fatti ad immagine e somiglianza di Dio.

Don Rolando Leo

Sono nato il 14 giugno del 1969. Dopo gli studi liceali, fra il 1990 e il 2002, ho studiato geografia a Ginevra (mezza-licenza), poi lettere e filosofia a Friborgo (licenza) e teologia a Lugano (licenza). Ho conseguito un minimaster a Roma (UPS) in Teologia pastorale giovanile.

Sono presbitero dal 21 maggio del 2005. Dopo aver prestato servizio presso il liceo diocesano a Lucino per due anni come assistente prefetto per gli studenti interni, nel 2003 sono stato trasferito a Gordola da accolito per la pastorale giovanile parrocchiale, vicariale e per l’insegnamento nella scuola media. Frattanto, oltre che collaboratore e vicario, ero docente al liceo di Bellinzona.

Nel 2006 sono stato trasferito a Bellinzona, con il compito di collaboratore parrocchiale per la parrocchia delle Collegiata e docente in città in diversi ordini di scuola.

Ora invece sono docente e assistente spirituale presso il Collegio Papio di Ascona dove sono residente e docente presso il liceo cantonale di Savosa.

I miei incarichi diocesani sono come  assistente diocesano di pastorale giovanile, attivo in diverse commissioni scolastiche e dal 2008 direttore dell’Ufficio Insegnamento Religioso Scolastico. Sono anche presidente della CLCCT (comunità di lavoro delle chiese cristiane in Ticino) e membro del Forum Svizzero per il Dialogo interreligioso ed Interculturale.

La mia gioia è il lavoro con i giovani in vari ambiti.

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