Laura Quadri

«Dio è bello (da morire). La mistica cristiana spiegata a tutti»

«La notizia davvero grande è che in ognuno di noi c’è un’anima contemplativa; il punto è che ben pochi ne sono consapevoli. Quelli che la coltivano sono quelli che noi chiamiamo mistici». Verrebbe la voglia di leggere il nuovo libro di padre Roberto Fusco, Dio è bello (da morire), solo per questa convinzione dell’Autore: a tutti noi spetta un destino da contemplativi. Ma il progetto, come spiega il sottotitolo del volume, è ancora un altro: spiegare a tutti la mistica cristiana. Concretamente rispondendo a un paio di domande che chiunque bazzichi un poco nei testi di spiritualità ereditati dal passato e non solo, prima o poi si è posto: «Che cos’è il misticismo? Chi è un mistico e da cosa lo si riconosce? È diverso dagli altri comuni mortali oppure è né più né meno uno esattamente come noi?». Queste domande, padre Fusco, se le è poste seriamente lungo tutto il suo percorso accademico. Numerosissime, infatti, le sue pubblicazioni sulla mistica. Questa volta, però, la sfida è un’altra: parlare in un linguaggio comprensibile a chiunque di queste tematiche. L’input giunge, del resto, come spiegato dall’Autore nella prefazione, nel modo più naturale possibile: un cornetto e un cappuccino in un pomeriggio qualunque, a Milano, con il proprio editore. I due chiacchierando, si accorgono di due cose: da una parte, che «esistono una ricchezza e una profondità di temi legati alla nostra fede che varrebbe davvero la pena di spiegare anche ai non addetti ai lavori»; dall’altra che, proprio il tema del misticismo nello specifico, è un tema «male-detto», un tema, insomma, di cui si è detto molto, in tutte le salse, ma spiegato di fondo poco. Da qui l’idea di recuperare quel tipo di saggezza che ci deriva dai mistici – da Mosè su su a Santa Teresa di Lisieux –  per lasciare che il lettore, si spera, raggiunga una vetta ambiziosa: sentire, come i mistici, «la nostalgia per un’esperienza profonda, amorosa e dolcissima di Dio».  

Roberto Fusco, Dio è bello (da morire). La mistica cristiana spiegata a tutti, Milano, Edizioni San Paolo, 2021.

Il primo passo in questa direzione, per l’autore del libro, è conoscere la storia di Mosè. Padre Fusco ci propone di osservarlo attraverso gli occhi di Gregorio di Nissa, che nel 392 d.C. ne riscrive la vita. C’è un momento che colpisce Gregorio e su cui si sofferma con insistenza nel suo testo: è l’entrata di Mosè nella nube tenebrosa, dentro la quale, alla presenza di Dio, ci racconta la Bibbia, rimarrà per quaranta lunghi giorni, senza cibo né acqua. Lì, più che conoscere Dio, Mosè lo sperimenta: un’esperienza, appunto, «mistica», indicazione per ciascuno di noi, che «di fronte a Dio, non dobbiamo fare altro che lasciar da parte tutto ciò che ci sembrava di aver capito su di Lui». Accettare di non capire e amare, proprio come tutte quelle volte che abbiamo preso – scrive padre Fusco – le nostre scelte più grandi, agendo un po’ da «mistici» anche noi: «La persona che abbiamo sposato, la scelta che ha determinato la direzione fondamentale della nostra vita o ancora, i valori su cui si fondano le nostre scelte…Non sono soltanto convinzioni che abbiamo in testa. Le idee, per quanto possano essere belle, o affascinanti o bene espresse, non bastano a riempire il cuore e la vita. Sono esperienze determinate da ciò che sentivamo profondamente, prima ancora di poterle capire e definire». La storia di Mosè è anche storia di misericordia: Dio lo chiama alla sua missione all’età di 80 anni, dopo 40 anni di nascondimento, dovuti alla sua fuga, nel deserto. Commenta Fusco:

«Si diventa davvero contemplativi, cioè si assume un nuovo atteggiamento verso le cose, quando si impara a guardare la realtà proprio come la guarda Dio stesso: con uno sguardo di infinita misericordia e compassione verso tutti». 

