Internazionale

Nobel per la pace 2016 al Presidente della Colombia

Il Nobel per la Pace 2016 è stato assegnato al Presidente della Colombia Manuel Santos per il suo impegno nella ricerca di Accordi con la ex guerriglia delle FARC per chiudere 52 anni di conflitto interno. Va ricordato che le primissime conversazioni, oltre sei anni fa, per studiare l’avvio di una negoziazione di pace tra le FARC e il governo della Colombia cominciarono in Norvegia e di allora questo Paese è stato sempre in prima linea nel sostegno alle trattative.
Il servizio della Republica.it informa: «Oslo ha scelto il suo Nobel per la Pace 2016 al presidente della Colombia Juan Manuel Santos, che ha guidato il Paese verso il processo di pace con i guerriglieri Farc. Nonostante i colombiani abbiano preferito in maggioranza il «no» all’accordo, «questo – dice Stoccolma – non va inteso come un no alla pace. Il punto non era dire no alla pace ma a un certo preciso accordo, e sottolineiamo l’importanza che Santos guidi un più ampio dialogo, che trovi basi ampie e quindi sostegno. Tutte le parti, tutti i partiti, devono dare il loro contributo». Il premio va a Santos come «simbolicamente a tutti quelli che nel suo Paese hanno lottato per far avanzare la pace».

La scelta del Comitato, spiegano da Stoccolma, va a chi ha cercato di interrompere il circolo di violenza di un conflitto civile che dura da mezzo secolo nel cuore d’America, nonostante il popolo abbia preferito fermare l’accordo: il premio rappresenta proprio una scommessa sul rilancio del processo di pace dopo lo stop iniziale.
Non sempre il Nobel per la Pace viene assegnato a nomi celebri, come quando nel 2009 toccò al Presidente Usa Barack Obama. Un anno fa, ad esempio, venne assegnato al quartetto per la pace tunisino, che senza grande popolarità mondiale aveva tuttavia intessuto sul terreno i tentativi di pace. I rumour si erano susseguiti per giorni, visto che le 376 candidature non vengono rese pubbliche ma le voci trapelano. Ecco allora quelli che sono arrivati a un passo dal podio: ci sono gli influenti leader spirituali, e in prima fila spicca il nome di Papa Francesco. Ci sono quelli che hanno cambiato la storia anche se rischiano la vita. Come Edward Snowden, l’uomo che ha rivelato al mondo la sorveglianza di massa praticata dalla National Security Agency statunitense. La Casa Bianca non ne vuol sapere di concedergli la grazia, ma lui si sente un patriota e la schiera di personalità e organizzazioni che condividono questa posizione è ampia, da Amnesty International al democratico Bernie Sanders passando per l’intellettuale Noam Chomsky.
Tra i nomi «forti» circolati negli scorsi giorni, ci sono anche i White Elmets, i caschi bianchi che fanno attività umanitaria nella Siria preda del conflitto da cinque anni e oggetto di tentativi di pace troppo spesso falliti. Tra i nomi anche le «nonne di Lesbo», le anziane signore che – biberon alla mano – hanno accolto e nutrito i piccoli migranti sbarcati sull’isola. E ancora, i protagonisti della battaglia per la riduzione delle emissioni (come Christiana Figueres, che è stata negoziatrice Onu per il clima), gli attivisti (come Svetlana Gannouchkina, in prima linea per i diritti umani), le donne che hanno pagato sulla loro pelle la violenza e che hanno alzato la voce contro l’ingiustizia (come la yazida Nadia Murad, resa schiava dall’Isis e, una volta liberata, ambasciatrice Onu). Entro l’1 febbraio sono arrivate le nomination proposte dall’esterno, poi i cinque membri del comitato
del Nobel – selezionati dal Parlamento norvegese – hanno preso tempo per individuare la loro lista di papabili. Una volta ridotti i nomi a una trentina, arriva la scelta; il 10 dicembre, anniversario della morte di Alfred Nobel, la consegna ufficiale del premio chiude il ciclo delle selezioni.»

(Sismografo)

7 Ottobre 2016 | 11:30
nobel (7), pace (226)
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