Papa e Vaticano

Francesco: pregare nelle difficoltà «ci fa sentire figli amati da Dio»

Gesù che prega il Padre mentre riceve il Battesimo da Giovanni, ci insegna che «la preghiera ›apre il cielo’, dà ossigeno alla vita, respiro anche in mezzo agli affanni» e soprattutto «ci fa sentire figli amati dal Padre». Per non restare schiacciati, eleviamo tutto verso l’alto e lasciamo «agire Dio in noi». Papa Francesco, prima della preghiera dell’Angelus, dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico che dà su Piazza San Pietro, rilegge così per noi la scena con cui inizia la vita pubblica di Gesù, descritta nel Vangelo di Luca protagonista della liturgia di questa festa del Battesimo del Signore.

In fila con i peccatori, Gesù scende verso di noi

«Dopo circa trent’anni vissuti nel nascondimento» sottolinea il Papa, «Lui che è il Figlio di Dio e il Messia, va sulle rive del fiume Giordano e si fa battezzare da Giovanni Battista». Non si presenta «con qualche miracolo o salendo in cattedra per insegnare», ma «si mette in fila con il popolo» per ricevere il Battesimo. «Con l’anima e i piedi nudi, umilmente», chiarisce, come recita «l’inno liturgico di oggi».

E Gesù condivide la sorte di noi peccatori, scende verso di noi: discende nel fiume come nella storia ferita dell’umanità, si immerge nelle nostre acque per risanarle e si immerge con noi, in mezzo a noi. Non sale al di sopra di noi, ma scende verso di noi con l’anima nuda, con i piedi nudi, come il popolo.

Il Figlio di Dio prega come noi il Padre

Francesco invita a riflettere che mentre riceve il Battesimo Gesù, dice il Vangelo, «stava in preghiera». «Ci fa bene contemplare questo – commenta – Gesù prega. Ma come? Lui, che è il Signore, il Figlio di Dio, prega come noi?». Sì, risponde il Pontefice, ricordando che Gesù, come riportano gli evangelisti, «passa molto tempo in preghiera: all’inizio di ogni giorno, spesso di notte, prima di prendere decisioni importanti…»

La sua preghiera è un dialogo, una relazione con il Padre. Così, nel Vangelo di oggi possiamo vedere i «due movimenti» della vita di Gesù: da una parte scende verso di noi, nelle acque del Giordano; dall’altra eleva lo sguardo e il cuore pregando il Padre.

Per non restare schiacciati, lasciamo agire Dio in noi

Questo, prosegue Papa Francesco, «è un grande insegnamento per noi: tutti siamo immersi nei problemi della vita», spesso, «chiamati ad affrontare momenti e scelte difficili che ci tirano in basso». Ma, chiarisce, «se non vogliamo restare schiacciati, abbiamo bisogno di elevare tutto verso l’alto».

E questo lo fa proprio la preghiera, che non è una via di fuga, non è un rito magico o una ripetizione di cantilene imparate a memoria. Pregare è il modo per lasciare agire Dio in noi, per cogliere quello che Lui vuole comunicarci anche nelle situazioni più difficili, per avere la forza di andare avanti. Tanta gente che sente che non ce la fa e prega: «Signore, dammi la forza di andare avanti». Anche noi, tante volte lo abbiamo fatto. La preghiera ci aiuta perché ci unisce a Dio, ci apre all’incontro con Lui. Sì, la preghiera è la chiave che apre il cuore al Signore.

Pregare è dialogare con Dio e anche sfogarsi con Lui

Preghiera, prosegue il Papa, «è dialogare con Dio, è ascoltare la sua Parola, è adorare: stare in silenzio affidandogli ciò che viviamo». E a volte «è anche gridare a Lui come Giobbe, sfogarsi con Lui». «Lui è padre – ribadisce – Lui ci capisce bene. Lui mai si arrabbia con noi».

La preghiera – per usare una bella immagine del Vangelo di oggi – «apre il cielo»: dà ossigeno alla vita, respiro anche in mezzo agli affanni e fa vedere le cose in modo più ampio. Soprattutto, ci permette di fare la stessa esperienza di Gesù al Giordano: ci fa sentire figli amati dal Padre.

Com’è oggi la mia preghiera?

Anche a noi, infatti, ricorda Francesco, «quando preghiamo, il Padre dice, come a Gesù nel Vangelo: ›Tu sei mio figlio, l’amato’». E’ stato il Battesimo, ribadisce «che ci ha immersi in Cristo e, membri del popolo di Dio, ci ha fatto diventare figli amati del Padre». «Non dimentichiamo la data del nostro Battesimo! – è l’appello rinnovato del Pontefice – Se io domandassi adesso a ognuno di voi: qual è la data del tuo Battesimo? Forse alcuni non lo ricordano. Questa è una cosa bella: ricordare la data del Battesimo, perché è la nostra rinascita, il momento nel quale siamo stati figli di Dio con Gesù! E quando tornerete a casa – se non lo sapete – domandate alla mamma, alla zia, alla nonna o ai nonni: ‘Ma quando sono stato battezzato o battezzata?’, e imparare quella festa per festeggiarla, per ringraziare il Signore».   

E oggi chiediamoci: come va la mia preghiera? Prego per abitudine, controvoglia, solo recitando delle formule? O la mia preghiera è l’incontro con Dio? Io peccatore, sempre nel popolo di Dio, mai isolato? Coltivo l’intimità con Dio, dialogo con Lui, ascolto la sua Parola? Tra tante cose che facciamo, non trascuriamo la preghiera: dedichiamole tempo, usiamo brevi invocazioni da ripetere spesso, leggiamo il Vangelo ogni giorno.

Battesimi in Sistina e benedizione per i neonati battezzati 

Infine Papa Francesco invita a rivolgersi nella preghiera alla Madonna, «Vergine orante, che ha fatto della sua vita un canto di lode a Dio». Dopo la preghiera dell’Angelus, il Papa ricorda che poche ore prima, come è consuetudine nella Domenica del Battesimo del Signore, ha battezzato alcuni bambini, figli di dipendenti vaticani. Ed estende la sua preghiera e la sua benedizione «a tutti i neonati che hanno ricevuto o riceveranno il Battesimo in questo periodo. Il Signore li benedica e la Madonna li protegga». Quindi ribadisce l’invito a tutti ad imparare «la data del vostro Battesimo. Quando sono stata battezzata? Quando sono stato battezzato? Questo non dovete dimenticarlo e ricordare quel giorno come un giorno di festa».

(Vatican News)

| © Vatican Media
9 Gennaio 2022 | 18:00
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