Chiesa

La voce dei Gesuiti per il creato anche a Cop23

Che la prima enciclica sociale dedicata alla cura della casa comune sia frutto di una riflessione che per Papa Bergoglio viene da lontano e affonda in gran parte le sue radici nel preciso impegno nei confronti dell’ambiente assunto dalla Compagnia di Gesù già nel corso della 33° Congregazione generale del 1983, non è proprio una novità. Che Papa Francesco abbia sviluppato il tema fino a renderlo uno fra quelli caratterizzanti il suo pontificato anche. Sono sempre più numerosi infatti gli interventi sui concetti della Laudato si’ (l’ultimo in ordine di tempo il messaggio al summit internazionale in Campidoglio su acqua e clima ).

 

E nel frattempo i confratelli gesuiti non stanno certo a guardare: è un lavoro a tutto campo quello da loro svolto in questi anni nei confronti della salvaguardia del creato, un lavoro portato avanti in prima persona in terra di missione – progetti mirati promozione della dignità umana e alla valorizzazione delle risorse locali, attività educativa e iniziative di risparmio energetico – e, in parallelo, un impegno di promozione alla custodia del creato nei Paesi industrializzati anche attraverso una robusta presenza nel campo della formazione (scuole e università), nel mondo dell’economia e delle professioni e, tutt’altro che indifferente, nel campo dei media.

 

Così non suscita sorpresa la notizia che i membri della task force di Ecojesuit, l’iniziativa di comunicazione ecologica online a cura del Centro Sociale Europeo Gesuita (Jesc) e della Conferenza dei Gesuiti Asia Pacifico (Jcap) e coordinata da padre Pedro Walpole, saranno presenti a Bonn a margine della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la cosiddetta Cop23, che si terrà nella cittadina già capitale della ex Germania Ovest dal 6 al 17 novembre sotto la presidenza di Frank Bainimarama, leader delle Isole Fiji (una scelta dal valore altamente simbolico che valorizza i Paesi già oggi più colpiti dalla situazione ambientale).

 

L’evento di una giornata è previsto per il 13 novembre presso l’Aloisiuskolleg, la scuola superiore gestita dai gesuiti a Bonn, con un ampio coinvolgimento di altre scuole dei gesuiti in Germania, la chiesa locale, alcune organizzazioni umanitarie, come Misereor e Cidse, e altri partner tedeschi. I temi trattati non possono essere che quelli chiave dell’enciclica di Papa Francesco: nello specifico il problema della sicurezza alimentare e dello sfruttamento delle risorse locali saranno discussi nell’ambito di una tavola rotonda cui parteciperanno anche delegati delle Nazioni Unite. In cantiere pure una fiera dedicata alla Laudato si’ e una mostra interattiva per coinvolgere i più giovani e un pubblico più ampio. L’evento promosso da Ecojesuit vede la collaborazione di Xavier Network, Jesuitenmission, Aloisuiskolleg e del Segretariato alla giustizia sociale e dell’ecologia e il patrocinio dei partner di Cop23, della presidenza fijiana, del Ministero federale per l’ambiente, la conservazione della natura, l’edilizia e la sicurezza nucleare e della città di Bonn.

 

Per illustrare l’evento giunge in questi giorni l’editoriale di Ecojesuit: «Le risposte ad un mondo in rapida evoluzione, le preoccupazioni per l’ambiente, la povertà e la violenza sono sfide globali: si avverte sempre di più la necessità di avviare nuovi processi per ampliare l’impegno dei gesuiti in quell’opera di trasformazione che Papa Francesco ha avviato con la Laudato si’». A tal fine la rete di Ecojesuit si propone un lavoro a tre livelli: la promozione della cooperazione globale attraverso il dialogo e la collaborazione della comunità scientifica e delle religioni, un sostegno alle azioni regionali in termini di collaborazione per incoraggiare i collegamenti tra le reti locali e le persone, la promozione delle iniziative locali attraverso la Rete per dar voce agli sforzi locali nella direzione della conversione ecologica e del miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

 

Nell’ottica della cura di «un mondo ferito» – espressione chiave di un documento del 1999 a firma dell’allora generale Peter-Hans Kolvenbach poi ripreso e attualizzato dieci anni dopo con la «Relazione sull’ecologia: ricomporre un mondo frantumato», pubblicata dalla Curia generalizia – a livello ambientale uno degli impegni prioritari è rappresentato dagli sforzi volti alla riduzione delle emissioni di gas serra in gran parte responsabili del cambiamento climatico. La progressiva, talvolta drastica, dismissione (intesa come uso o investimento di capitali) dei combustibili fossili, causa principale dell’aumento del carbonio atmosferico, è la risposta condivisa con altri ordini e congregazioni religiose insieme a diverse organizzazioni tra le quali Focsiv, a riprova del segnale di svolta rappresentato dall’enciclica all’interno della Chiesa cattolica.

 

Su oltre 700 organizzazioni che a livello mondiale hanno scelto di disinvestire i propri capitali dai combustibili fossili, uno su quattro è di matrice religiosa, tanto che per Andrea Gasperini, responsabile del gruppo di lavoro Aiaf (Associazione Italiana degli Analisti Finanziari) la vera novità di questi ultimi anni, all’interno del movimento «Fossil free» è proprio la presenza degli ordini religiosi tra i quali la Compagnia di Gesù in prima fila, seguita dai Francescani e da altre congregazioni (tutti membri del Movimento Cattolico Mondiale per il clima). Seconda solo ai gesuiti del Canada (che hanno anche messo a punto una sorta di esame di coscienza ecologico di matrice ignaziana dal titolo »Riconciliarsi con Dio, la creazione e l’umanità»), la Provincia italiana ha annunciato l’uscita dagli investimenti nei fossili entro i prossimi cinque anni.

 

Riguardo alla riduzione delle emissioni di gas serra, in gran parte responsabili del cambiamento climatico, degno di nota è il progetto «Flights for Forests» avviato dalla Conferenza dei gesuiti di Asia e Pacifico (Jcap). Tenuto conto dell’enorme impatto ambientale provocato quotidianamente dalle emissioni di diossido di carbonio da parte della navigazione aerea, la proposta è una sorta di «risarcimento» a quanti ne subiscono le maggiori conseguenze, i paesi in via di sviluppo: un contributo di 5 dollari a volo. Con il denaro raccolto vengono supportati programmi rivolti perlopiù ai giovani locali, come accade, per fare un esempio, nelle Filippine dove è in atto il ripristino forestale con specie autoctone ed è sorta una scuola per la gestione delle risorse naturali, la cura dei vivai e lo sviluppo delle politiche forestali.

 

È invece di questi giorni la svolta sostenibile all’interno del polo scolastico di Pulo Nangka (Puna Unit) a Jakarta Est, in Indonesia, con l’esempio virtuoso dell’uso del condizionatore d’aria (che viene spento dopo un’ora dall’accensione): in tal modo, spiegano i promotori, si educano i giovani a ridurre la tendenza a soddisfare a qualunque costo le comodità con il pensiero rivolto a chi, nei villaggi vicini, non ne è fornito (e le temperature di questo mese sono comprese fra i 33 e i 35°C). Del resto, scrivono i gesuiti, «la conversione ecologica è quanto mai necessaria per apportare un cambiamento durevole, innanzitutto attraverso l’introduzione di nuova mentalità e nuovi stili di vita». Come ribadiranno anche a Bonn.

Maria Teresa Pontara Pederiva – VaticanInsider

3 Novembre 2017 | 07:20
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