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Myanmar, i vescovi: allarme per la violenza sui cristiani Kachin

16.05.2018, 18:30 / redazionecatt

Non solo Rohingya. C’è un’altra grave emergenza che si consuma in Myanmar, e tocca i rifugiati di etnia Kachin, per la maggior parte cristiani, che vivono nel Nord del paese, dove infuria la guerra tra l’esercito birmano e i gruppi armati locali. Lo denunciano in modo accorato il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e il vescovo Francis Daw Tang, alla guida della diocesi di Myitkyina, proprio nello stato kachin, teatro della violenza. I vescovi sono stati nei giorni scorsi in Vaticano dove hanno preso parte alla visita ad limina apostolorum e hanno avuto modo di esporre la loro apprensione anche a Papa Francesco, che ha visitato la loro nazione a novembre 2017.

 

Il vescovo Daw Tang è molto preoccupato: «Si registra una brusca escalation di ostilità tra l’esercito governativo e le milizie indipendentiste kachin», rileva a Vatican Insider. «Pochi giorni fa il Relatore speciale per i diritti umani in Myanmar ha affermato che i civili vengono uccisi in modo indiscriminato e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita», in un esodo lontano dai riflettori ma che tocca la vita di un intero popolo. Oltre 7mila persone già fuggite dalle loro case dall’inizio dell’offensiva avviata due medi fa dalle forze armate del Myanmar, che ha creato una crisi umanitaria simile a quella generata contro i musulmani Rohingya, nell’ovest del paese, rileva.

 

Il vescovo di Myitkyina spiega: «L’esercito ha ordinato già da un anno alla popolazione di lasciare le aree minerarie dove si estrae l’ambra, ma ora ha iniziato ad attaccare la regione al confine con la Cina. Molti villaggi sono stati attaccati e le persone sono fuggite. Numerosi civili i sono intrappolati nella giungla da almeno tre settimane, senza cibo e senza libertà di muoversi, perché sospettati di essere collaborazionisti dei combattenti».

 

Negli ultimi giorni «molti fedeli sono venuti nella parrocchia di Tanghpre. Al momento ci sono 243 famiglie assiepate nel territorio parrocchiale, per un totale di 1.200 persone. Altri 600 sfollati sono giunti a Palana, in un complesso della Chiesa battista ed altri gruppi hanno trovato riparo in altre chiese». La Caritas del Myanmar, sottolinea, ha rifornimenti di cibo per tre mesi, ma «occorre un nuova campagna di solidarietà».

 

Accanto a lui il cardinale Bo – che ha ufficialmente chiesto alla Santa Sede di organizzare una Conferenza internazionale di pace per affrontare la questione delle riconciliazione con le minoranze etniche in Mynamar  – ricorda di aver vissuto accanto ai Kachin per 22 anni e di aver «conosciuto il loro dolore e le loro lacrime». Per questo la Chiesa chiede al governo del Myanmar «uno sforzo di pace e giustizia da perseguire con sincerità», per costruire una «nazione arcobaleno con un sistema federale».

 

Il cardinale Bo invita le istituzioni internazionali «a compiere nuovi passi per avviare un tavolo delle trattative», mentre ai gruppi armati Kachin chiede di «esplorare nuovi percorsi di pace e partecipare a conferenze di pace», dato che «la guerra è sempre ingiusta». Inoltre, dato che la maggior parte dei Kachin sono cristiani (battisti, cattolici e di altre denominazioni), il porporato solleva un interrogativo: «Qual è la posizione dei leader religiosi in questa guerra?». «La nostra fede ci spinge a perseguire la pace con la giustizia» dice, auspicando «un ruolo attivo dei leader religiosi nel processo di pace». «La pace è il cuore di tutte le religioni. Tutti gli esseri umani sono

fratelli e sorelle», conclude.

 

Quello tra l’esercito birmano e i gruppi armati Kachin è uno dei conflitti civili a sfondo etnico che si registrano nel paese, composto, a livello sociale, dalla maggioranza bamar (birmani) e da 135 minoranze etnico linguistiche. La guerra civile tra il Kachin Independent Army (KIA) e le truppe governative dura dal 1965. Nel 2010 è stato negoziato un “cessate il fuoco”, violato nel 2015. La guerra ha costretto centinaia di migliaia di Kachin (tra i 7 principali gruppi etnici del Myanmar), a fuggire e trovare riparo nei campi profughi.

 

I vescovi birmani lo scorso anno denunciarono: «Oltre 150mila persone languono nei campi profughi, ridotte alla condizione di sfollati, in attesa di aiuti internazionali», deplorando «una guerra cronica che ha prodotto solo perdenti, cioè le persone innocenti abbandonate nei campi. Intanto le loro terre sono disseminate di ordigni, il traffico di esseri umani imperversa, la droga è una condanna a morte per i giovani Kachin, le risorse naturali come le miniere di giada sono saccheggiate. Questa è la causa principale del conflitto», osservarono.

 

Nell’area si nutrivano speranze di pace dopo la Conferenza sulla riconciliazione con le minoranze etniche, organizzata dal governo birmano a settembre 2016, ma quell’assise non ha avuto un reale impatto sulla realtà dei Kachin, mentre la presenza militare nello stato è rimasta invasiva. Nello stato Kachin, conosciuto come «terra dei gioielli» per il sottosuolo ricco di oro, giada e ambra, due sono le diocesi cattoliche (Myitkyina e Banmaw), con circa 70mila fedeli cattolici nel complesso.

Paolo Affatato – VaticanInsider

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