Il secondo caso su cui si sofferma padre Fusco, sorprende invece il lettore soprattutto per la cornice narrativa che lo circonda: «Pochi sanno – esordisce l’Autore – che una delle opere più importanti sull’amore mistico – il Commento al Cantico dei Cantici –  non è nata dal dialogo tra due fidanzati che sospirano lacrime su un verone giurandosi amore eterno. Il dialogo in questione è avvenuto nel 1128 e vede come protagonisti due monaci temporaneamente convalescenti nell’infermieria del monastero di Clairvaux, in Francia: i due sono Guglielmo di Saint-Thierry e quella personalità unica e straordinaria che fu Bernardo di Clairvaux». Seguire il monaco Guglielmo nella stesura di questa opera è capire «quanto sia concreto l’amore di Dio per ciascuno di noi». Guglielmo, infatti, si immagina che Dio si manifesti per abbracci, baci, carezze. Gesti quasi un po’ «imbarazzanti», che non siamo abituati a proiettare su Dio, nota Fusco. Eppure questo rapporto amoroso con Dio è l’intima vocazione di ogni anima, perché

«solo l’amore è in grado di comprendere davvero le cose divine».

Tendiamo, per contro, nella monotonia dei giorni, a vivere con Dio «un matrimonio d’interesse scialbo e stanco che si trascina sempre uguale». Guglielmo ci invita, all’opposto, «a scongelare il nostro rapporto con Dio». Soprattutto ci dà la possibilità di cambiare vita: «La vita cambia definitivamente – infatti –  quando si scopre che Dio ci ama con un trasporto e una tenerezza tale che nemmeno il più tenero dei fidanzati è in grado di dare». 

Caterina da Siena, invece, è la Santa dell’imprevedibile, fuori dagli schemi. Decide di vivere da terziara, in una società che conosceva sostanzialmente solo due possibilità di realizzazione per la donna: la clausura o le mura di casa. Le affiancano Raimondo da Capua per tenerla sott’occhio, ma finirà per diventare suo confidente e discepolo, avvinto non solo dalla sua personalità, ma anche dal messaggio che deve trasmettere al mondo a nome di Dio. Figure come la sua, commenta Fusco, in fin dei conti, mettono in crisi la nostra convinzione su chi sia o cosa faccia un mistico. Di nuovo, la sua è un’esperienza d’amore: «Quando hai dentro un amore per Dio così grande da bruciarti persino le ossa, quando fai esperienza di una grande passione per Gesù Cristo, non puoi tenertelo per te». Il suo misticismo aperto ai problemi e alle contraddizioni del suo tempo, insegna anche che «a Dio stanno a cuore anche le sorti politiche di un paese». Da questa commistione di elementi, arriva un’indicazione chiara per il lettore: «Ciascuno di noi deve salire i tre scaloni dell’amore per Cristo. Questo amore evolve, cresce e si approfondisce sempre di più e progressivamente ci rende capaci di passare da un rapporto servile e mercenario con Dio – nel quale ci comportiamo con lui come se fossimo dei clienti in cerca di premio o consumatori di grazia – a un amore profondo nei suoi confronti, che ci permette di gettarci a capofitto nella storia e nelle sue contraddizioni». 

A Santa Teresa di Lisieux, una delle più grandi sante contemporanee, il compito invece di insegnarci la piccola via: «quella di rendersi conto – una buona volta – di essere piccoli, deboli e incapaci, e fare l’unica cosa che proprio i bambini sanno fare meglio: fidarsi e alzare verso gli adulti le braccia, così da essere sollevati». Questo per dire che

«non è importante dove siamo, o quali grandi cose facciamo: ciò che è essenziale è avere il coraggio quasi impertinente di fidarsi di Dio senza avere paura di quanto si possa essere deboli o incapaci». 

L’elenco dei mistici si chiude nel nome di San Francesco: «Ecco chi sono i mistici. Proprio come Francesco d’Assisi, essi sono quegli uomini e donne che, con il cuore bruciato dalla passione per Cristo e per il suo Vangelo, si lasciano trasformare in lui. Diventano così delle icone, immagini perfette che nella loro vita – e persino nel loro corpo – manifestano la morte e risurrezione di Gesù. Essi ci ricordano che se non tutti siamo chiamati a diventare altri Cristi con i segni della sua passione sulla carne, tutti però siamo invitati a fargli spazio, per mezzo dell’amore». 

Notevole, infine, la chiusa del volume, che ci rimanda a un atteggiamento di fondo, tipico di chiunque voglia contemplare davvero: il silenzio, «rifugio ultimo, nel quale trovare il vero significato delle cose e il senso di una presenza d’amore che ci accompagna e ci sostiene ogni giorno».  

Roberto Fusco, Dio è bello (da morire). La mistica cristiana spiegata a tutti, Milano, Edizioni San Paolo, 2021.


Un’altra grande mistica che ha toccato questi temi, è Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Domani, venerdì 3 dicembre, alle ore 20.30, alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, verrà presentato il volume che ne studia la sua prima biografia: «Una fabula mystica nel Seicento italiano: Maria Maddalena de’ Pazzi e le Estasi (1609-1611)», curato da Laura Quadri per la Casa editrice Leo S. Olschki.

Laura Quadri

2 Dicembre 2021 | 15:29
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